Articoli

Oggi ho deciso di condividere con voi un po’ di pratica.

Ho pensato che, considerato il particolare periodo che stiamo vivendo durante il quale non vi posso incontrare fisicamente per massaggiarvi i piedini, sarebbe bello condividere con voi alcune manovre da utilizzare per l’automassaggio o per massaggiare i piedi di chi vive con voi!

Premetto che in questo articolo utilizzerò un linguaggio semplicissimo, evitando tecnicismi e approfondimenti troppo teorici, rispettando il mio intento iniziale che è quello di invogliarvi ad agire subito!

Il momento migliore per eseguire un massaggio plantare è il tardo pomeriggio, o comunque lontano dai pasti per non intralciare la digestione.

Prima di tutto preparatevi un buon tè verde: lo dovrete bere a piccoli sorsi da qui in avanti (se siete voi a fare il massaggio a qualcuno, preparatene due tazze!), questo aiuterà l’azione drenante e purificante del massaggio.

Successivamente, portandovi il tè verde con voi, scaldate e rilassate i piedi con un pediluvio. Se non avete nulla in casa in questo momento, sono sufficienti acqua calda e comune sale da cucina. L’acqua deve essere calda al punto da arrossare un po’ i piedi, ma non deve scottare! Il pediluvio, oltre a preparare i piedi a ricevere tutti i benefici del massaggio, aumenta la circolazione e schiarisce la mente. Fateci caso!

Eseguite altri semplici rituali per rendere confortevole la stanza o l’ambiente dove vi dedicherete al massaggio e qui potete dare libero sfogo alla fantasia! Io vi do alcuni consigli:

  • Aprite la finestra della stanza prima di iniziare in modo da far entrate aria fresca;
  • Bruciate un incenso, il palo santo o diffondete delle essenze (se avete bisogno di energia e tono preferite limone o arancio, se avete bisogno di rilassarvi usate la lavanda);
  • Mettete della musica tranquilla in sottofondo, l’ideale sarebbe il suono dell’acqua che scorre.   

Se non avete tanto tempo a vostra disposizione potete saltare i passaggi precedenti e partire da qui.

Avevo detto che non avrei usato particolari tecnicismi, ma mi sbagliavo! Le indicazioni che seguono sono importanti per eseguire un massaggio efficace e corretto, per questo mi sono sentita in dovere di riportarle.

• Se eseguite il massaggio a qualcuno, il massaggiato deve sdraiarsi a pancia in su; sarebbe opportuno mettere una coperta arrotolata sotto le sue ginocchia. Se eseguite un automassaggio posizionatevi seduti a gambe incrociate.

• Se siete maschi o se dovete fare il massaggio ad un maschio iniziate sempre dal piede sinistro per poi procedere con le stesse manovre sul destro; viceversa, per le donne iniziate il massaggio dal piede destro e poi passate al sinistro.

• La mano che massaggia deve essere la mano destra quando massaggiate il piede destro e la mano sinistra quando massaggiate il piede sinistro; in caso di automassaggio non è sempre possibile, dunque usate la mano con cui siete più comodi.

• La mano libera che non massaggia deve sempre sostenere il piede: dovete quindi eseguire una controspinta rispetto all’azione della mano attiva che massaggia (esempio: figura 1). In caso di automassaggio non è sempre fattibile essere comodi: evitate le manovre in cui sentite eccessiva scomodità o le vostre articolazioni soffrono!

Figura 1

• Cercate di mantenere la schiena dritta, il collo allineato (non piegate la testa in avanti o lateralmente) e le spalle basse.

• Di seguito, nel descrivere le manovre, quando specifico le ripetizioni di tre, se voleste andare avanti a fare più ripetizioni eseguitele sempre per multipli di tre (quindi tre, sei, nove volte ecc.).

• Cercate di mantenervi tranquilli e concentrati per tutta la durata del massaggio; quando notate che vi siete persi nei pensieri tornate al momento presente connettendovi al vostro respiro.

• Se ricevete il massaggio, non dovete fare nulla! Siate fiduciosi, disponibili e lasciate andare ogni tensione.

Non preoccupatevi se vi confondete o non riuscite a tenere mente tutto! Se vi appassionerete, vedrete che con il tempo vi verrà automatico.

Procediamo!

  • Unite i palmi delle mani davanti al viso e sfregateli uno contro l’altro per richiamarvi energia e calore;
  • Con i palmi delle mani sfregate tutte le parti del piede: dorso, pianta, lato interno ed esterno, dita, tallone, malleoli e collo del piede;
  • Con il palmo della mano sfregate la punta delle dita del piede (questo ha effetto tranquillizzante ed è utile in caso di “cerchio alla testa”);
  • Schiaffeggiate tutte le parti del piede (utile per la circolazione: lo schiaffo scalda i piedi e secondo gli antichi maestri cinesi avere i piedi caldi significa avere testa fresca e quindi buona salute);
  • Con le punte delle dita delle mani unite (vedi figura 2) picchiettate tutte le parti del piede anche dove si sentono le ossa (evitate questa manovra sulle persone anziane);

    Figura 2

  • Soffermatevi sulle parti carnose del piede e “spremetele” con entrambe le mani;
  • Appoggiate una mano sul collo del piede e con l’altra movimentate la caviglia ruotando il piede tre volte in senso antiorario e tre volte in senso orario, cercate di arrivare alla massima ampiezza di rotazione consentita dalle articolazioni;
  • Appoggiate una mano sul collo del piede e con l’altra movimentate la caviglia flettendo il piede in avanti (verso il pavimento) e indietro (verso il volto) per tre volte;
  • Posizionate il pollice della mano o la punta di entrambi i pollici nella fossetta del punto diaframma (vedi figura 3): premete aumentando gradualmente la pressione durante l’espiro e allentate la pressione all’inspiro, ripetete più volte (utilissimo in caso di ansia, agitazione, peso sullo stomaco);

    Figura 3

  • Con il bordo esterno del palmo della mano (vedi figura 4) sfregate la linea orizzontale di attacco delle dita alla pianta del piede in un verso e nell’altro, ripetete più volte (utile in caso di vertigini, capogiri, cefalea, nervosismo, tensione o dolore al collo);   

    Figura 4

  • Con il bordo esterno del palmo della mano (vedi figura 4) sfregate la linea verticale mediana della pianta del piede (vedi linea nella figura 5) in giù e in su più volte (utile in caso di ansia, agitazione, insonnia, ipertensione);

    Figura 5

  • Con le nocche delle dita della mano chiusa leggermente a pugno (vedi figura 6) sfregate in giù e in su tutta la pianta del piede, ripetete più volte (questo ha effetto rivitalizzante per tutti gli organi interni);

    Figura 6

  • Con la punta del pollice e dell’indice della mano pinzate i lati del tendine d’Achille su tutta la sua lunghezza dall’attaccatura al tallone fino a dove inizia il polpaccio e tornate indietro, potete ripetere più volte (ha effetto sulla schiena e rilassa la tensione muscolare delle spalle. Funge da “elisir di lunga vita”: gli antichi taoisti dicevano che per garantire una lunga vita bisognava massaggiare il tendine d’Achille!);

Le manovre per il mal di testa e i disturbi di occhi, orecchie, naso, bocca

Le manovre seguenti, che interessano le dita dei piedi, sono utili in caso di mal di testa e per tutti i disturbi legati a occhi, orecchie, naso, bocca.

  • Flettete in su e in giù tutte le dita del piede contemporaneamente mantenendo il piede fermo (vedi figura 7);

    Figura 7

  • Tenete fermo il piede con una mano appoggiandola sul dorso appena sotto le dita, con l’indice, il medio e il pollice dell’altra mano ruotate ciascun dito del piede tre volte in senso antiorario e tre volte in senso orario;
  • Con la punta del pollice e dell’indice della mano pizzicate per tre volte il polpastrello di ciascun dito del piede come per volerne far uscire qualcosa;
  • Con la punta del pollice e dell’indice della mano pinzate per tre volte ai lati di ciascun dito del piede su tre livelli in lunghezza: ai lati dell’unghia, a metà della lunghezza del dito, alla base del dito (ovvero all’attaccatura del dito alla pianta);
  • Con l’unghia del mignolo o del pollice disegnate una croce sulla punta delle dita dei piedi (questa manovra si chiama “sveglia testa” ed è utile per aumentare la concentrazione, la memoria e l’attenzione)
  • Per concludere, ripetete gli sfregamenti di tutte le parti del piede;
  • Sdraiatevi a pancia in su per qualche minuto (anche se avete effettuato il massaggio a qualcun altro) e respirate profondamente; poi giratevi su un fianco e, aiutandovi con le mani che respingono il pavimento, sollevatevi lentamente. Sollevatevi in questo modo anche nel caso abbiate ricevuto il massaggio.

Al termine del massaggio ricordatevi, come consueta norma igienica, di lavare le mani e, per scaricarvi energeticamente, tenete le mani e gli avambracci sotto l’acqua fresca per un paio di minuti.

Sono sicura che adesso i vostri piedi saranno felicissimi!

Ricordatevi sempre di voler bene ai vostri piedi e di prendervene cura.

I piedi sono le vostre fondamenta, le vostre radici, e vi portano ovunque vogliate.

Per qualsiasi domanda o chiarimento sono a vostra disposizione!

