Ogni pietra possiede un’energia propria che diffonde nell’ambiente attraverso le sue vibrazioni, in un raggio di circa 1,5 mt, interscambiandole con quelle che riceve dall’esterno. Allo stesso modo, quando noi indossiamo una pietra stiamo ottenendo la sua energia curatrice ed in cambio le stiamo dando la nostra energia, ogni giorno carica di tensioni o squilibri.

I cristalli, quindi, sono come una spugna che assorbe le energie vibrazionali, donando in cambio le proprie. 

Detto questo risulta molto facile comprendere come mai sia fondamentale ripulire le nostre pietre: va da sè che una pietra satura di tutte le energie non sarà in grado di poterci donare i suoi preziosi effetti benefici. 

Come fare, quindi, a mantenere i nostri cristalli puliti e con un’alta carica energetica?

Sole

Esporre le nostre pietre al sole può essere un modo semplice ed efficace per purificarle e ricaricarle, grazie all’alta carica energetica che possiedono i raggi solari. E’ consigliabile esporre le pietre al primo sole mattutino e all’ultimo della sera, per evitare che i raggi più potenti delle ore centrali rovinino le pietre, ad esempio l’ametista tende a sbiadire se esposta alla luce diretta del sole per lungo tempo. Un’alternativa potrebbe essere quella di coprire le pietre con un sottile panno bianco di fibre naturali, in grado di filtrare un poco la potenza dei raggi.

Vi sono alcuni cristalli che più amano di altri l’energia solare, come ad esempio il granato rosso, il cristallo ialino e quello citrino. 

Luna

Anche esporre le nostre pietre ai raggi della luna può essere un valido metodo per la loro purificazione, soprattutto per quei cristalli che hanno un effetto rinfrescante come l’ametista, la malachite e l’adularia. 

Preferibili i giorni di luna piena, durante i quali l’energia è più potente.

Acqua corrente

Lasciare le pietre in acqua corrente rappresenta uno dei metodi più antichi e migliori per purificarle. Ancor meglio se abbiamo la possibilità di recarci in natura, in un fiume in montagna, un lago poco turistico, una fonte spontanea, per donare i nostri cristalli all’effetto di Madre Natura. Basterà un sacchettino in cui lasciarle e trovare un luogo sicuro, la natura farà il resto donando alle pietre una carica frizzante e pura.

Acque terapeutiche

Esistono delle acque dai poteri curativi, dati dai luoghi in cui provengono o dalla carica che le è stata data, con le quali possiamo pulire i nostri cristalli anche con poche gocce. 

Acqua e sale

Immergere le pietre in acqua e sale grosso non raffinato è un altro metodo largamente diffuso, in quanto il sale è in grado di assorbire le tossine. Occorre però prudenza, perché alcune pietre non tollerano il sale! Possono essere considerati amici del sale i quarzi, mentre il sale non va assolutamente d’accordo con opale, malachite, calcite, calcedonio, cianite, ematite, azzurrite, crisocolla, pirite, ecc.. 

Per ovviare questo inconveniente si può immettere la pietra in un contenitore di vetro che a sua volta possiamo immergere nel contenitore col sale: in questo modo possiamo proteggere il cristallo dal contatto diretto con l’effetto del sale. 

Fumigazione

Passare i nostri cristalli sopra il fumo di un incenso, uno smudge, del palo santo o della salvia bianca è un metodo efficace e valido per ogni tipo di pietra. Lascio a voi lo stupore nel vedere come il vostro cristallo cambierà di colore in breve tempo! 

Consiglio: cercate che sia semplicemente il fumo a entrare in contatto con la pietra, ma non il fuoco, in quanto esso ha un effetto disgregante.

Campana Tibetana

Anche le vibrazioni di una campana tibetana possono andar bene per qualsiasi tipo di pietra. Basta appoggiarla al suo interno e suonare la campana, per poi lasciare alle vibrazioni il resto del lavoro. Se si vogliono mettere più pietre insieme, magari appoggiarle su un piccolo panno può evitare che si rovinino picchiandosi una contro l’altra.

Radici di un albero

Nuovamente il potere di Madre Natura ci viene incontro per riequilibrare il potere delle nostre pietre. Se abbiamo un albero che particolarmente amiamo, possiamo donargli i nostri cristalli per lasciare che a contatto con la natura ritrovino il loro equilibrio. E’ sconsigliato seppellirle, in quanto gli acidi del terreno possono intaccare la struttura mineraria della pietra. 

Drusa

Un metodo efficace, sicuro e comodo è, infine, quello di appoggiare il nostro cristallo su una drusa di ametista. Questo tipo di drusa emette una forte corrente energetica, grazie alla presenza di ferro e quarzo che vanno a cancellare tutte le informazioni che contiene la pietra con la quale entra in contatto. 

Oltre ai più diffusi, pulire e ricaricare i nostri cristalli può essere fatto tramite metodi a noi conosciuti che vadano a riequilibrare le energie, come ad esempio il Reiki, i fiori di Bach o qualsiasi altra terapia vibrazionale che sappiamo condurre.

E’ importante che quando ci impegniamo nella pulizia dei nostri cristalli ci poniamo in totale servizio, liberando la nostra mente da pensieri ed energie che possano influire sulle nostre energie e, di conseguenza, nel processo di pulizia.

Ritagliamoci, quindi, un momento tutto nostro, senza fretta, nel quale poterci donare ai nostri cristalli con rispetto, in un rituale che sicuramente non farà bene solo alle nostre pietre, ma anche a noi stessi!

Una volta pulite è consigliabile tenere le nostre pietre in un ambiente protetto in una ciotola o scatolina di legno, vetro o ceramica, evitando di scegliere un contenitore metallico. Se ne abbiamo la possibilità, una meravigliosa drusa potrà essere l’appoggio ideale per le nostre meravigliose pietre.

 

Silvia Lorenzini – detta Sisa. Laureata in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica, insegnante yoga e incurabile appassionata di tutto ciò che mi fa vibrare il corazón!
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C’è un momento caratteristico del mese, un frangente a noi tutte conosciuto, al quale non viene dato un nome ed è quella piccola finestra temporale in cui attendiamo l’arrivo delle mestruazioni.

La fase pre-mestruale

Se siamo, anche solo di poco, allineate con la nostra ciclicità mensile, sappiamo riconoscere la così temuta e demonizzata: fase pre-mestruale. La particolarità della fase pre-mestruale è data da tantissimi aspetti. Primo fra tutti il fatto che è la fase più lunga di tutto il ciclo mestruale con una durata di ben undici giorni rispetto alla cugina fase pre-ovulatoria che ha una durata di circa sette/otto giorni.                                             

Abbiamo già parlato della differenza che caratterizza questi due periodi. Il primo appartiene (insieme alle mestruazioni) alla fase di ombra e il secondo (insieme all’ovulazione) alla fase di luce, cioè a due momenti in cui la direzione della nostra energia cambia dall’interno all’esterno.

Durante questa lunga fase pre-mestruale, di cui vedremo in futuro il significato simbolico che porta con sé, c’è un momento appena prima delle mestruazioni che si differenzia da tutte le restanti giornate trascorse in precedenza. Questo piccolo spicchio di luna riguarda circa i due/tre giorni antecedenti l’arrivo delle mestruazioni.

Rallentate dal progesterone che entra sempre più prepotente nel nostro corpo e sull’onda crescente del raccoglimento interiore, in quei giorni appena prima del sangue entrano in gioco anche altri due ormoni: l’adrenalina e il cortisolo. Questi sono i protagonisti del nostro asse dello stress, sistema che lavora quotidianamente attivandosi e disattivandosi e che agisce con prontezza durante gli eventi stressogeni acuti della vita a cui dobbiamo rispondere per la nostra sopravvivenza.

Il  nostro atteggiamento, quindi, cambia sia nei confronti di noi stesse che nei confronti del mondo esterno. È tutto normale, sono i nostri ormoni che parlano, non noi!