Paola

 

Paola Colafabio Operatrice Professionale di Riflessologia Plantare Cinese – Metodo On Zon Su ®  Amo tutto ciò che fa bene al corpo, alla mente e allo spirito!

Per sedute individuali o maggiori informazioni contattami:

3200710276
paolacolafabio@gmail.com

Cari Yogis,

bentornati al nostro appuntamento #foodforyogis. Stiamo vedendo la luce in fondo al tunnel di questo periodo difficile: finalmente potremo godere appieno delle giornate, che si sono allungate e che ci regalano sole e brezza primaverile.

Ecco perché ho pensato di dedicare questo appuntamento alle carote! Dopo essere stati per mesi per lo più chiusi in casa e con una vita sedentaria, ora abbiamo bisogno di stare più leggeri e fare il pieno di vitamine.

Le carote infatti sono ricche di vitamine A e C, e betacarotene, un potente antiossidante che aiuta a mantenere la pelle più elastica. Hanno un effetto fotoprotettivo, ma allo stesso tempo favoriscono l’abbronzatura. Sono inoltre ricche di fibre, ma povere di calorie. Quindi facciamone il pieno!

Ecco i piatti che ho pensato per voi:

Hummus di carote

INGREDIENTI:

  • 400gr carote
  • 130gr ceci già cotti
  • 40gr mandorle pelate
  • tahin
  • succo di limone
  • olio evo
  • sale
  • pepe

PREPARAZIONE:

Mondate le carote, tagliatele a tocchetti e cuocetele al vapore o in acqua bollente per ca.15 minuti, finché saranno morbide. Lasciatele raffreddare.

In un mixer mettete ceci, carote, mandorle, aglio (facoltativo), un cucchiaio di tahin, un cucchiaio di succo di limone e un cucchiaio d’olio evo. Frullate il tutto fino a ottenere una crema omogenea e aggiustate di sale e pepe. Se il composto risultasse troppo denso, aggiungete dell’acqua.

Come usare questo hummus? Come tutte le altre versioni, che abbiamo visto: con verdure crude in stile aperitivo, spalmate su delle fette di pane con l’aggiunta di qualche foglia di spinacino e semi a piacere, nei tramezzini, ecc…

Risotto carote e salvia

Passiamo a questo risotto con cui ho conquistato anche nonna e suocera, che sono ancora un po’ scettiche sulla mia alimentazione vegetale. Provare per credere!  

INGREDIENTI:

  • 150gr riso
  • 150gr carote
  • 1 cipolla bionda
  • salvia
  • curcuma
  • olio evo
  • brodo vegetale

PREPARAZIONE:

Preparate il brodo vegetale: mettete in un pentolino un litro d’acqua e un dado e portate lentamente ad ebollizione e tenetelo poi in caldo.

Mondate le carote e tagliatele a dadini. A parte tritate a dadini la cipolla e la salvia.

In una pentola fate rosolare un paio di minuti la cipolla e la salvia con olio evo e curcuma. Aggiungete poi le carote e fate cuocere il tutto per qualche minuto, sempre a fuoco moderato, per far insaporire le verdure.

Unite al soffritto il riso e fatelo tostare per 2 minuti, sfumandolo con vino bianco (facoltativo). Fate cuocere il riso unendo il brodo vegetale caldo man mano che verrà assorbito.

A fine cottura aggiungete un filo d’olio, poi alzate la fiamma e mescolate energicamente per un paio di minuti in modo da mantecare il riso. Spegnete la fiamma e lasciate riposare qualche minuto e poi servite.

Tocco finale: servite il riso con delle foglie di salvia fritta. Per la ricetta super easy e leggera, scrivetemi!

Pasta carote e funghi

INGREDIENTI:

  • pasta integrale o di farro
  • carote 
  • funghi porcini
  • cipolla
  • olio evo
  • sale

PREPARAZIONE:

Di questo periodo funghi freschi non se ne trovano (a meno che siate così fortunati da averli in freezer), quindi fate rinvenire i funghi porcini mettendoli in ammollo in acqua tiepida per circa mezz’ora.

Tagliate a dadini la cipolla e carote e rosolateli con un filo d’olio per qualche minuto a fiamma moderata, mescolando spesso per evitare che attacchino al fondo della pentola. Aggiungete poi i funghi con un po’ della loro acqua e fate cuocere. Quando sono pronti, spegnete e tenete da parte (l’acqua dovrà essersi assorbita e le verdure dovranno essere cotte, ma ancora croccanti).

Nel frattempo cuocete la pasta, quando è pronta, scolatela e unitela al condimento di carote e funghi. Et voilà!

Io la amo così, ma chi, come il mio compagno, non sarebbe soddisfatto, può aggiungere del ragù di soia o di lenticchie, in cui, vi ricordo, le carote sono onnipresenti.

Polpette di carote

INGREDIENTI:

  • carote
  • ceci
  • 1 cipolla bionda piccola
  • 1 panino raffermo
  • curry
  • olio evo
  • sale

PREPARAZIONE:

Mondate le carote e tagliatele a dadini. In una padella fate rosolare con olio evo la cipolla tritata e le carote. Aggiungete infine i ceci già cotti e il curry, e fate cuocere per una decina di minuti a fuoco moderato. 

In un mixer tritate il panino raffermo e poi unite le carote e i ceci (lasciate che si raffreddino un po’ prima di unirli). Frullate quindi il tutto, assaggiate il composto e regolate di sale.

Formate delle polpette e adagiatele su una teglia ricoperta con carta da forno. Cuocete in forno già caldo a 180° per 15/20 minuti fino a quando risulteranno dorate.

Se non avete voglia di accendere il forno, potete far rosolare le polpette in una padella con un filo d’olio.

Attenzione: se il composto vi risulta troppo umido, potete passare le polpette nella farina di ceci o in altro pangrattato prima di cuocerle.

Torta di carote

Ed ecco, il dolce. Questa torta va benissimo per la colazione, in puro stile “camille”, ma meglio!  Io la adoro.

INGREDIENTI:

  • 400gr di carote
  • 280gr di farina (per me di farro integrale)
  • 100gr di mandorle pelate
  • 80gr di zucchero di canna
  • 1 arancia
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • 60ml di olio di semi di girasole
  • 250ml di latte di mandorle o vegetale

PREPARAZIONE:

In un mixer mettete le carote, precedentemente mondate e tagliate a tocchetti, frullate e trasferitele in una ciotola. Frullate ora finemente le mandorle e poi trasferitele nella ciotola con le carote.

Aggiungete alle carote e alle mandorle tutti gli ingredienti secchi (farina, lievito, zucchero) e mescolate. Unite in ultimo anche il latte di mandorle, la spremuta e anche la scorza grattugiata finemente, l’olio e amalgamate il tutto.

Versate l’impasto in una tortiera foderata con carta da forno e cuocete in forno a 180° per 50 minuti. Prima di spegnere e togliere la torta dal forno, fate la prova dello stecchino. Lasciate raffreddare la torta prima di servirla.

Ps. A volte sostituisco le mandorle con i pistacchi, buonissima! Oppure ho pensato che si potrebbe fare anche con il cocco, ma non l’ho mai provata, perché non amo i dolci col cocco. Il cocco lo mangio solo al naturale. Se provate, fatemi sapere, come viene!

 

Lara Salacucina a sentimento perché non peso, non doso, ma provo, assaggio e ritocco mentre cucino.

Yogini da qualche anno, grazie a Michela che mi ha fatto innamorare di questa disciplina e che ogni tanto cerco di corrompere con qualche esperimento culinario. 😉 Vegetariana, amo mangiare, ma amo altrettanto cucinare per me e per i miei cari ed amici. 

Spero di “soddisfare” i vostri palati e di farvi scoprire che cambiare alimentazione non è assolutamente limitativo, anzi c’è tutto un mondo da scoprire! Ancora oggi, dopo quasi dieci anni di vegetarianesimo, non sono caduta nella monotonia in cucina.

Vi chiedo di seguire le ricette, ma di seguire anche il vostro istinto e le vostre papille, sperimentando! Io sarò assolutamente felice di sentire le vostre opinioni e vedere le vostre rivisitazioni. 

Vuoi chiedermi qualcosa? Ecco come metterti in contatto con me:

Lara Sala

Lara Sala

Oggi donne scrivo un articolo diverso dagli altri. In questo momento di blocco, le riflessioni che ci dobbiamo porre in primis sono sulla volontà o meno di continuare con la tipologia di società capitalista che governa il nostro tempo e lo scorrere della nostra vita. Ci possiamo definire libere e liberi fino ad un certo punto. Credo fortemente che sia giunto il momento di smettere di vivere in una società basata su un’economia in cui vengono creati degli illusori bisogni. Possiamo liberarci di questi ed invertire noi stessi il flusso economico, ricreando una realtà in cui la semplicità e l’essenzialità stanno alla base della piramide.

Perché questa introduzione se nel titolo c’è scritto vagina?

Perché una delle scelte che possiamo fare noi donne è quella di informarci su cosa utilizziamo per “contenere” il sangue nei giorni del flusso. Già contenere è un termine che un pò mi fa rabbrividire. È importante fare questo passo se contiamo che più o meno la nostra vita è caratterizzata da 400 cicli, ossia 2400 giorni in cui perdiamo sangue mestruale.

Come i pannolini usa e getta per i bambini, gli assorbenti che noi utilizziamo sono altamente inquinanti tanto che “in un anno vengono gettati 45 miliardi di assorbenti, un volume tale che se li si allineasse, coprirebbero la distanza fra le terra e il sole.” [1]

Facciamo attenzione perché non sono solo terribilmente nocivi per l’ambiente che ci sta attorno (che comunque dovrebbe farci drizzare le orecchie, visto che la maggior parte delle patologie è correlata allo stato di inquinamento ambientale), ma sono dei veleni per la nostra flora vaginale. Da molteplici studi si è visto, infatti, come gli assorbenti che troviamo negli scaffali dei centri commerciali siano impregnati di: il famosissimo glifosato, diossina,  idrossitoluene butilato, pesticidi, erbicidi… Questi per citarne solo alcuni, poiché in alcune ricerche è risultato che le sostanze tossiche e cancerogene presenti negli assorbenti vadano dalle 20 alle 30. In sintesi, tutte sostanze che vengono definite come interferenti endocrini, ossia sostanze esogene che competono con l’azione fisiologica dei nostri ormoni. È come se queste prendessero il posto dei nostri ormoni che ad esempio si devono occupare della maturazione dell’ovulo, ma essendo chimiche, il corpo non può riconoscere questo messaggio e manda, quindi, un messaggio totalmente differente, intaccando così la risposta normale del nostro organismo. E interferente negli assorbenti, interferenti nel cibo, interferente nello shampoo, nel dentifricio, nei detersivi, nei vestiti… come può il nostro organismo lavorare in condizioni di salute, se per di più gli facciamo respirare aria inquinata?

Ma come è possibile, mi chiedo, che degli oggetti che vengono a contatto con la porta della vita, siano inquinati da sostanze che ci possono far seriamente ammalare?

Le risposte sono due.

La prima, quasi inflazionata oserei dire, è che la produzione commerciale di assorbenti esterni e tamponi è gestita principalmente da tre grandi multinazionali: Procter&Gamble,  Johnson&Johnson e Kimberly-Clark. Prendiamo ad esempio l’azienda Procter&Gamble, insieme al marchio Tampax, di cui è diventata proprietaria nel 2011. Questa commercializza anche i pannolini Pampers, i detersivi Ariel, Dash, Mastro Lindo, Febreze, Lenor e Ace, Pantene, Head&Shoulders, Oral B, insomma altri marchi di cui i componenti sono tossici, basta ormai informarsi sulla composizione INCI (international nomenclature of cosmetic ingredients) per capire le schifezze che ci mettono dentro. [2]

La seconda risposta alla domanda soprastante, forse la più sconcertante tra le due, ma non meno sorprendente, è che gli assorbenti non sono sottoposti a nessun controllo sanitario né tanto meno ai controlli a cui viene sottoposta l’industria cosmetica.

Quindi, la nostra salute femminile è commercializzata a seconda di quale sia il profitto più alto a minor dispendio economico per chi commercializza. E chi ne fa le spese di tutto questo è la nostra vagina, all’interno della quale l’equilibrio è molto delicato. La nostra flora vaginale, infatti, viene intaccata da queste sostanze tossiche facilitando così l’insorgenza di patologie nella vagina stessa, nell’utero, insomma in tutto il nostro apparato.

Quindi, quale la soluzione? A mio parere è ora che prendiamo in mano la situazione, è ora che tutti noi ci prendiamo la nostra parte di responsabilità nelle scelte quotidiane riguardo alimentazione e beni di altri consumi. Noi donne in questo abbiamo anche una parte di responsabilità in più nella scelta di cosa comprare durante i nostri giorni rossi.

Che alternative abbiamo rispetto agli assorbenti chimici?

  1. La coppetta mestruale. Ormai conosciutissima, è un metodo che ci permette di raccogliere il sangue, di osservarlo, di donarlo. C’è un però. Non è adatta a tutte le vagine. Ci sono vagine che si rifiutano di essere ospiti di un aggeggino di gomma che rimane a contatto con le pareti,
  2. Gli assorbenti in cotone biologico (ricordatevi di verificare la trasparenza dell’azienda produttrice). Possono essere dei validi sostituti rispetto a quelli chimici. Di sicuro tutelano di più la nostra flora vaginale, ma rimane il problema dell’eco-sostenibilità, tra lo scarto dell’assorbente stesso, dell’involucro e della confezione complessiva, purtroppo l’impatto ambientale è forte,
  3. Le mutande assorbenti. Queste per me sono state davvero una scoperta sensazionale. Sono mutande, stile culottes normalissime (anche abbastanza gradevoli alla vista) con una parte assorbente che va dalla zona anteriore del pube alla zona posteriore del sacro. Le indossi e puoi mestruare in completa libertà. Quasi come facevano una volta. Nelle campagne, ad esempio, era usuale tra le donne del popolo lasciar colare il flusso liberamente oppure era comune utilizzare dei panni, che derivavano da scarti di stoffa o lenzuola che venivano cuciti, utilizzati durante i giorni del sangue e poi lavati, 
  4. Gli assorbenti lavabili. Stessa cosa per le mutandine assorbenti. Li si utilizza e poi li si lavano,
  5.  La spugna marina riutilizzabile. È una vera e propria spugna, un organismo vivo, che dicono venga raccolta a fine vita. La si introduce in vagina e questa assorbe il nostro flusso.

Ho scoperto, ma non ancora sperimentato, di un metodo che si chiama “flusso istintivo libero”, mi è parso molto interessante e vorrei condividerlo. La metodica consiste nella capacità attraverso una dolce e delicata contrazione del perineo di trattenere il sangue mestruale in vagina e liberarlo quando si va in bagno come per fare pipì. Mi ha affascinato molto sapere che alcune donne riescano ad essere così in contatto con il proprio corpo, con la possibilità di essere totalmente libere da contenzioni. E mi affascina anche la possibilità di metterci a

lla prova con quello che proviamo nel lasciare fluire liberamente il sangue sul nostro corpo, vedere cosa si scatena in noi, quali le sensazioni, i pensieri, i pre-concetti. Sentire cosa il reale contatto fluido-corpo porti a galla.

Per concludere, di alternative ce ne sono tantissime, di tutti i tipi a seconda delle esigenze. Credo sia importante riflettere su che tipo di mercato vogliamo alimentare con le nostre scelte femminili, se un mercato che ci suggerisce di nascondere le mestruazioni attraverso l’uso di tamponi interni chimici o che vuole inquinare ciò che di più sacro abbiamo attraverso la produzione di assorbenti esterni chimici oppure se vogliamo essere parte di un cambio di paradigma e di visione, accettando e celebrando ciò di cui siamo portatrici: sangue di vita e sangue di morte.

Vi lascio con le parole dell’autrice del libro “Questo è  il mio sangue”, Elise Thiébaut, che mi hanno ispirata:

Forse è giunta l’ora di riprendere il potere sulle nostre vite e riabilitare il sangue mestruale creando le nostre regole. Perché non fondare una cooperativa transnazionale in cui le donne possano discutere insieme delle priorità da dare alla ricerca, organizzarsi per fare pressione sui produttori di protezione igieniche, e condividere le informazioni, il sapere e le esperienze sulle mestruazioni?

…Prima che gli speculatori di ogni sorta assumano definitivamente il controllo delle nostre cellule, dei nostri corpi, dei nostri desideri e dei nostri destini, è arrivato il momento di ricollocare l’umanità al centro delle nostre vite mestruali. Questa sarà forse la prima rivoluzione al tempo stesso sanguinosa e pacifica. Ma potrebbe essere, chissà, la madre di tutte le battagli e future per l’emancipazione delle donne e degli uomini.

 

[1] Jessica Gitsham, addetta alla comunicazione azienda Natracare

[2] ‘’Questo è il mio sangue. Manifesto tabù contro le mestruazioni’’ Elise Thiébaut

 

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

366 3402454
val.vavassori@gmail.com
www.valentinavavassoriosteopata.com
osteopatia-Valentina Vavassori

Come funziona la riflessologia plantare?

Credo che questa sia la prima domanda che sorge spontanea nella testa di chiunque senta parlare di questo tipo di massaggio.

La riflessologia plantare si basa sull’assunto che nel piede (microcosmo) sia rappresentato tutto il corpo umano (macrocosmo).

Sul dorso e sulla pianta del piede, dunque, sono individuabili specifici punti o aree che rappresentano tutte le parti del corpo e che possono essere stimolate attraverso una digito-pressione sui punti/aree del piede corrispondenti.

Lo stimolo provocato dalla digito-pressione viene veicolato principalmente attraverso il sistema nervoso periferico e centrale che collega le parti periferiche del corpo (tra cui i piedi) al midollo spinale e all’encefalo i quali, a loro volta, innervano tutto l’organismo.

Oltre al sistema nervoso, le manovre della riflessologia attivano anche il sistema cardio vascolare, il sistema linfatico, il tessuto connettivo, la pelle, i muscoli, la struttura ossea e i meridiani (i canali attraverso i quali si muove l’energia nel nostro corpo, secondo la medicina tradizionale cinese) che contribuiscono sinergicamente alla trasmissione degli “input” della digito-pressione plantare. 

Ecco come si spiega fisicamente il collegamento tra punto/area del piede e parte del corpo.

Ma c’è anche un’altra spiegazione molto più interessante e, per darvela, vi racconto una cosa che mi è successa quando frequentavo la scuola di riflessologia On Zon Su ®.

Al termine di ogni anno ci attendeva un esame di valutazione durante il quale presenziava il caposcuola, il Maestro Ming Wong C.Y.