Iniziamo ad essere più irritabili e più stanche, tutto sembra difficoltoso e fastidioso (anche i vestiti) e l’unica cosa che vorremmo fare è poter stare in casa, rinchiuse nel nostro nido senza vedere nessuno e sfogare quel caos interno che avvertiamo. Alcune raccontano di essere arrabbiate, agitate, sentendo un qualcosa dentro che scalcia e si dimena, un qualcosa che non le lascia tranquille, ma che allo stesso tempo impone riposo o almeno un rallentamento dei ritmi abituali. Questa dicotomia tra la necessità assoluta di riposo e la sensazione di un qualcosa che dentro di noi non vuole stare fermo è ciò che più ci mette in difficoltà. 

Capita spesso che la fase pre-mestruale e quella mestruale non vengano sostenute dalla nostra accettazione e dall’assecondare le richieste corporee di fermo. Come conseguenza, le sensazioni che esperiamo durante questi due momenti, quali per esempio la stanchezza fisica e lo stato emotivo di chiusura nei confronti degli altri si possono protrarre durante tutto il mese oppure si possono trasformare in sintomi veri e propri durante la mestruazione successiva, favorendo così una continua attivazione dell’asse dello stress che non è più fisiologica. La continua sollecitazione dell’asse porta ad una minore capacità responsiva agli agenti esterni patogeni da parte del nostro sistema immunitario e, quindi, siamo più soggette a malattie.

Per le donne che hanno già sperimentato la magia della gravidanza e del parto, sanno che anche in quel periodo la ciclicità non le abbandona. Ad esempio, c’è una grossa similitudine tra i giorni che precedono la mestruazione e la fase prodromica del parto. Sono entrambe fasi in cui ci stiamo preparando a lasciare andare qualcosa, ad abbandonare un qualcosa di nostro, di intimo, di profondo: il sangue in un caso ed una nuova anima nell’altro. Questo lasciare andare, che corrisponde con il rilassamento delle pareti uterine, non può che essere preceduto da una fase di tensione dell’organo stesso, che si amplifica in tutto il corpo. La grossa analogia tra questi due momenti di vita di noi donne sta anche nel fatto che spesso il comportamento è molto simile nonostante si stiano vivendo situazioni apparentemente differenti. È comune, sentire donne cicliche e puerpere, che rispettivamente il giorno prima della mestruazione e del parto si siano messe ad ordinare freneticamente la casa o a pulirla. Come se entrambe si stessero preparando all’arrivo di un qualcosa, come se la loro intelligenza corporea stesse suggerendo che avverrà un cambiamento.

E provate ora a pensare a come vi sentite appena la marea mestruale arriva… Nel corpo lo avvertiamo subito. Come se un peso se ne fosse andato, finalmente possiamo lasciare andare quell’immenso sospiro che trattenevamo nei giorni antecedenti. Il nostro respiro sospeso può fluire insieme al nostro sangue.

Quindi, se i giorni prima delle mestruazioni sembrate delle pazze ossessive compulsive o vi sentite elettriche non preoccupatevi! Anzi, sappiate che nello stesso momento sicuramente anche altre donne stanno vivendo le vostre stesse sensazioni. E se riuscite a ricordavi questo o se avete amiche con cui condividere la vostra personale esperienza ciclica vi potrete sentire meno alienate e meno incomprese.

Quello che consiglio, come per ogni fase, è proprio quella di assecondarla. Lasciatevi cullare da ciò che vi accade. Accogliete questo momento di preparazione all’arrivo del sangue, soprattutto se il vostro stato emotivo in questa fase è un po’ ribelle ed incontrollato, tanto da trovare sfogo o sul partner o su chi ci sta accanto. Trovate un qualcosa che sia per voi liberatorio.  Un qualcosa senza un fine preciso, che vi faccia liberare di un po’ della frenesia che sentite in quei giorni. Oppure createvi uno spazio, un luogo, ad esempio in natura, che sia la vostra isola di riconnessione. Accompagnate il vostro corpo nella scoperta di quello che vi fa stare bene. Solo voi e lui potete saperlo e non c’è niente di più magnifico che riuscire ad essere in sintonia, danzando e fluendo con lui nell’alternarsi delle nostre stagioni mestruali.

 

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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“Quando viaggi verso un luogo lontano, lungo la strada superi molte pietre miliari. Anche se esse non fossero là, tu raggiungeresti ugualmente la tua destinazione. Ma le pietre miliari ti danno una conferma e ti mostrano che stai andando nella direzione giusta. Quando fai japa le perle sono le pietre miliari e la mala è la strada. Strada e pietre sono essenziali per assicurare che tu raggiunga la tua destinazione psichica. Le perle mantengono attiva la consapevolezza e mantengono il sistema psichico sotto controllo.”  

Swami Sivananda Saraswati

 

Il Japamala è una ghirlanda composta da 108 pietre o grani, chiusa da un grano più grande, detto Meru o Sumeru. Il loro nome deriva dal sanscrito, ove Japa significa ‘’mormorare’’ e Mala “ghirlanda”: ‘’la ghirlanda usata per sussurrare preghiere’’.

La loro origine è antichissima, tanto che i Japamala sono presenti nelle religioni buddista ed indù che risalgono a circa 6000 anni di storia, mentre la recitazione del mantra arriva sin dalla tradizione vedica precedente a Buddha. 

Anche la parola mantra deriva dal sanscrito e si compone di man, che significa “mente, pensiero, atto del pensare, intelletto, respiro, anima vivente” e la sillaba tra, che significa “che libera, che compie, che agisce, che protegge”. Il mantra rappresenta quindi una formula che libera la mente, uno strumento che libera il pensiero.

A livello pratico i mantra sono rappresentati da una serie di parole che pronunciate ripetutamente, correttamente e con la giusta intenzione mentale, hanno il potere di donare un beneficio alla nostra mente ed alla nostra vita.

A livello pratico il parallelismo con la cultura cristiana è presto fatto: la recitazione del rosario. In uno studio pubblicato il 22 Dicembre 2001 sul British Medical Journal (condotto da Luciano Bernardi, professore associato di medicina interna dell’Università di Pavia, i colleghi del John Radcliffe Hospital di Oxford e dell’Ospedale di Santa Maria Nuova di Firenze) è stato dimostrato che gli effetti della recitazione dei mantra durante la meditazione e dell’Ave Maria durante il rosario si equiparano: si riduce e si regolarizza il ritmo del respiro fino a sei cicli al minuto, inducendo un effetto benefico anche sulla frequenza cardiaca. Addirittura gli scienziati coinvolti in questo studio ipotizzano che la nascita e l’utilizzo dei mantra e delle preghiere non abbia avuto solo uno scopo spirituale, bensì siano stati introdotti nella quotidianità come validi esercizi per rallentare la respirazione, aumentare la concentrazione, sincronizzare i ritmi dell’organismo e indurre uno stato di calma e di benessere generale.

Secondo la tradizione il Japamala si indossa al collo e/o al polso sinistro. Nella meditazione si usa nella mano destra passando i grani tra il pollice e il dito medio mentre si recita o sussurra il mantra prescelto per la propria meditazione. Non si dovrebbe utilizzare il dito indice, simbolo dell’ego, né il mignolo, simbolo di inerzia e pigrizia.

Con la mano destra si muove il Japamala in senso orario e quando si raggiunge il Meru se si vuole continuare a recitare si parte nuovamente con l’ultima pietra, la 108, e si torna indietro in senso antiorario.Il Meru non andrebbe mai oltrepassato e quando sgranando lo raggiungiamo, la mente è invitata a ritornare alla sua piena presenza ed alla completa consapevolezza. Ad ogni singola ripetizione l’azione delle dita che scorrono i grani aiuta a non perdersi nell’inconsapevolezza, nell’automatismo, ed il Japamala diviene così uno strumento prezioso per la mente.

Il significato del numero 108

Non è un caso che i Japamala siano composti da 108 perle, tanto che tale numero è considerato sacro in svariate religioni, tra cui l’Induismo, il Buddhismo, il Sikhismo ed il Giainismo.

Se analizziamo il numero 108 a livello simbolico, scomponendo le cifre scopriamo che l’1, detto bindu, è il punto dal quale inizia la creazione e si sviluppa la molteplicità; lo 0, ossia sunyata, è il vuoto, la vacuità quello stato da raggiungere se ci si vuole liberare dal Samsara (ciclo perenne del divenire); mentre l’ 8, ananta, è l’infinito, il senza fine.

Ma non solo, il numero 108 compare nelle varie tradizioni innumerevoli volte:

  • Secondo i Veda, quando l’universo fu creato, il Creatore stabilì 108 divinità per gestirlo. In seguito, nella mitologia, gli dei e le dee avevano tutti 108 nomi. Ripetere questi nomi, mentre si sgranano i 108 grani del rosario, è un rito cerimoniale sacro (namajapa);
  • Il Rig-Veda ha 10.800 versetti.
  • Nello Śrīmad Bhāgavatam, Krishna è descritto mentre balla con 108 Gopi (pastorelle) nella città di Vrindavana, per poi sposare 16.108 mogli nella città di Dvaraka.
  • Nello Śivaismo, Shiva Nataraja è raffigurato mentre esegue la sua danza cosmica in 108 karana (pose).
  • È il numero dei peccati nel Buddhismo tibetano e di bugie che gli uomini possono dire.
  • I libri sacri tibetani del Khagiur sono 108 volumi.
  • È il numero delle stelle considerate sacre nell’astrologia cinese: 36 stelle benefiche e 72 stelle malefiche, il bene e il male in diverse forme.
  • In Giappone, alla fine dell’anno, una campana è suonata 108 volte per salutare il nuovo anno. Ciascun rintocco rappresenta una delle 108 tentazioni materiali cui una persona deve resistere per raggiungere il Nirvana, allo stesso modo del Buddha.
  • È il numero dell’al-Kawthar, il più corto tra i Sura del Corano.
  • Ci sono 108 linee di energia, o nadi, che convergono a formare che formano il chakra del cuore.
  • 108 è un numero “Harshad”, significa che è un numero divisibile per le sue cifre. Harshad significa “grande gioia” in sanscrito.
  • Il diametro del Sole è 108 volte il diametro della Terra.
  • La distanza tra il Sole e la Terra è 108 volte il diametro del Sole.
  • La distanza media della Luna dalla Terra è 108 volte il diametro della Luna.
  • In astrologia, l’argento metallico si dice che rappresenti la luna. Il peso atomico dell’argento è 108.
  • Il numero 108 simboleggia l’unione di Siva e Shakti: la Creazione del Mondo.

Come se non bastasse lo ritroviamo anche nella mitologia greca, dove erano 108 i pretendenti di Penelope mentre attendeva il ritorno di Ulisse, nell’Odissea di Omero. 

Benché l’elenco sia lungo, e potrebbe proseguire, qual’è il senso pratico di ripetere un mantra 108 volte? Portare nella nostra pratica il numero 108 aiuta a riconnetterci con la natura ed il cosmo, riequilibrando le energie e lasciando entrare un senso di pace, armonia e serenità dato dalla potenza delle ritualità che hanno radici antichissime. 

I materiali

Possiamo trovare in vendita i Japamala realizzati nei più svariati materiali. Tra i più frequenti troviamo semi, osso, legno e pietre dure. 

Quest’ultime ricoprono per me un posto d’onore, in quanto unire la potenza meditativa del Japamala alle vibrazioni dei cristalli fa si che possiamo beneficiare di due effetti in uno: non solo avremo a nostro favore il risultato della meditazione, ma anche quando non staremo meditando le pietre proseguiranno il loro lavoro, lasciando che le loro vibrazioni si equilibrino alle nostre. 

Indossando Japamala realizzati con le pietre potremo andare ad intensificare la potenza del messaggio che andiamo a ricercare con la nostra meditazione. 

Le pietre hanno un potente effetto curativo, in grado di arrivare nel profondo di noi stessi e lavorare sulle nostre vibrazioni sottili. Ancor di più, quando noi utilizziamo queste pietre durante la meditazione le stiamo caricando di energia, di intenzioni e di buoni intenti: questo renderà il nostro Japamala un oggetto di grande valore, oltre ad essere il nostro fedele compagno lungo la strada del benessere. 

Come scegliere il proprio Japamala

Consiglio sempre che sia l’istinto a guidarci nella scelta del nostro Japamala: diventando un vero e proprio oggetto di cura, è necessario lasciare esprimere i nostri bisogni più profondi, guardarci dentro, e permettere a quelle parti più deboli di essere rafforzate dalle vibrazioni dei cristalli. Proprio per questo è giusto ricordare che potrà essere che in momenti differenti delle nostra vita, risuonino di più alcune pietre rispetto ad altre o, addirittura, che in certi momenti sarà meglio non indossare alcune pietre.

Ad esempio, se sto attraversando un periodo di forte emotività e apertura, indossare una pietra che rafforza il mio chakra del cuore e l’espressione dei sentimenti potrebbe creare uno squilibrio verso un’eccessiva emotività. Al contrario potrò decidere come andare ad utilizzare questa emotività: esprimendola correttamente con l’aiuto di pietre che stimolano la comunicazione, incanalandola verso attività spirituali, oppure lasciando che questa emozioni mi aiutino a far pace con le mie radici, e così via… starà a noi sintonizzarci con le energie del qui ed ora e comprendere cosa realmente possa esserci d’aiuto.

Allo stesso modo tenderemo a non utilizzare sempre lo stesso mantra, ma lasciare che le esigenze della vita, e del momento specifico, ci indirizzino verso quello più indicato allo scopo che desideriamo raggiungere. 

Come iniziare: crea il tuo rituale!

Prenditi qualche giorno per ascoltarti durante la quotidianità: osserva le emozioni che prevalgono, i pensieri che ricorrono, le difficoltà che ti mettono particolarmente in crisi.

Una volta che sarai riuscito ad osservarti sinceramente, senza giudizio, verrà semplice comprendere quale aspetto ha più bisogno del tuo aiuto in questo momento.

Lasciati guidare dall’istinto, oppure chiedi quale sia la pietra più indicata per il lavoro che desideri fare, ed acquista il tuo personale Japamala. Ricordati di pulirlo e purificarlo prima di indossarlo, ripetendo la pulizia ogni tanto, e a questo punto sei pronto per iniziare il tuo rituale meditativo!

Come?

  1. Mi creo uno spazio accogliente, il più comodo possibile. Mi aiuto con tutto ciò che più amo, come cuscini, coperta, tisana, profumi. Rifletto su cosa amo avere intorno e me lo concedo.
  2. Riconosco il mio valore, accetto finalmente l’idea di essere importante e mi concedo del sano egoismo. Mi ricordo che se non sono in grado di voler bene a me stesso, non potrò mai voler bene del tutto agli altri.
  3. Sapendomi veramente importante, mi concedo ogni giorno almeno 5 minuti che siano esclusivamente per me. Se mi facilita scelgo lo stesso orario, oppure metto un promemoria, sapendo che entro fine giornata dovrò compiere la mia coccola.
  4. Smetto di ascoltare le scuse, i sensi di colpa, l’idea che gli altri debbano venire sempre prima di me
  5. Provo a segnarmi tutte le cose positive che sento e che si verificano intorno a me da quando inizi il mio rituale. Mi servirà rileggerle quando la motivazione verrà a meno.
  6. Smetto di essere severo con me stesso, non mi giudico e non pretendo troppo. La routine verrà da sé poco per volta, anche se sgarri non succede nulla di male e accetto il tempo che ci vuole. All’inizio la meditazione potrà durare anche solo un istante, per poi dilatarsi nel tempo senza alcuna fretta.
  7. Rifletto su quale sia lo scopo del mio rituale, focalizzandomi su qualcosa che sia veramente speciale. Senza la giusta motivazione nulla ha senso d’esistere!