Oltre alla prova scritta e pratica, dovevamo portare due relazioni e una domanda da porre al Maestro Ming.

Ogni giorno pensavo e ripensavo a cosa avrei potuto chiedere al Maestro Ming, ma in testa avevo il vuoto più totale.

Un giorno mi si accese la lampadina: lessi da qualche parte una citazione, in basso a destra c’era scritto “Proverbio cinese”.

Ecco! Avrei chiesto al Maestro Ming qual era il suo proverbio cinese preferito! (ragazzi, credetemi, non mi era venuta in mente una domanda migliore!!).

Il giorno dell’esame arrivò e porsi la mia domanda al caro Maestro Ming il quale mi rispose: “Il mio proverbio preferito è: FARE PER NON FARE!”

Rimasi qualche secondo senza parole, poi chiesi “Cosa significa?” e lui, con il suo sguardo dolce e sorridente, mi disse che avrei dovuto pensarci su.

Il mio cervello iniziò il suo lavorio mentale… Ma cosa voleva dire? Fare per non fare? Se faccio una cosa è perché la voglio fare, se faccio una cosa la sto facendo, è innegabile, come faccio a non farla?

Facevo veramente fatica a comprendere il significato del proverbio e i miei schemi mentali da occidentale non mi aiutavano di certo.

Un giorno, mentre leggevo un libro, capii.

Parlai a me stessa:
“Io faccio il massaggio, attraverso il quale do uno stimolo al corpo di chi sto massaggiando, ma lascio che sia l’intelligenza del corpo stesso ad agire come e dove c’è bisogno, in questo senso “non faccio”. Con le conoscenze che ho, so che manovre eseguire, su quale parte del piede e con quale dito della mano, ma non posso essere totalmente certa di come, dentro al corpo, il mio tocco verrà recepito e dove andrà a finire… lo posso solo immaginare in base a conoscenze teoriche che ho appreso. 
Il massaggio ha effetto su tutto il corpo, e il corpo sa dove farlo arrivare.”

Come nel Mondo e nella Natura hanno luogo processi di autoregolazione finalizzati all’equilibrio che sembrano guidati da una Forza saggia sulla quale non abbiamo controllo, così anche all’interno del corpo avvengono straordinari meccanismi di omeostasi che mirano al raggiungimento e al mantenimento di una condizione di benessere. Non bisogna fare altro che attivare questi meccanismi, e la riflessologia plantare funge da potente catalizzatore.

Possiamo vedere il massaggio del piede come l’incontro di due elementi aventi cariche energetiche opposte (lo Yin del piede del ricevente e lo Yang della mano del massaggiatore) il quale innesca una trasformazione, un movimento, un processo di circolazione delle energie che termina con l’equilibrio.

Quindi… Let it be!

Con umiltà e profondo rispetto lascio che tutto sia, lascio che tutto avvenga, tanto nel massaggio quanto nella vita.

 

Paola Colafabio Operatrice Professionale di Riflessologia Plantare Cinese – Metodo On Zon Su ®  Amo tutto ciò che fa bene al corpo, alla mente e allo spirito!

Per sedute individuali o maggiori informazioni contattami:

3200710276
paolacolafabio@gmail.com

Cari Yogis,

spero stiate tutti bene. Io devo essere sincera: sto bene, ma inizio ad essere un po’ stanca di questa nuova routine. Mi mancano molto le mie lunghe passeggiate immersa nella natura ( i 100mt iniziano davvero a starmi stretti) e mi mancano gli amici, vederli, abbracciarli e le nostre lunghe chiacchierate tra confidenze e risate.

Così mi sono un po’ persa nella malinconia e nella stanchezza e sono arrivata lunga con il menù di Pasquetta, che si è trasformato in un picnic. Ho pensato che anche se siamo reclusi in casa, possiamo comunque spezzare la routine, prendere una coperta, stenderla in terrazza, in giardino o, perché no, anche in casa, e goderci questo pasto in totale relax e in modo diverso dal solito.

Prima però prepariamo il menù.

Vi voglio talmente bene, che, benché io non brami particolarmente i dolci (li sostituirei sempre con un piatto di pasta!), ne ho preparati ben due, diversissimi tra loro, ma ugualmente gustosi. Un evergreen: la torta di mele! E uno sfizio, di cui vorrete mangiare persino l’impasto a crudo: i baci di dama!

Tramezzini tricolore

Non è un picnic senza panini o tramezzini. Ho aperto il frigorifero e con le verdure avanzate della settimana, ecco qui i nostri tramezzini tricolore. Con i tramezzini però potete davvero sbizzarrirvi e lasciare spazio alla creatività! Aspetto le foto delle vostre varianti!

INGREDIENTI:

  • pane a fette
  • avocado
  • basilico
  • verza
  • pomodorini
  • maionese

PREPARAZIONE:

Prendete le fette di pane e ricopritele con un leggero strato di maionese (per me quella fatta con l’olio di girasole). Componete quindi i tramezzini con fettine di avocado (verde), una foglia di verza (bianco) e i pomodorini (rosso). Et voilà, già pronti!

Quando li ho riposti nella scatola per il picnic, li ho spolverati con dei semi di papavero.

Passiamo ora ad un secondo versatile, facilissimo e velocissimo, non ci crederete!

Polpette di piselli

INGREDIENTI:

  • piselli (una scatola o se freschi ca.200gr)
  • 1 cipolla bionda piccola
  • 1 panino raffermo
  • basilico o prezzemolo o altra erba aromatica
  • olio evo
  • sale
  • pepe

PREPARAZIONE:

In una padella fate rosolare la cipolla tritata e poi unite i piselli, precedentemente scolati e sciacquati. Fate cuocere per ca. 5 minuti a fuoco moderato e regolate di sale e pepe.

In un mixer tritate il panino raffermo e poi unite i piselli e la cipolla (lasciate che si raffreddino un po’ prima di unirli), e il basilico o un’altra erba aromatica a vostra scelta.

Frullate quindi il tutto, assaggiate il composto e regolate di sale e pepe.

Formate delle polpette e adagiatele su una teglia ricoperta con carta da forno. Cuocete in forno già caldo a 180° per 15/20 minuti fino a quando risulteranno dorate.

Se non avete voglia di accendere il forno, potete far rosolare le polpette in una padella con un filo d’olio.

Per questo picnic ho pensato a un piatto che propongo spesso come alternativa al solito riso freddo: il cous cous!

Cous-Cous primavera

INGREDIENTI:

  • 250gr couscous 
  • 250ml acqua 
  • carote 
  • asparagi
  • piselli
  • olio evo
  • sale

PREPARAZIONE:

Tagliate a dadini carote e asparagi e fateli cuocere in una pentola con olio evo, fino a quando non saranno cotti, ma ancora croccanti. Sciacquate i piselli e uniteli alle altre verdure negli ultimi due minuti di cottura, se si tratta di piselli in scatola (prima scolateli e sciacquateli!); se invece si tratta di piselli freschi, sbollentateli prima in acqua calda, scolateli e cuoceteli insieme alle altre verdure. 

In un’altra pentola mettete l’acqua, l’olio e un pizzico di sale e portate ad ebollizione. Quando inizia a bollire, versate il couscous (questa volta ho usato quello integrale, quindi non l’ho colorato con delle spezie) e mescolate delicatamente, finché non verrà assorbita tutta l’acqua, quindi spegnete e lasciate risposare qualche minuto. Sgranate quindi il couscous con una forchetta, unite infine le verdure, mescolate e lasciate raffreddare.

Se trovate il couscous troppo asciutto, quando si è raffreddato, potete condirlo con un’emulsione di olio evo e succo d’arancia.

Torta di mele

INGREDIENTI:

  • 240gr di farina (per me di farro integrale)
  • 100gr di zucchero di canna
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 2 mele
  • 60ml di olio di semi di girasole
  • 100ml di spremuta d’arancia
  • 150ml di latte vegetale
  • 2 cucchiai di sciroppo d’acero (facoltativo)
  • sale

PREPARAZIONE:

In una ciotola mettete tutti gli ingredienti secchi: la farina, lo zucchero, il lievito, la cannella e un pizzico di sale.

In un’altra ciotola o in un becher riunite gli ingredienti liquidi: l’olio di semi di girasole, il latte vegetale, la spremuta d’arancia e lo sciroppo d’acero.

Lavate le mele, eliminate il torsolo e, senza sbucciarle, tagliatele a fettine sottili.

Unite gli ingredienti liquidi a quelli secchi e mescolate bene. Aggiungete poi due terzi delle mele all’impasto e amalgamate il tutto, mescolando delicatamente e cercando di non rompere le fettine di mela.

Versate l’impasto in una tortiera foderata con carta da forno, quindi decorate la superficie con le fettine di mela rimaste.

Cuocete in forno a 180° per 45/50 minuti. Prima di spegnere e togliere la torta dal forno, fate la prova dello stecchino. Lasciate raffreddare la torta prima di servirla.

Baci di dama

INGREDIENTI:

  • 200gr di farina integrale
  • 100gr di nocciole
  • 80gr di zucchero di canna
  • 60ml di olio di semi di girasole
  • 80ml di acqua
  • cioccolato fondente

PREPARAZIONE:

Tritate le nocciole finemente con l’aiuto di un mixer, unitele quindi alla farina e allo zucchero. Unite poi anche gli ingredienti liquidi e amalgamate il tutto.

Con le mani, formate delle palline e posizionatele su una teglia rivestita con carta forno e schiacciatele leggermente, per dargli la tipica forma della metà del bacio di dama.

Cuocete in forno a 180° per ca. 20 minuti.

Mi raccomando, tenete spesso controllato dopo i primi 15 minuti, i biscotti non si devono seccare troppo.

Quando pronti, toglieteli dal forno e fateli raffreddare. Infine unite le due metà con il cioccolato fuso sciolto a bagnomaria.

 

 

Lara Salacucina a sentimento perché non peso, non doso, ma provo, assaggio e ritocco mentre cucino.

Yogini da qualche anno, grazie a Michela che mi ha fatto innamorare di questa disciplina e che ogni tanto cerco di corrompere con qualche esperimento culinario. 😉 Vegetariana, amo mangiare, ma amo altrettanto cucinare per me e per i miei cari ed amici. 

Spero di “soddisfare” i vostri palati e di farvi scoprire che cambiare alimentazione non è assolutamente limitativo, anzi c’è tutto un mondo da scoprire! Ancora oggi, dopo quasi dieci anni di vegetarianesimo, non sono caduta nella monotonia in cucina.

Vi chiedo di seguire le ricette, ma di seguire anche il vostro istinto e le vostre papille, sperimentando! Io sarò assolutamente felice di sentire le vostre opinioni e vedere le vostre rivisitazioni. 

 Vuoi chiedermi qualcosa? Ecco come metterti in contatto con me:

Lara Sala

Lara Sala

Cari Yogis,

bentornati al nostro appuntamento #foodforyogis. Qualche giorno fa vi ho chiesto se avete desideri particolari per questo nuovo articolo e siete stati molto chiari: dolce, salato, ricette veloci e facili. 😉

Quindi presa dai vostri input, ho deciso di creare un menù di Pasqua e uno di Pasquetta.

Iniziamo ovviamente da quello di Pasqua con antipasti, primo e dolce.

Hummus di piselli

Iniziamo con il mio nuovo hummus preferito, che ho sperimentato recentemente, come avrete visto dai miei aperitivi: l’hummus di piselli. Veloce e buonissimo!

INGREDIENTI:

  • 250gr di piselli
  • Avocado
  • Basilico
  • Limone
  • Olio evo
  • Sale

PREPARAZIONE:

In un becher o una ciotola versate i piselli già cotti, la polpa di mezzo avocado e qualche foglia di basilico (non vedo l’ora che ci sia la menta per sperimentare una versione estiva). Se volete potete aggiungere mezzo spicchio d’aglio, io lo evito. Con un minipimer ad immersione iniziate a frullare gli ingredienti, aggiungete poi un filo d’olio, una spruzzata di limone e regolate di sale. Frullate ancora per un attimo, finchè il composto non risulti omogeneo. Se troppo denso, potete aggiungere un goccio d’acqua.

Quando pronto, trasferite l’hummus in una ciotola da tavola e servitelo con cracker, gallette o verdure crude.

Potreste anche servirlo su delle fette di pane tostato con qualche fetta dell’avocado avanzato e magari dei semi misti.

 

Torta salata “corona”

Dato che mi avete chiesto semplicità e velocità, vediamo ora un antipasto super easy con farete un figurone e potrete riutilizzarlo mille volte…lasciate andare la fantasia! Data la forma ho deciso di dedicarlo al nostro carceriere 😉

INGREDIENTI:

  • 1 pasta sfoglia rotonda
  • 1 carota
  • 1 zucchina
  • pomodorini secchi
  • semi misti
  • 2 uova
  • Sale
  • Pepe

PREPARAZIONE:

Stendete la sfoglia sulla teglia del forno e fate 4 tagli (orizzontale, verticale e due in obliquo) di ca.13 cm partendo dal centro. Pelate poi la carota e con il pelapatate ricavate delle fettine sottili, fate la stessa cosa con la zucchina e poi iniziate a disporre le fettine sulla sfoglia piuttosto sull’esterno (dovete lasciare libero lo spazio con i tagli). Prendete i pomodorini secchi e i semi misti e disponeteli qua e là sopra le zucchine e le carote.

Iniziate ora a piegare gli spicchi ricavati dai tagli sulle verdure per cercare di chiudere la sfoglia creando una corona, quindi col foro in mezzo.

Prendete ora le due uova, sbattetele con un pizzico di sale e pepe e poi con attenzione versatele sopra le verdure nella corona. Spennellate poi la superficie della sfoglia con quello che rimane delle uova nella ciotola.

Mette quindi la vostra corona in forno preriscaldato a 180° e fatela cuocere per ca. 35/40 minuti.

 

Risotto primavera

INGREDIENTI:

  • 150gr di riso Carnaroli
  • 1 porro
  • 2 carote
  • asparagi
  • olio evo
  • brodo vegetale

PREPARAZIONE:

Preparate il brodo vegetale: mettete in un pentolino un litro d’acqua e un dado vegetale e portate lentamente ad ebollizione e tenetelo poi in caldo.

Lavate e pulite il porro, togliendo la parte più scura e tagliando la parte bianca a rondelle (spessore ca. 3 mm). Pelate le carote e tagliatele a dadini. Lavate gli asparagi e tagliate i gambi (spessore ca.5mm), tenete da parte le punte che farete rosolare a parte per decorare i piatti.

Disponete tutte le verdure in una padella con filo d’olio e fate rosolare. Unite poi il riso e fatelo tostare per un paio di minuti, tenendo il fuoco moderato. Se volete, a questo punto, potete aggiungere un bicchiere di vino e lasciarlo sfumare.

Iniziate poi ad aggiungere il brodo, un mestolo alla volta (quando il brodo è stato assorbito, aggiungetene un altro mestolo). Il tempo di cottura è di ca. 40 minuti.

A fine cottura aggiungete un filo d’olio, poi alzate la fiamma e mescolate energicamente per un paio di minuti in modo da mantecare il riso. Spegnete la fiamma e lasciate riposare qualche minuto e poi servite.

Plumcake al limone

A questo punto, passerei direttamente al dolce, niente secondo…altrimenti ci ritroviamo tutti in “rotolasana” (cit. Michela). Anche perché so già che non avrete rinunciato alle uova di Pasqua.

INGREDIENTI:

  • 250 g di farina 00 integrale
  • 120 g di zucchero di canna 
  • 80 ml di olio di semi
  • 125gr di latte vegetale (non zuccherato)
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • la scorza grattugiata ed il succo di un limone 
  • q.b. zucchero a velo per decorare

PREPARAZIONE:

Mescolate in una ciotola farina, zucchero e lievito, unite poi i liquidi e la scorza grattuggiata del limone e mescolate finché non otterrete un impasto liscio e omogeneo.

Disponete ora il composto in una teglia per plumcake e cuocete in forno preriscaldato a 180° per 40/45 minuti. Prima di spegnere il forno, ricordatevi di fare la prova dello stecchino. Intanto immaginate il profumo…

 

Cari Yogis,

spero che questo primo menù primaverile vi piaccia e se non avete tutti gli ingredienti, siate creativi, trovate alternative, non uscite per forza a fare la spesa. Se avete dubbi, io sono qui a vostra disposizione.

Ricordate che la primavera è il momento in cui tutto si risveglia e anche noi, come tutti i piccoli germogli, torniamo a nuova vita con rinnovata energia. Quindi non lasciate che questi giorni di isolamento forzato vi scoraggino e vi privino di gioia ed energia vitale. In questo momento delicato, mi auguro che possiate comunque trovare ogni giorno un motivo per essere grati e per sorridere alla vita.

Vi abbraccio

Lara

 

Lara Salacucina a sentimento perché non peso, non doso, ma provo, assaggio e ritocco mentre cucino.

Yogini da qualche anno, grazie a Michela che mi ha fatto innamorare di questa disciplina e che ogni tanto cerco di corrompere con qualche esperimento culinario. 😉 Vegetariana, amo mangiare, ma amo altrettanto cucinare per me e per i miei cari ed amici. 

Spero di “soddisfare” i vostri palati e di farvi scoprire che cambiare alimentazione non è assolutamente limitativo, anzi c’è tutto un mondo da scoprire! Ancora oggi, dopo quasi dieci anni di vegetarianesimo, non sono caduta nella monotonia in cucina.

Vi chiedo di seguire le ricette, ma di seguire anche il vostro istinto e le vostre papille, sperimentando! Io sarò assolutamente felice di sentire le vostre opinioni e vedere le vostre rivisitazioni. 

 Vuoi chiedermi qualcosa? Ecco come metterti in contatto con me:

Lara Sala

Lara Sala

Calor, rubor, tumor, dolor, laesa functio, calor, rubor, tumor, dolor, laesa functio, calor, rubor, tumor, dolor, laesa function

Visto che siamo in un blog di benessere e yoga, qualcuno potrà pensare che sono le parole di un mantra che possiamo recitare per ottenere qualche beneficio.  Queste cinque parole invece sono le cinque manifestazioni dell’infiammazione. Quando abbiamo un trauma o abbiamo una infiammazione in atto il corpo ci parla e lo fa attraverso questi cinque fenomeni.