 

Silvia Lorenzini – detta Sisa. Laureata in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica, insegnante yoga e incurabile appassionata di tutto ciò che mi fa vibrare il corazón!
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La regolarità del ciclo mestruale è il segno manifesto della salute della donna, così come dovrebbe essere il cardine terapeutico di ogni problema ginecologico. Le maree mestruali, o anche dette acque lunari per il legame della ciclicità femminile con quella della luna, sono la manifestazione esteriore di ciò che avviene all’interno del corpo della donna.

Le maree ormonali

Quando iniziamo ad avventurarci per conoscere la nostra ciclicità, la prima cosa da sapere è che noi donne per tutto l’arco del mese a partire dal menarca (la prima mestruazione) siamo soggette all’azione e alla variazione di ormoni gonadotropi, ossia messaggeri chimici prodotti dal cervello che portano informazioni di azione alle nostre cellule delle ovaie, che a loro volta producono altri messaggeri, i quali ri-informano i centri superiori del cervello, con un sistema di feedback continuo.

Immaginate un’onda del mare che da piccina arriva al suo picco massimo per poi ritornare ad un livello minimo. Così funzionano anche i nostri ormoni a picchi di crescita e decrescita e ad ogni ormone secreto corrisponde una fase specifica del nostro ciclo ovarico.

C’è una cosa da specificare: gli ormoni non sono solo messaggeri chimici che stimolano la crescita del follicolo ovarico o che modificano la mucosa uterina. La magia del nostro corpo fa sì che ognuno di loro porti con sé uno stato psico-emotivo-comportamentale differente a seconda dell’informazione che sta trasportando. Questo risuona dentro di noi, nel nostro corpo ed in particolare nel nostro utero, determinando il suo stato tissutale che a sua volta influenza il nostro stato mentale.

Ogni mese, quindi, ci troviamo a rivivere le stesse fasi ormonali con colori e caratteristiche che variano a seconda della fase stessa e dell’ormone secreto.

Ponendo attenzione e ascolto alla nostra ciclicità mensile risulterà semplice, dopo un po’ di allenamento, riconoscere questi colori che ritornano. Impareremo a familiarizzare con loro e ad assecondarli, nonostante le resistenze esterne che potremo incontrare, perché sapremo che il rispetto per la nostra natura è una prerogativa non patteggiabile. 

Per iniziare a capire come questa comunicazione tra cervello-ovaie-utero non sia solo chimica, ma anche emozionale, si può partire iniziando a rendersi conto di come nell’arco del mese si manifesti una dualità. Una delle cose più difficoltose con cui noi donne dovremmo iniziare a fare pace è proprio l’alternanza tra la fase pre-ovulatoria ed ovulatoria, detta anche fase di luce e la fase pre-mestruale e mestruale, o fase di ombra. Dico fare pace, perché se la prima fase risulta ben accettata sia da noi che dalla società, la seconda, invece, ancora oggi viene tenuta nascosta se possibile.

Avete presente quel cliché dell’uomo che intimorito guarda la donna e le dice: “Ma sono quei giorni?”

Ebbene, basta con questi stereotipi in cui durante la fase pre-mestruale e mestruale siamo delle pazze isteriche ed è impossibile starci accanto. È vero ci trasformiamo e cambiamo nella nostra fase ombra, ma non facciamo altro che rispecchiare una necessità corporea di quel momento.

Dopo la fase mestruale, che segna l’inizio del nuovo ciclo, segue la seconda chiamata pre-ovulatoria dove la nostra energia fisica e mentale è al massimo perché corrisponde ad una secrezione di estrogeni e testosterone. È la fase del fare, dell’agire, del creare. La nostra energia fisica e mentale è a mille. Ci sentiamo leggere e rinate, giovani e fresche, aperte e disponibili, gioiose e sociali. Tutto questo grazie agli estrogeni che sono gli ormoni dell’apertura e al testosterone, che essendo un ormone secreto solo in questa fase per noi donne ed avendo una natura maschile, ci porta ad avere un comportamento di tipo yang, appunto con un’energia molto alta.  Questa fase culmina in quella ovulatoria, che rappresenta la massima espressione dell’energia creativa iniziata durante la fase follicolare o pre-ovulatoria. Questi due momenti, pre-ovulatorio e ovulatorio, caratterizzano la fase di luce del nostro ciclo mestruale, dove il nostro utero è disponibile ed è aperto verso il mondo esterno.

Terminata l’ovulazione, la secrezione ormonale cambia ed entra in gioco un ormone, il progesterone, che ci impone di rallentare e di riposare, perché in questo momento le nostre ovaie che hanno dato il tutto e per tutto nella fase creativa hanno bisogno di ricaricarsi. È la fase ombra, in cui tutta l’energia che era diretta verso l’esterno, si ritira dentro di noi. Qui abbiamo l’obbligo di rispettare questo bisogno biologico di riposo, la nostra fase yin di chiusura rigenerativa. Iniziamo a sentire che abbiamo bisogno di raccoglierci in noi stesse, che non abbiamo più voglia di stare in mezzo alla gente, anzi ricerchiamo il contatto con la natura per prendere energia da lei. La nostra testa inizia a viaggiare in altri mondi, la concentrazione cala e la nostra attenzione si sposta su altro. Se nelle due fasi precedenti tutto ci sembrava perfetto e ci andava bene, qui iniziamo a mettere in dubbio ogni aspetto di noi e della nostra vita. La fase pre-mestruale, che è la più lunga di tutte le nostre quattro fasi, termina con le mestruazioni. E ancora, con l’arrivo del sangue non abbiamo voglia di buttarci là fuori, ma abbiamo bisogno di stare sempre più dentro di noi e con noi.

Perché mai la Natura avrebbe voluto che la nostra fase di ombra, quella che noi donne riusciamo meno ad accettare, sia la più lunga?

Proviamo a prendere spunto dalla Natura stessa per capire… Pensate se vivessimo sempre d’estate, la stagione dove tutta l’energia è al massimo, tutto è al massimo del suo splendore, tutto è all’apice delle proprie forze, il fuoco è l’elemento che domina. Quali sarebbero le conseguenze se a questa non succedessero l’autunno e poi l’inverno? La terra inaridirebbe, si seccherebbe e morirebbe perché non avrebbe più il tempo di rigenerarsi e di ritrasformarsi.

Così avviene anche per noi donne in modo uguale.

È chiaro, come l’accettazione della nostra fase ombra, di ritiro, di chiusura, di raccoglimento, sia ad oggi quasi inattuabile nella quotidianità in cui viviamo o difficile da rispettare per i ritmi che la società economica ci impone.

Dobbiamo essere sempre al massimo, sempre produttive, sempre efficaci, senza fermarci, senza respirare, senza rilasciare, sempre in tensione, sospese, sulla cresta dell’onda. Già scrivendo queste frasi il mio sistema ortosimpatico si è attivato alle stelle mettendomi in uno stato di allerta, stress e ansia. Ed è proprio di questo che stiamo parlando, non possiamo pensare di vivere in una situazione di stress perenne, con un’attivazione del nostro sistema di attacco e fuga, adrenalina- cortisolo in continua sollecitazione. Questo ci porta ad ammalarci.

Il non rispetto della nostra fase ombra di recupero porta all’insorgenza di tutte quelle problematiche di squilibrio del ciclo mestruale che sfociano poi in alterazioni della nostra fisiologia femminile quali: fibromi, ovaie policistiche, endometriosi, salpingiti, infertilità, aborti spontanei, perdita del desiderio di una sessualità sana.

L’importanza di permetterci di riposare, perché è il nostro corpo che ce ne parla, per noi donne è fondamentale. Sta a noi per prime rispettare questa dualità luce/ombra sacra e fisiologica.

E mi viene da dire che sta a noi portare questa necessità di prendersi del tempo, oggi dove il tempo di fermarsi sembra non essere concesso. La nostra esperienza con il ciclo mestruale può essere d’aiuto non solo a noi donne per riconnetterci con il nostro essere, ma anche alla collettività e può far riemergere la consapevolezza che la vita dell’individuo va di pari passo con quella del ritmo della Natura.

Parliamo della nostra ciclicità e di quello che ci accade. Raccontiamolo agli uomini che ci stanno accanto. E’ normale che per loro sia difficile riuscire a capire cosa viviamo avendo una fisiologia lineare e non ciclica come la nostra. Insegniamo noi a loro cosa significa rallentare il ritmo, trovare il proprio respiro, il proprio spazio.

Il ricostruire il ritmo naturale della vita è la base per poter vivere una vita in salute, se per salute intendiamo la massima integrazione del nostro sistema mente, corpo e spirito. Il ritmo di tutte le cose prevedere l’esistenza di una dualità, che è fatto di questa alternanza di attivazione e disattivazione, tensione e rilascio, inspiro ed espiro.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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C’è voluto un po’ di tempo per scegliere il tema di questo primo articolo.
Lavoro con il corpo, con le emozioni, con la mente e lo spirito. Pensavo di andare in ordine, iniziando proprio dal corpo, magari con un bell’articolo sull’alimentazione per questa stagione dell’anno. Tuttavia, ho un richiamo più forte.

Tra le attività che svolgo, è certamente quella che amo maggiormente, è una mia grande passione, mi ha dato, e continua a darmi, così tanto dal punto di vista personale e relazionale.

Le costellazioni Familiari e Sistemiche

Chiamate anche Movimenti Consapevoli, perché ci permettono di muoverci nella vita in modo più attento, responsabile, seguendo più la nostra vera natura che i condizionamenti o imposizioni esterni.

Prima di inoltrarci nella teoria, vi voglio raccontare la mia esperienza personale in questo campo così affascinante.

Sono passati oltre 10 anni da quel primo incontro. Nata, cresciuta e formata in ambito medico, confesso che avevo grosse resistenze verso una tecnica chiamata Costellazioni. Me ne parlava spesso una cara amica. Sì, una di quelle amiche un po’ matte e stravaganti, attirata da tutte quelle cose “strane”. E quando me ne parlava, la guardavo perplessa, come se parlasse un’altra lingua.

Poi una mattina appena sveglia, ho sentito la chiamata, dentro di me. Aprendo gli occhi ho realizzato che in quel momento della mia vita stavo vivendo qualcosa che non mi apparteneva. Ho sentito subito che si trattava di qualcosa di mia madre. Non mio.

Sorpresa, incredulità, stupore. Eppure era chiaro dentro di me. Cosa fare?

Chiamo subito la mia amica “pazzerella”: “dove e quando ci sarà un weekend di Costellazioni?
E lei, più incredula di me nel sentire la mia richiesta: “domani, nelle Marche. Ma è impossibile trovare posto, è pieno da oltre 2 mesi!”
Non mi arrendo, chiamo il numero che mi ha segnalato, e la risposta da una voce femminile calda e squillante con accento marchigiano: “Una signora è ammalata. C’è un posto libero“.

Devo aspettare la sera per partire, ho pazienti fino a tardi, e per tutta la giornata fremo. Non so cosa mi aspetta, non so cosa dovrò fare, non ho nemmeno mai letto nulla su questo tema… se solo avessi ascoltato con più attenzione la mia amica tutte le volte che me ne ha parlato!

Viaggio di notte, trovo un incidente, resto al volante per otto ore, dormo due ore nel parcheggio prima di entrare in un vecchio casolare disperso tra i campi, lontano da tutto e da tutti.
Non sento paura, e nemmeno stanchezza. Una voce dentro di me dice che sono nel posto giusto.
Vengo accolta calorosamente, e presto mi ritrovo seduta in un cerchio con moltissime persone, di ogni età, tutti così diversi l’uno dall’altro. Eppure lì insieme, uniti da qualcosa che ancora non conosco. Tutti parlano di cose totalmente sconosciute per me. E durante le rappresentazioni delle Costellazioni, si muovono nello spazio. Mossi da cosa?

Il primo giorno resto in osservazione. La mia testa non comprende cosa accade. Tuttavia sento qualcosa di profondo dentro di me: fiducia per il conduttore, Praful.

Praful. Che nome è? Pensavo fosse straniero, chissà da quale luogo lontano. E’ italiano, di Roma. Questo è il suo nome spirituale. Certamente un bell’uomo. Eppure non è questo che mi colpisce.

Dal primo istante sento così tanta gentilezza, amorevolezza, accoglienza, comprensione, rispetto, presenza. Mai provato nulla di tutto questo prima di quel momento. Soprattutto da parte di un uomo.

La seconda mattina la decisione è istintiva. Prima ancora di iniziare sono già seduta accanto a Praful per la mia prima Costellazione. Difficile raccontare a parole questa esperienza così profonda.

Il mio tema: il rapporto con il maschile. Non c’è bisogno di parlare molto, mi sento ascoltata e compresa. Mi viene chiesto di scegliere una rappresentante per me stessa, uno per mio padre, una per mia madre. E dentro di me mi chiedo: “sono tutti sconosciuti, cosa ne sanno loro della mia famiglia?” Nel giro di pochi minuti resto a bocca aperta, con le lacrime agli occhi. Non solo si dispongono in un modo a me familiare. Dalla posizione in cui mi trovo, esterna alla scena, vedo dei dettagli nuovi su come è la relazione con mio padre, e il ruolo di mia madre. Sento qualcosa dentro di me che fa subito click, come un pezzetto di puzzle che torna al suo posto. E da lì il costellatore non muove i rappresentanti, non forza nulla, non decide lui. Fa dire alcune frasi ai rappresentanti, semplici e dirette, e qualcosa accade: iniziano a spostarsi, fino a raggiungere delle posizioni di equilibrio, che sento io dentro di me, e tutti si rilassano, tutto diventa più leggero, soprattutto in me.

Solo nella pausa pranzo mi ritrovo a scambiare due parole con gli sconosciuti che ho scelto come rappresentanti. Il “padre” era ancora commosso. Stava vivendo una situazione estremamente simile alla mia con sua figlia, e durante la mia Costellazione aveva compreso la vera causa delle loro tensioni. Anche il tema portato dalla “madre” e dalla mia rappresentante erano così simili. Com’è possibile? Cosa mi ha fatto scegliere queste persone? O meglio: Com’è possibile che ci siamo ritrovati tutti in questa stanza a vivere questa esperienza?

Le sorprese sono andate avanti. Durante la giornata sono stata chiamata a rappresentare la figlia di molti costellati. Ho così esplorato diverse sfaccettature di questo ruolo.

Come rappresentante, cosa mi muove? Io sono perfettamente cosciente, sveglia, in me, eppure… Percepisco come una spinta dentro, che non solo mi fa muovere nello spazio, sento attrazione verso qualcuno o repulsione, e affiorano emozioni chiaramente non mie. E quando Praful mi fa dire alcune semplici frasi, tutto si trasforma, si chiarisce, si alleggerisce. L’esperienza che mi ha colpito di più quel giorno come rappresentante è stata essere la figlia di uno degli uomini presenti, che a pelle non mi era piaciuto molto, nelle pause tenevo le distanze, sentivo una certa antipatia. Eppure, rappresentando la figlia, che sorpresa sentire sì dentro di me queste cose, e quasi istantaneamente guardarlo con occhi innamorati, e provare un amore così grande, amore incondizionato, che non avevo mai provato in tutta la mia vita. L’amore di una bimba per il suo papà.

Sono tornata a casa con molti doni preziosi, con il cuore leggero, e tanta gratitudine verso di me e i miei genitori. E pensavo finisse qui questa esperienza.