Per infiammazione, o flogosi, si intende l’insieme delle modificazioni che si verificano in un distretto dell’organismo colpito da un danno di intensità tale da non incidere sulla vitalità di tutte le cellule di quel distretto. Il danno è provocato da: agenti fisici (traumi, calore), agenti chimici (acidi ecc.), agenti tossici e da agenti di natura biologica (batteri, virus ecc.). La risposta al danno è data dalle cellule che sono sopravvissute all’azione di esso. L’infiammazione è una reazione prevalentemente locale.

Il primo segno è CALOR, ovvero il calore. Quando le cellule della parte in questione si attivano, aumentano il loro metabolismo creando una ipertermia locale per intervenire nei confronti dell’agente esterno o interno che ha provocato il danno. Questa attivazione, in genere, provoca un aumento dell’afflusso di sangue nella zona, dando manifestazione al secondo fenomeno che è il RUBOR, cioè il rossore. Nella zona colpita dal danno abbiamo quindi un aumento dell’attività cellulare locale, un aumento del flusso di sangue che veicola l’arrivo di una serie di cellule di difesa per fermare l’agente che ha attaccato l’organismo. Possiamo immaginarci una sorta di sovraffollamento della zona infiammata  che esternamente si manifesta con TUMOR ovvero il gonfiore che indica la presenza di un edema nella zona colpita. Per edema si intende appunto la presenza di liquido intercellulare e intracellulare ricco di cellule immunitarie, vive o morte. A questo punto il corpo, se non l’ha già fatto in maniera non troppo violenta, ci manda un messaggio che in genere non ignoriamo che è DOLOR, appunto il dolore. Il dolore è veicolato dai recettori presenti in ogni parte del nostro corpo ed è un campanello d’allarme per il nostro stato di salute. Abbiamo già visto che il dolore non va ignorato o represso senza capire cosa lo aveva generato, ma va ascoltato e preso in considerazione o addirittura utilizzato come guida per ritrovare il benessere. L’ultima manifestazione del dolore, che è anche la più preoccupante è quella che si chiama LAESA FUNCTIO, ossia la perdita temporanea o permanete, della funzionalità della zona colpita. Quante volte abbiamo avuto il torcicollo, la schiena bloccata, un ginocchio o una caviglia così gonfi da non poterli più muovere o un dolore al piede che ci impedisce di camminare?

In alcuni casi questi fenomeni si presentano in modo progressivo uno dopo l’altro mentre in alcuni casi abbiamo la comparsa simultanea di tutti i fenomeni.

Prendiamo per esempio una tendinite, ovvero una infiammazione nella zona tendinea del muscolo; in genere insorge in maniera progressiva, dandoci prima qualche segnale di calore o rossore dopo uno sforzo e poi manifestandosi con gonfiore e dolore dopo sforzi prolungati e ripetuti fino alla impossibilità di eseguire un movimento specifico a causa proprio dell’infiammazione. In questo caso abbiamo sicuramente un perdita temporanea della funzione che, risolta l’infiammazione, torna ad essere integra.

Nel caso di un trauma invece, come ad esempio una distorsione di caviglia o ginocchio, avremo la comparsa di tutti i fenomeni contemporaneamente. Infatti ci troveremo ad avere una caviglia o un ginocchio caldo, rosso, gonfio dolorante e che non possiamo assolutamente utilizzare. Anche in questo caso siamo in presenza di una alterazione temporanea della funzione che potrebbe anche non recuperare completamente in base al tipo di trauma.

Infine quando il trauma colpisce alcune zone fondamentali del nostro corpo, come un organo interno o il sistema nervoso potremmo arrivare ad un danno che crea una perdita, anche solo parziale, della funzionalità di quell’organo ma che resta permanente. E’ il caso di una ulcera gastrica oppure intestinale, di una ernia discale espulsa con lesione della radice nervosa corrispondente che potrebbe provocarmi la perdita parziale di forza dei muscoli innervati da quella radice nervosa.

Come vi raccontavo la volta scorsa il corpo ci parla, prima ci sussurra con piccoli segnali di calore e rossore, poi comincia ad alzare la voce parlandoci con il dolore e il gonfiore, infine grida aiuto portandoci alla perdita della funzione interessata.

E noi cosa facciamo? Naturalmente ci prediamo cura, ascoltando quello che il corpo ci dice e quando ce lo dice. Continuando a fare prevenzione con uno stile di vita socialmente, fisicamente ed emotivamente sano dovremmo ridurre al minimo gli episodi di dolore acuto legato ad una infiammazione.

Cosa fare in caso di infiammazione?

Quando si presentasse un’infiammazione, il mondo della medicina tradizionale e il  mondo della medicina olistica hanno diversi rimedi da proporci. Ricordo a tutti che diagnosticare un problema e prescrivere il farmaco più adeguato è compito esclusivo del medico generico o del medico specialista al quale ci siamo rivolti.

In caso di una infiammazione provocata da un agente chimico o da un agente batteriologico la prima cura sarà proprio di ordine farmacologico ad azione generale o locale (naturale, omeopatico o chimico).

Nel caso di un trauma o di una lesione legata soprattutto all’apparato locomotorio possiamo intervenire anche con alcuni rimedi locali che possono alleviare i nostri sintomi.

In assenza di lesioni cutanee anche superficiali il primo rimedio è il ghiaccio; ha un grande potere nel rallentare l’afflusso di sangue, contrastare l’aumento della temperatura locale, bloccando quindi il fenomeno infiammatorio e indirettamente riducendo dolore e gonfiore.

Anche i bagni di contrasto possono essere un ottimo rimedio all’infiammazione soprattutto quella articolare e muscolare. I bagni di contrasto consistono nell’immergere la parte interessata dall’infiammazione alternativamente in acqua calda e fredda con un rapporto di uno a tre: un minuto di acqua fredda e tre minuti di acqua calda almeno tre volte. La temperatura dell’acqua fredda dovrebbe essere attorno ai 12°/ 15° mentre quella dell’acqua calda non dovrebbe superare i 36°. Nelle nostre case è difficile avere un’acqua corrente così fredda e quindi sarà necessario aggiungere qualche cubetto di ghiaccio per ottenere la temperatura desiderata. Sarebbe anche ottimale aggiungere un cucchiaio di sale nella soluzione calda in modo da facilitare l’effetto drenante. In caso dovessimo fare bagni di contrasto su una superficie che non possiamo immergere (ad esempio la schiena), potremo utilizzare il doccino, accontentandoci della temperatura più fredda che possiamo ottenere.

Un altro rimedio abbastanza diffuso per le sue proprietà cicatrizzanti e antinfiammatorie sono i cataplasmi di argilla. Il cataplasma è un impacco costituito da farmaci e da una sostanza inerte da applicare sulla pelle. Un tempo si usavano le farine, come quella di riso o di lino, inumidite con un decotto di erbe medicinali. Nel caso dell’infiammazione l’argilla stessa diventa medicamentosa perché ricca di sostanze che rallentano il processo infiammatorio e alleviano i sintomi.  Ci sono diversi tipi di argilla con qualità organiche leggermente diverse, la più indicata nel nostro caso è l’argilla verde ventilata che ha un alto potere antinfiammatorio per l’elevata presenza di silicio e di alluminio e in misura ridotta di altri minerali come ferro, argento e rame. Lo scambio tra i componenti presenti nell’argilla e i nostri sali minerali favorisce l’eliminazione dell’acqua in eccesso e attiva il sistema drenante dell’organismo riducendo così il gonfiore e i sintomi dolorosi legati al trauma. Inoltre abbassa la temperatura locale.

Ma come applicare un perfetto impacco? Quanto lo tengo? Avvolgo la parte nella pellicola o la lascio esposta all’aria? Come sempre il buon senso deve essere la nostra guida.

L’argilla deve essere preparata con poca acqua e dell’olio (due parti di argilla, una di acqua e una di olio potrebbero essere un buon rapporto per cominciare) e può essere conservata in frigorifero per qualche giorno avendo l’accortezza di non esporla alla luce e di non farla entrare in contatto con nessun metallo, sia in preparazione che in conservazione. Potremmo sostituire l’olio di oliva con olio essenziale di cipresso, timo rosso, menta o eucalipto per un maggior potere drenate e rinfrescante, ma fate sempre un prova su una piccola parte per assicurarvi che non vi creino reazioni allergiche o eccessive.
Il fango così ottenuto si applica sulla parte interessata, anche in caso di leggera lesione della cute (in caso di lesione più profonda o sporca consultate un medico esperto di medicina naturale) e si lascia agire. Il mio consiglio è quella di tenerla almeno 30 minuti avvolta in un panno di cotone o di attendere la completa essiccazione se il vostro tempo ve lo permette e se la parte da trattare non è troppo ampia. Rimuovete poi lo strato di argilla (potrebbe esserci un lieve arrossamento) con un panno umido ma abbiate l’accortezza di non farla negli scarichi, potrebbe intasarli nel tempo. Naturalmente non dobbiamo accontentarci di un impacco ma proseguire per alcuni giorni.

Altro rimedio conosciuto per i dolori muscolari e articolari è l’artiglio del diavolo o Harpagophytum procumbens. E’ una pianta perenne, originaria dell’Africa, conosciuta già nei tempi passati dagli uomini di medicina africani. Ha un grande potere antinfiammatorio soprattutto per quanto riguarda l’apparato osteo tendineo e muscolare. Si trova spesso in pomate o unguenti abbinata anche all’Arnica montana. Questa è un’erba appartenete alla famiglia delle Asteracee ha diverse proprietà tra cui spicca quella antidolorifica e antinfiammatoria. Favorisce la cicatrizzazione delle piccole ferite e può alleviare fastidi legati alle punture di insetto o delle piccole scottature.