Tornata a casa (già da oltre dieci anni non vivevo più con i miei genitori), una strana serie di eventi mi ha portata a vivere tre giorni nella casa che era dei nonni, con i miei genitori e mio fratello, notando quanto qualcosa fosse profondamente cambiato. Certamente dentro di me. E posso dire, anche attorno a me, nel relazionarmi con loro.

Da quella prima esperienza di Costellazioni ne ho fatte molte altre, soprattutto da rappresentante. Ho esplorato molte sfaccettature dell’essere Donna, in un momento in cui stavo crescendo, centrandomi nel mio femminile. Ho rappresentato antenati, defunti, la morte stessa, la malattia, il tradimento, la vergogna, il segreto, il successo, il denaro, e tanto altro che mi ha portato maggiore comprensione sull’essere umano.

Che meraviglia l’essere umano.
Quante idee, preconcetti, condizionamenti… spariti da questo spazio di presenza, amorevolezza e verità. Ed è tutto molto più semplice di quello che ho sempre pensato!

E’ sufficiente ritrovare il proprio posto nella famiglia (di origine e attuale) e anche nelle relazioni di amicizia, e lavorative. Quando c’è una tensione, solitamente c’è un fuori posto, cioè ci stiamo muovendo inconsciamente occupando energeticamente il posto di qualcun altro, e questo genera sofferenza, tensioni, incomprensioni.

Per questo si chiamano anche Movimenti Consapevoli. Possiamo finalmente far luce su quei meccanismi inconsci che si creano quando ci relazioniamo con gli altri. Per poi vivere in modo consapevole, autentico e rispettoso, verso noi stessi e gli altri.

Dopo qualche anno, ho sentito un’altra chiamata: fare il percorso di formazione in Costellazioni Familiari e Sistemiche, con Praful. Per tre anni su e giù da Roma: un viaggio meraviglioso dentro di me, con compagni di viaggio che sono diventati parte importante della mia vita, con cui ho esplorato ogni sfaccettatura di me, e con cui ci siamo supportati a vicenda in momenti delicati e trasformativi.

Da lì ho deciso di provare anche con altri costellatori, per trovare il mio modo di lavorare con le persone e con i gruppi.
A malincuore devo dire che ho vissuto anche esperienze negative: costellatori che “forzano” movimenti, guidati più dalla teoria e dal proprio ego, che dal rispetto dell’individuo che hanno accanto. Ho visto situazioni in cui il costellatore non sapendo come muoversi (invece di farsi da parte e lasciare al campo la possibilità di mostrarsi), faceva entrare figure immaginarie per sbloccare la situazione. E molto altro, che mi ha lasciato con l’amaro in bocca.

Uno degli insegnamenti più importanti che ho ricevuto da Praful è l’umiltà.

L’umiltà di essere l’ultima nel campo, di essere lì a facilitare dei movimenti, non a guidarli con il mio ego. L’umiltà di non sapere cosa sia giusto per il cliente, e di non sapere dove deve arrivare alla fine della Costellazione, o nella vita. Chi sono io per sapere dove mettere un altro essere umano? Io posso solo sostenerlo nel suo viaggio, essergli accanto anche senza sapere dove andiamo, fidandomi di qualcosa di più grande che si mostra durante le Costellazioni.

Cos’è questo “qualcosa di più grande”? Cosa ci muove durante le Costellazioni? Cosa unisce tutti i partecipanti presenti? Cosa ci permette di scegliere determinati rappresentanti?

Ho partecipato a centinaia di Costellazioni, e posso dire con certezza che… non lo so.

C’è chi lo chiama campo cosciente, campo morfogenetico, subconscio collettivo, divino, madre terra… Ognuno può dargli il nome che vuole. La realtà è che non sappiamo cosa sia. Nemmeno il creatore di questo metodo, Bert Hellinger, ha saputo definire questa forza.

Io so solo che funziona. L’ho provato su di me. L’ho visto su persone care e sconosciuti. Ho visto i benefici su così tante persone. E l’unica cosa che mi sento di fare, è proporre questo tipo di eventi il più possibile, per aiutare e sostenere più persone che posso, in Italia e all’estero.

Con profonda gratitudine per i miei genitori che mi hanno dato il dono più grande, la vita, per l’uomo che mi ha insegnato tutto quello che sa in questo campo, Praful, maestro e amico, e per tutte le persone che in fiducia vengono ai miei eventi.

In futuro vi scriverò anche di teoria e esperienze pratiche su questo tema, e anche molti altri. Questa volta mi sembra giusto raccontarvi la mia esperienza personale. Anche per presentarmi nel modo che sento più autentico.

Vi aspetto per provare questo meraviglioso strumento, le Costellazioni Familiari e Sistemiche!

 

Deva Daniela Spagnoli – Da 15 anni sono consulente di alimentazione e medicina tradizionale cinese, con un occhio particolare verso intolleranze e detossificazione.
Nel 2011 ho creato Equilibrium, centro di discipline bionaturali, per essere circondata da un qualificato team multidisciplinare di professionisti, per garantire ai clienti il massimo supporto nel ritrovare salute e benessere.

Sono anche counsellor olistico e oltre alle sessioni individuali propongo gruppi di costellazioni familiari e sistemiche, di meditazione, di crescita personale e spirituale, cerchi di donne e per coppie, sia in Italia che all’estero.
Faccio inoltre parte del team internazionale di Deepdive, un importante e profondo percorso di crescita interiore.

3479737255

daniela.spagnoli@gmail.com

Centro Equilibrium

Il magico mondo delle pietre

Le pietre nascondono in sé proprietà di cui la scienza canonica solitamente non ci parla. Non è una scoperta nuova, infatti già gli antichi utilizzavano le pietre come potenti amuleti di guarigione o protezione.

Come ogni abitante di questo pianeta, anche le pietre vibrano di energia propria. La classificazione delle pietre secondo le loro proprietà sottili si determina in relazione al soggetto che le utilizza, in quanto ogni cristallo si “sintonizza” con il campo energetico che incontra e produce effetti differenti per ognuno di noi. Nonostante questo, grazie ad esperimenti su grandi gruppi di persone che utilizzavano contemporaneamente e per lo stesso periodo di tempo la medesima pietra, per poi riportare e confrontarsi rispetto ad ogni esperienza e sensazione ricevuta, si è potuto notare che, benché l’effetto vari da persona a persona, ci sono certe reazioni che coinvolgono la maggior parte di coloro che ci entrano in contatto.

La cristalloterapia si basa proprio su questo principio: il campo energetico emanato dal cristallo interagisce con quello della persona che lo indossa, andando ad influenzare i diversi piani dell’esistenza: fisico, mentale, spirituale ed emotivo. I cristalli e le pietre vibrano naturalmente e divengono uno strumento in grado di modificare le energie sottili del soggetto che le indossa, amplificandole, calmandole o donando loro nuove vibrazioni. 

Come iniziare il percorso con le pietre

Per iniziare il nostro processo di autoguarigione in compagnia dei cristalli vi consiglio alcuni semplici passi:

  • Innanzitutto trovate un negozio vicino a voi che sia affidabile. Andateci un giorno in cui non avete fretta e potete donarvi il tempo necessario per osservare e toccare le pietre, lasciando che sia il vostro istinto a guidarvi nella scelta! Le pietre entrano in sintonia col nostro campo energetico e spesso veniamo attratti proprio da quelle che ci completano o che compensano le nostre carenze energetiche. Vi stupirete nel vedere come in diverse fasi della vita ci attraggono pietre che in altri momenti mai avremmo acquistato.
  • Trattate le pietre con rispetto: sono vostri alleati, non meri strumenti. Prima di utilizzarle purificatele. Per farlo esistono diversi metodi che variano anche in base alla composizione del cristallo. Quelli più veloci e adatti per tutte le pietre sono passarle sopra il fumo del palo santo o della salvia bianca, oppure immergerle nella vibrazione di una campana tibetana. Ripetete questa purificazione almeno una volta alla settimana, oppure prima di utilizzarle, per ridonare loro la vibrazione naturale e ricaricarne l’energia.
  • Non abbiate fretta, né di utilizzarle, né di vedere i risultati. Prima di lavorarci dobbiamo entrare in sintonia col nostro cristallo. Sediamoci comodi, liberiamo la mente e abbandoniamoci alla compagnia del cristallo, percependo ed annotando tutto ciò che ci trasmette. Sarà lui stesso, giorno dopo giorno, ad indicarci come, dove e su quale aspetto può lavorare al meglio insieme a noi. 
  • Prendetevi tutto il tempo per lasciare che la relazione col cristallo dia i suoi risultati. Passeranno i giorni, le settimane, i mesi e quando avrete completato il lavoro con lui lo saprete (sarà un lavoro d’istinto, non di razionalità!) e potrete dedicarvi al prossimo!