Un altro rimedio antico ma efficace che è stato riscoperto di recente sono gli impacchi di foglie di cavolo. Il  Cavolo verza della specie Brassìca oleracea, molto caro al dott. Mozzi  (provate a verificare sul suo sito, ne parla abbondantemente) era in passato considerato la cura per molti o per tutti i mali. Naturalmente oggi sarebbe stupito pensare che esista qualcosa che cura tutto ma la composizione di questo ortaggio lo rende adatto nelle diete depurative e sembra prevenire molte malattie degenerative. Non esiste alcuno studio che provi l’efficacia dell’uso locale delle sue foglie ma provate e fatemi sapere.

Possiamo preparare gli impacchi in due modi. Il primo utilizzando le foglie sbollentate e fatte raffreddare e applicate per trenta minuti sulla zona interessata dal dolore. Alla fine dell’impacco la verza potrebbe essere scura e maleodorante perché avrà attirato in superficie le tossine della zona sottostante.

Il secondo metodo consiste nel tagliare le foglie a strisce e appiattendole. Meglio utilizzare una bottiglia di vetro e non con il mattarello in modo da far fuoriuscire il succo ma da non farlo assorbire dal legno. Applicate poi più strati di cavolo ben imbevuto del suo succo, avvolgete in una garza di cotone e lasciate in posa per almeno un’oretta. Anche quando toglierete l’impacco non lavate immediatamente la parte in modo da lasciar agire i principi un pò più a lungo. L’odore non è gradevole ma l’effetto è assicurato. 

 

Non ho la pretesa di conoscere tutti i rimedi anti-infiammatori e antidolorifici ma qui ce ne sono alcuni che io ho sperimentato essere efficaci nella mia carriera. Per cui ora tocca a voi, sperimentate e fatemi sapere!

 

Mara Delaini – Fisioterapista e insegnante di yoga per bambini e adulti. Vive la vita alla ricerca della morbidezza e della leggerezza intesa come capacità di essere lievi anche nelle difficoltà.

maradelaini@gmail.com

Mara Delaini

Una volta iniziato il mio percorso verso un’alimentazione a base vegetale è diventato naturale interessarmi anche alla qualità dei cibi che acquisto e mangio. Vi chiederete, ma come, prima non lo facevi? No, ad essere sincera no!

Ho quindi iniziato a fare un po’ di ricerche e a parlarne con gli amici, e il primo passo è stato quello di andare al mercato per l’approvvigionamento di cibi freschi. Una volta visto che potevo permettermi di fare la spesa ogni 2 o 3 settimane, perché la verdura e la frutta si conservavano tranquillamente, non ho più messo piede al supermercato per l’acquisto dei prodotti freschi. Ovviamente dovrete farvi un po’ l’occhio e imparare a scegliere i banchi con i prodotti più freschi.

Nel frattempo mio padre ha iniziato a dedicarsi all’orto e tuttora mi rifornisce di verdura in estate ed autunno. Non potrei esserne più felice e mi ritengo immensamente fortunata! E consiglio vivamente, a chi ne ha l’opportunità, di fare un piccolo orto, sarà una grande soddisfazione e anche il vostro palato vi ringrazierà!

Ho comunque continuato a fare ricerche, finché ho scoperto il magico mondo della spesa a filiera corta. In cosa consiste? Nel fare la spesa dai produttori locali. Che dire? Fantastico! Fantastico per tanti motivi: per una questione di freschezza, per il rispetto della stagionalità e della varietà.

Non dimentichiamoci che in qualsiasi dieta sana ed equilibrata non possono mancare frutta e verdura, alimenti estremamente benefici, perché ricchi di elementi utili a tante funzioni del nostro organismo. Ormai però si sottovaluta l’importanza di mangiare frutta e verdura di stagione, perché siamo abituati a poter usufruire di fragole e frutti di bosco in pieno inverno, delle arance in piena estate, ecc.

Seguire la stagionalità degli alimenti ci assicura però una dieta varia e ben bilanciata per il nostro organismo. La natura ha, anche in questo caso, un ciclo perfetto: ad esempio, d’estate ci offre frutti ricchi d’acqua e rinfrescanti, mentre d’inverno prodotti ricchi di vitamina C per prevenire i malanni di stagione.

Quindi nei mesi in cui non avevo la verdura dell’orto di papà, ho iniziato a fare la spesa direttamente nell’azienda agricola, dove vengono coltivate frutta e verdura. Vi chiederete come ho fatto a trovarla…è vero che da ragazza di campagna cammino ore ed ore col mio cane per prati e boschi, ma non ho trovato l’azienda agricola per caso, né ho passato in rassegna tutti i casolari del territorio. Ho trovato l’azienda agricola grazie al sito Considero Valore, in cui trovate una mappatura di piccole aziende agricole e altre realtà di artigianato alimentare, che la sua fondatrice Antonella Gallino continua ad aggiornare ed arricchire. Antonella, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, crede molto nel suo progetto che porta avanti dal 2014 con immensa scrupolosità ed attenzione, andando personalmente a conoscere i produttori. https://www.considerovalore.it

L’ultimo passo fatto, di cui sono molto soddisfatta, è stato iscrivermi ad un Alveare, che ha come punto di ritiro il centro sociale a 100mt da casa mia e che per me è come una seconda casa. Il fatto che abbiano deciso di aderire a questa rete di acquisto mi ha resa molto felice ed orgogliosa, e ancor più vedere che molte persone vi aderiscono. Finalmente la gente si sta svegliando!

Tramite l’alveare, tutte le settimane potete fare la vostra spesa online (dal sito o dalla app) scegliendo i prodotti disponibili al momento (frutta, verdura, legumi secchi, riso, pane e farine, carne, formaggi, marmellate, vino, ecc..) e ritirarli nel giorno stabilito direttamente dalle mani dei produttori. Per maggiori informazioni, consultate il sito https://alvearechedicesi.it/it

Ci tengo anche a sottolineare che fare una spesa a filiera corta significa anche dare il proprio contributo all’ecosostenibilità. Perché?

Innanzitutto per la provenienza: acquistando prodotti locali si riduce in modo sostanziale il proprio impatto ambientale riducendo le emissioni causate dal trasporto (inoltre, dopo un lungo trasporto i prodotti avranno perso parte dei loro importanti nutrienti).

Per il packaging: facendo la spesa dai produttori locali riusciamo a ridurre i nostri rifiuti, perché non hanno bisogno di imballi e usano packaging solo se costretti (es. barattoli di vetro per yogurt, marmellate e salse) e spesso ne accettano persino il reso. Per frutta e verdura, per esempio, riutilizzano cassette di legno o al massimo sacchetti di carta (ottimi per conservarle in frigorifero). Carne e formaggi vengono avvolti solo in fogli di carta per alimenti, quindi niente vaschette di plastica o polistirolo e pellicole aggiuntive. Inoltre potete portare le vostre borse riutilizzabili e ritirare il tutto.

Quindi cosa aspettate? Abbandonate i supermercati affollati e andate a conoscere i produttori vicino a casa vostra, non ne rimarrete delusi!

 

Lara Salacucina a sentimento perché non peso, non doso, ma provo, assaggio e ritocco mentre cucino.

Yogini da qualche anno, grazie a Michela che mi ha fatto innamorare di questa disciplina e che ogni tanto cerco di corrompere con qualche esperimento culinario. 😉 Vegetariana, amo mangiare, ma amo altrettanto cucinare per me e per i miei cari ed amici. 

Spero di “soddisfare” i vostri palati e di farvi scoprire che cambiare alimentazione non è assolutamente limitativo, anzi c’è tutto un mondo da scoprire! Ancora oggi, dopo quasi dieci anni di vegetarianesimo, non sono caduta nella monotonia in cucina.

Vi chiedo di seguire le ricette, ma di seguire anche il vostro istinto e le vostre papille, sperimentando! Io sarò assolutamente felice di sentire le vostre opinioni e vedere le vostre rivisitazioni. 

 Vuoi chiedermi qualcosa? Ecco come metterti in contatto con me:

Lara Sala

Lara Sala

 

L’attenzione rivolta oggi al respiro è presente in tantissime pratiche corporee, da quelle più orientali come lo yoga e la meditazione a quelle occidentali come la mindfullness, il training autogeno…

Quello che però noto tra le persone che si rivolgono a me, che anche praticano queste discipline, è la mancata integrazione del respiro durante la quotidianità. Magari ci rendiamo conto che non respiriamo, ma è come se ci dimenticassimo l’importanza che questa mancanza determina nella nostra vita. È come se ignorassimo che tutto parte dal lì. Dal primo soffio che emettiamo quando usciamo dal grande utero materno, il respiro è il nutrimento principale del nostro corpo. Attraverso di lui tutto si muove e tutto vive. Il respiro meccanico che conosciamo, e possiamo osservare dal nostro addome, è quello con cui più facilmente riusciamo ad entrare in contatto, ma tutte le nostre strutture respirano in modo più sottile, a partire dalle cellule.