Per ottenere gli effetti benefici di un cristallo possiamo semplicemente indossarlo, come ciondolo o braccialetto, oppure tenerlo con noi in tasca (in un sacchettino di fibre naturali per non alterarne le capacità vibratorie) o tra gli indumenti. 

Con l’aiuto di una persona esperta, invece, possiamo provare l’esperienza di una seduta di terapia, durante la quale i differenti cristalli combinati tra loro collaborano al riequilibrio dell’energia dei principali chakra, indagando eventuali blocchi, sovraccarichi o punti deboli. Durante una seduta possiamo ritrovare un equilibrio profondo e completo, armonizzando tutti i chakra, e lasciando che un supporto esperto ci guidi oltre i nostri blocchi per immergerci un poco più nel profondo di noi stessi. 

Come tutte le terapie vibrazionali, anche la cristalloterapia non si propone di curare una malattia, bensì si dona come uno strumento volto alla prevenzione di squilibri, al sostegno dei processi di guarigione e di recupero. Come ben sappiamo, i processi di guarigione sono sempre complessi, difficili e spesso dolorosi. Ognuno di noi è un mondo a parte, ed è per questo che tenerci aperti alla scoperta di nuovi strumenti può solo aiutarci, donandoci nuovi spunti e punti di vista.

 

Silvia Lorenzini – detta Sisa. Laureata in Tecniche della Riabilitazione Psichiatrica, insegnante yoga e incurabile appassionata di tutto ciò che mi fa vibrare il corazón!
Vuoi chiedermi qualcosa, collaborare con me o acquistare le mie creazioni? Ecco come metterti in contatto con me:

info@yogaconsisa.it
Los colores de Sisa
Yoga con Sisa
www.yogaconsisa.it

“La natura è il medico delle malattie.
Il medico deve solo seguirne gli insegnamenti.” 

Ippocrate

Nella cultura orientale il corpo fisico è da sempre considerato in relazione ad un campo più sottile ed energetico, che tutto permea, e che lo avvolge come un secondo corpo. E’ questo corpo energetico ed invisibile che regola il sistema fisico ed è a sua volta strettamente influenzato dallo stato psichico/emotivo dell’individuo.

In oriente dunque la salute viene da sempre considerata nel complesso dei diversi sistemi che costituiscono l’essere umano. Corpo, mente ed emozioni lavorano in sinergia, influenzandosi a vicenda, in un complesso sistema di interazioni che rendono impossibile valutare uno senza coinvolgere l’altro.

La nostra medicina al contrario, tende a curare il sintomo in una sempre più accurata ricerca alla specializzazione, scordandosi la visione d’insieme. Non è strano da noi che un medico altamente specializzato non sia in grado di vedere “oltre il suo naso” inteso come il suo campo di competenza. Per questo ci ritroviamo spesso a venir “sballottati” da un medico all’altro, da un esame all’altro, sotto gli occhi impersonali di chi osserva il sintomo che stiamo manifestando o la cartella clinica scordando di guardare la persona che ha davanti.

 

Ma è sempre stato così?

Se diamo uno sguardo al passato alle origini della medicina troviamo che sia in Grecia che in Cina era frequente che i medici fossero al tempo stesso filosofi e viceversa, che filosofi e letterati avessero una forte cultura medica (come Aristotele).

La medicina greca aveva un approccio alla prevenzione e alla terapia chiamato diaita, ovvero “modo di vita”, o “regole di vita”, che introduceva l’idea di fondo di orientare la vita del paziente nella sua interezza e non semplicemente nel dare consigli limitati a periodi di malessere o convalescenza. Questo comportava l’intenzione di pianificare la vita, soprattutto alimentare, secondo il trascorrere dell’anno.

Questo approccio lo possiamo trovare in molte opere di Ippocrate, che accusava la vecchia medicina di limitarsi alla farmacologia e di non dire niente su quelle attività che hanno una forte influenza sulla salute: l’alimentazione, i bagni, gli esercizi per il corpo e per la mente, il sonno, l’attività sessuale. Ippocrate sosteneva l’idea che il corpo umano fosse animato da una forza vitale volta al costante riequilibrio delle disarmonie del corpo e che per questo la guarigione da una malattia andava ricercata nello stimolare questa forza vitale e non sostituirsi ad essa. Secondo questa concezione, sia la malattia che la salute di una persona dipendevano da circostanze insite nella persona stessa.

E’ famoso il detto di Ippocrate: “Prima di guarire  qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.”

Anche in Cina seguivano questo stesso approccio chiamato da loro yangshen, “nutrizione della vita”, che riguardava la salute dell’individuo durante tutto l’arco della vita e non come qualcosa a cui riferirsi nel caso di comparsa della malattia.

E’ noto il detto cinese che dice “il medico viene pagato solo se la persona che ha in cura non si ammala”.

I pilastri fondamentali della salute per i cinesi sono:

  • il rispetto dei ritmi naturali, di cui il sonno svolge un ruolo centrale
  • la gestione delle passioni tramite l’uso di tecniche di respirazione, meditazione e visualizzazione
  • l’esercizio fisico sotto forma di movimenti che facilitano la circolazione dell’energia (il qi) sbloccandone i ristagni e gli accumuli. Questi esercizi venivano chiamati daoyin in epoca antica e più recentemente hanno dato vita a pratiche come il Qi Gong e il Tai Ji Quan
  • l’alimentazione, secondo l’idea che noi siamo quello che mangiamo
  • il controllo della sessualità, inteso nel suo equilibrio (e non come astinenza)

Le analogie nell’approccio medico sia in Grecia che in Cina non finiscono qua. Ritroviamo infatti che:

  • per entrambi la capacità del medico di saper curare gli altri era strettamente collegata alla capacità della cura di sé
  • le dinamiche dell’organismo umano venivano viste da entrambe le medicine in modo unitario, vedendo il proprio paziente come un individuo e cioè, come dice il nome, come un essere intero e “non divisibile”
  • il cibo e l’attività fisica secondo i greci potevano alterare l’attività mentale ed emozionale, mentre secondo i cinesi modificano la circolazione dei liquidi e dell’energia (diversi nel concetto ma non nella sostanza)
  • per entrambi, se la malattia era caratterizzata da un eccesso occorreva drenare, se da un deficit invece tonificare. Il drenaggio veniva fatto sia in Grecia che in Cina con l’utilizzo dello stesso strumento: le ventose, utilizzate ancora oggi nella medicina tradizionale cinese nella tecnica della coppettazione
  • la scelta degli organi da trattare dipendeva dai sintomi, letti da un sistema di corrispondenze che in Grecia era quello dei 4 umori e in Cina dei 5 movimenti

Un’altra analogia forse inaspettata e interessante è l’utilizzo della meditazione come tecnica di vita.

La parola meditazione, che è presente nei testi di Epicuro e di altri filosofi greci antichi, deriva dal latino meditatio, che è la traduzione della parola greca meléte, che significa cura, attenzione, esercizio, collegata al verbo meletào, che significa “ho cura di“, “mi occupo di“, entrambi collegati al verbo mélo che significa “ho a cuore“, “mi prendo cura di“.

Per i greci antichi quindi meditare significava prendersi cura di sé, con l’obiettivo di liberare la mente dagli automatismi, dalla schiavitù delle passioni e incamminarsi lungo una via di  saggezza tramite esercizi mentali e di respirazione di cui abbiamo testimonianze in tutto l’arco dell’antichità, da Socrate a Marco Aurelio.

Medicina e meditazione, quindi, partendo dalla stessa radice med, indicano la cura degli altri e la cura di sé, strettamente intrecciate, a Oriente come a Occidente.

Ma cos’è accaduto che ci ha portato oggi ad avere una visione medica e riguardo alla salute così diversa rispetto a quella antica?

Il nostro sistema medico attuale ha iniziato a nascere con la fine dell’antichità, nel V-VI secolo d.C, con la comparsa e l’influenza della Chiesa cattolica che ha portato una visione dualistica dell’essere umano, non più inteso come un insieme di sistemi sinergici, ma dove anima e corpo diventano invece elementi separati l’uno dall’altro. Quest’idea ha dato origine a una visione meccanicistica che ha portato a considerare il corpo come se fosse una macchina che la scienza aveva il compito di studiare, scomponendolo e analizzandolo secondo modelli matematici.

Oggi però la ricerca medico-scientifica occidentale ci sta riportando ad una visione olistica dell’essere umano, comprendendo com’è riduzionista separare i sistemi dell’organismo.

La nuove scoperte ci dicono infatti che i sistemi psichici e biologici si condizionano reciprocamente. I sistemi di regolazione del nostro organismo, il nervoso, l’endocrino, l’immunitario e la psiche, lavorano ognuno in maniera autonoma e allo stesso tempo in una integrazione reciproca al fine di garantire l’unità dell’organismo e quindi la sua stessa esistenza.

Siamo giunti dunque ad una nuova fase dove più che mai è richiesta un’integrazione, per raggiungere e poter mantenere uno stato di salute a 360°, nel corpo e nella mente. Integrazione fra i sistemi del corpo, tra la visione d’insieme e la specializzazione, tra oriente ed occidente.

Perché, come definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948, “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità.”

 

Michela Aldeghi – ideatrice di vivoYOGA e E.Motion Artist, artista delle emozioni e dell’energia in movimento.
Studentessa e insegnante di yoga e meditazione, curiosa esploratrice e instancabile viaggiatrice.

 vivo YOGA
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Una ritrovata prospettiva del ciclo mestruale
Perché abbiamo il ciclo mestruale? Che significato gli do? Come vivo la mia ciclicità durante il mese? Che cosa le mie antenate mi hanno trasmesso riguardo le mestruazioni?

Queste ed altre domande sono alcuni degli interrogativi su cui noi tutte dovremmo riflettere ad un certo punto della nostra vita. Ci istruiscono e cresciamo, di conseguenza, con l’idea tanto angosciante quanto superficiale che il ciclo mestruale sia la nostra condanna mensile. Ma come biasimarci… La tradizione socio-culturale-religiosa degli ultimi secoli è proprio questo che ci ha comunicato, facendoci vivere le mestruazioni come una punizione ed un’impurità. I condizionamenti radicati, profondi ed inconsci sono così lontani dalla realtà che necessitano di un nuovo paradigma, che ridia valore alla figura della donna ed al Femminile in senso più ampio.

Un detto dei Nativi Americani dice: “Al menarca la donna entra nel proprio potere, con le mestruazioni pratica il suo potere, in menopausa diventa il proprio potere.”

Questa è stata una delle prime frasi che ho incontrato all’inizio del mio percorso di consapevolezza mestruale e che mi ha fatto riflettere sulla mia intima e personale relazione con le mestruazioni e la ciclicità mensile.
Beh, di intimo e personale non c’era proprio un bel nulla, se non una seccatura! Quante volte vi è capitato di pensare o dire alle amiche durante le mestruazioni: “Eh ho le mestruazioni (con tono avvilito)…” e loro rispondere: “Ah povera te…”

Così ho iniziato a nutrire dei dubbi sull’idea che il lines seta ultra ci debba far sentire libere e felici come una farfalla senza vergognarci o che le mestruazioni vadano vissute come se non esistessero o che addirittura con un comodissimo assorbente interno quando mestruo posso farmi un ultra trail nel deserto.
Da questi paradossi ho iniziato ad indagare e a scavare nel passato per capire se ci fosse un visione diversa che sapesse darmi una motivazione del perché noi donne mestruiamo (e se la Natura è l’architetto per eccellenza, dubito che sbagli a darci una cosa tanto scandalosa!)

Con mio stupore scavando e cercando ho trovato, appunto, un’altra versione della storia che a noi donne non hanno raccontato. Anzi, diciamo proprio che a tutti questa storia ce l’hanno raccontata un po’ come hanno voluto, omettendo di qua e di là.

Se andiamo indietro con la memoria, oltre questi ultimi secoli patriarcali di guerra, violenza e dominio, in cui la svalutazione del Femminile ha visto la donna assumere due ruoli o quello di Madre Vergine o quello di prostituta, scopriamo delle civiltà cosiddette Matriarcali, chiamate anche società di pace, dove al contrario di come viviamo oggi, la figura della donna era centrale.

Ma cosa c’entra questo con il nostro ciclo mestruale?
Ebbene, la donna era ritenuta sacra proprio per il potere che possedeva grazie al ciclo mestruale. Il suo sanguinare ogni mese era visto come una morte ed una rinascita simbolica. Diciamo che la donna era la rappresentazione in miniatura di un più grande mistero di Vita, Madre Terra.

Come Madre Terra che quotidianamente si riposa con il giorno e la notte ed ogni tot mesi con l’alternarsi delle stagioni si rigenera, cresce, si espande, appassisce, muore di nuovo per rinnovarsi, anche noi donne siamo in grado ogni mese di ripercorre i cicli stagionali a seconda della fase mestruale che il nostro utero, le nostre ovaie e noi con loro stiamo vivendo.

Riscoprendo questa tradizione lontana che risiede nelle nostre memorie cellulari, la nostra ciclicità assume un altro sapore, un altro odore, un’altra emozione. Il ciclo mestruale è, quindi, ciò che più ci connette alla Natura ed è il riflesso di ciò che accade in essa.

E allora se sappiamo accogliere questa magia e sappiamo vivere rispettando questa bellezza di cui siamo portatrici, il ciclo mestruale diventa un potente strumento di guarigione, di connessione con noi stesse e con i ritmi della Natura.

La nostra ciclicità ed il nostro sangue ci parlano di quello che sta accadendo dentro di noi. Sono come delle voci interiori gentili che se siamo disposte ad ascoltare ci possono aiutare a capire come stiamo mentalmente, fisicamente ed emotivamente. Il ciclo mestruale è l’indicatore della nostra salute di donne. Ci parla di cosa tratteniamo, di come ci alimentiamo attraverso il cibo e in senso più ampio con cosa ci nutriamo attraverso la nostra quotidianità, le nostre relazioni, le nostre emozioni ed i nostri pensieri. Ci parla di quello che desideriamo e di quello che, invece, vogliamo lasciare andare. Ci aiuta a coltivare la nostra creatività e la nostra bellezza di donne.

Spetta a noi ora Donne di questo nuovo millennio risvegliare una consapevolezza tanto antica. Risvegliamola, però, non solo nella nostra testa, ma anche nel nostro corpo per fare pulizia di quelle memorie, di quei retaggi e condizionamenti che adesso categoricamente non possono più far parte di noi.
Una volta trovata la nostra guarigione con il nostro femminile, non potremo che trovare l’equilibrio interno tra il nostro maschile ed il nostro femminile e questo potrà riflettersi all’esterno di noi, permettendo al maschile che ci sta a fianco di fare lo stesso con il nostro aiuto e nutrimento.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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osteopatia-Valentina Vavassori

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