Il respiro è ciò che ci permette di capire in che stato ci troviamo e ci permette, anche, di modificare questo stato. È il veicolo tramite il quale possiamo entrare in connessione con il sistema nervoso autonomo o vegetativo, che è involontario ed agisce durante la giornata svolgendo le nostre funzioni di base. È anche quel sistema che gestisce la nostra reattività a ciò che succede nell’ambiente esterno, modificando così il nostro ambiente interno. E’ quella bilancia che ci permette di meglio adattarci alle onde della vita, facendoci fluttuare tra stati in cui dobbiamo essere vigili e reattivi e stati in cui, invece, ci è concesso rilassarci.

Lo stile di vita lavorativo o gli eventi pregressi che hanno determinato la nostra crescita potrebbero bloccare questo sistema in uno stato di continua allerta, di continua reazione, portandoci a vivere in una condizione di perenne attivazione con tutta una serie di conseguenze a livello interno, tra cui l’iper-stimolazione del sistema dello stress, anche se l’evento stressogeno effettivo non è più presente. Quindi è come se vivessimo in uno stato di continua attesa che un qualcosa di terribile possa avvenire. Il nostro corpo non può che riorganizzarsi a questo stato inconscio profondo ed una delle prime risposte è proprio il cambiamento nella respirazione.

Pensate a quando accade un qualcosa che vi spaventa tantissimo o quando siete arrabbiati, com’è il vostro respiro? Dove state respirando nel corpo?

Di solito, in questi stati si utilizza una respirazione di tipo toracico, dove le strutture coinvolte sono quelle che dovrebbero essere di ausilio o essere attivate secondariamente rispetto alla struttura principale che dirige la respirazione. Il maestro dell’orchestra respiratoria è il diaframma, un muscolo affascinante sia per la sua anatomia di relazione che le sue molteplici funzioni.

L’etimologia del termine diaframma deriva dal greco: il suffisso dia significa attraverso, mentre fragma significa chiusura.

Questo enorme muscolo permette da una parte ad alcune strutture di passare attraverso di lui, come ad esempio l’esofago, la vena cava, l’aorta grazie a degli iati, dei buchi nei quali queste strutture decorrono, dall’altra però permette anche la separazione tra la parte superiore e la parte inferiore del nostro corpo. Divide, così, la parte toracica, da quella addominale. Da un punto di vista più sottile, può essere considerato come quell’elemento che separa ed unisce il sopra dal sotto, lo yin dalla yang, i centri energetici inferiori da quelli superiori.

AT Still, fondatore dell’osteopatia, disse: “Tutte le parti del corpo sono in relazione diretta o indiretta con il diaframma”. In effetti se osserviamo con attenzione l’anatomia di questo muscolo possiamo notare le sue infinite connessioni. In alto, la porzione della sua fascia di rivestimento più esterna entra in contatto con la fascia dei polmoni, le pleure, ed il rivestimento del cuore, il pericardio. Inferiormente e posteriormente contatta le prime tre vertebre lombari, le coste fluttuanti e due muscoli: l’ileo-psoas e il quadrato dei lombi. Al centro si attacca allo sterno e alle ultime sei coste. Tramite queste prime relazioni dirette entra poi in contatto con altre strutture più periferiche, per citarne alcune:

  • grazie al legame con la fascia dello psoas entra in relazione con la fascia renale,
  • alcune fibre del diaframma partecipano alla formazione della valvola che regola la chiusura tra esofago e stomaco, il cardias, contribuendo così ad una sua ipo o iper-tonicità.

Quando osservate l’anatomia pensate sempre a come un deficit di una zona può ripercuotersi sull’altra, così diventa più semplice riuscire a capire la causa più profonda del dolore che sale in superficie. In questo caso un’ipo-mobilità diaframmatica o un suo “blocco” può portare ad un ipo-mobilità delle strutture con cui si relaziona. Il diaframma risulta centrale nel contribuire alla nostra stabilità posturale. Se non respiriamo bene ed abbiamo i pilastri posteriori del diaframma “di marmo”, sarà normale avere delle vertebre lombari che non riescono a muoversi e magari iniziare ad avvertire mal di schiena. Però potrà essere anche vero il contrario, per mantenere una buona libertà respiratoria, le arcate di psoas e quadrato dei lombi non dovranno essere in tensione, pena il freno della respirazione stessa.

Un altro aspetto importante del diaframma è che con la sua azione di discesa durante l’inspirazione e risalita durante l’espirazione, come uno stantuffo va ad aumentare le pressioni nell’addome, spremendo così gli organi nella cavità addominale e permettendo un ricambio linfatico-circolatorio ed un miglior ritorno di sangue al cuore. Anche qui, si può intuire come una congestione a livello addominale con problematiche di gonfiore, stitichezza o dolore possa essere determinata da un’incoordinazione di questo movimento a pompa.

La psico-neuro-immuno-endocrinologia descrive questo muscolo “come la struttura anatomica PNEI per eccellenza” (La Pnei e il sistema miofasciale: una struttura che connette – Chiera , Bottaccioli et al.). Gli studi sulla sua importanza sono davvero tantissimi poiché anche le sue funzioni sembrano andare oltre a quelle descritte in precedenza. Per esempio, alcuni esperimenti stanno dimostrando come un suo stato di iper-contrazione (come nel caso di una patologia manifesta quale l’asma) possa portare ad un aumento sia locale nel diaframma che sistemico, in tutto il corpo, di cellule infiammatorie, quali le citochine, coloro che danno un messaggio di attivazione ai globuli bianchi. Altri studi evidenziano come l’attività diaframmatica sia connessa a tutti quei centri cerebrali che regolano la gestione dello stress sia fisico che psichico.

Il diaframma è così il nostro centro di vita. Permette un buon mantenimento posturale, un buon funzionamento dei nostri organi ed una migliore regolazione del nostro sistema nervoso centrale. Tradotto: il diaframma ci permette di riequilibrarci attraverso la sua libertà di espressione funzionale, cioè il suo movimento. Respirare ci permette di allentare le tensioni corporee, di migliorare la nostra mobilità e contemporaneamente ci permette di attivare il sistema interno di regolazione della nostra attività psico-emozionale. È la struttura del corpo alla quale tornare in qualsiasi momento per poterci riconnettere a quello stato di calma che ci appartiene. Può essere visto un po’ come la nostra casa, la nostra isola e la nostra sicurezza che sta lì e ci accoglie o consola quando abbiamo bisogno di ritrovare, appunto, il nostro centro.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

366 3402454
val.vavassori@gmail.com
www.valentinavavassoriosteopata.com
osteopatia-Valentina Vavassori

Buon 2020 a tutti. Se avete seguito la nostra rubrica sulla salute vi sarete accorti che stiamo affrontando una serie di tematiche che hanno come soggetto principale il nostro corpo. Vi sarete anche accorti che tendiamo ad avere una visione olistica della persona e quindi a considerarla nei sui tre aspetti fondamentali: il corpo, la mente, lo spirito. E avrete anche notato che a me piace prendere spunto da espressioni comuni e modi di dire per spiegare processi fisiologici più o meno complessi.

Oggi, dopo il periodo natalizio e quindi il consueto carosello di pranzi cene e riunione tra parenti vorrei accogliervi con un detto più che mai famoso: “Quando c’è la salute c’è tutto!”. Vi vedo, avete annuito e sorriso perché non è la prima volta che lo sentite, soprattutto tra quelli che si stanno lasciando alle spalle il periodo scanzonato e spensierato della giovinezza. Ma sarà vero che quando c’è la salute c’è tutto?

Possiamo fare qualcosa per questa salute o siamo in balia del caso, della fortuna, della genetica, di comportamenti adeguati e chi più ne ha più ne metta?

Personalmente sono convinta che sia necessario un buon mix di tutti i componenti che ho citato sopra per avere una vita lunga e in salute ma che anche quando questi ingredienti non siano stati proprio a nostro favore sono convinta si possa scegliere di stare bene. Non ci credete? Proviamo a ragionare insieme.

Nella terminologia medica il corpo fisico viene definito Soma. La parola  σόμα (Soma) deriva dal greco e significa “corpo, aspetto”. Non a caso la parola cromosoma indica una struttura che rappresenta una caratteristica identificativa di una persona e la mappa cromosomica indica tutte le caratteristiche che fanno di quella persona un individuo unico ed irripetibile. Il corpo è la parte più solida del nostro individuo, è ciò che ci mette fisicamente in relazione con gli altri e con il mondo esterno. Ciò che caratterizza il corpo è la presenza di una serie di strutture e meccanismi, di cui siamo più o meno consapevoli, che ci permettono di svolgere tutte le nostre funzioni fondamentali.

Quando tutte le strutture del corpo sono integre (non hanno danni) e tutti i processi fisiologici del corpo funzionano correttamente abbiamo uno stato di salute ottima, stiamo bene e lo deduciamo dal fatto che il nostro soma, il nostro aspetto, è bello in tutti i suoi aspetti, dalla testa ai piedi ed inoltre il nostro umore è sereno e ci sentiamo pieni di energia e di voglia di vivere. Si dice infatti (per fare il verso ad una nota pubblicità) belli fuori puliti dentro.

Può capitare che, a causa di molteplici fattori, sul nostro corpo comincino a comparire alcuni segni che indicano che il nostro stato di salute si sta modificando. Come ad esempio alcuni segni attorno agli occhi, un aspetto diverso della cute in alcuni punti, la presenza di piccole alterazioni all’interno dell’occhio, piccole callosità ai piedi.

In questi casi forse non avvertiamo altri cambiamento importanti, per esempio nell’umore e nella nostra energia vitale, e definiamo il nostro stato di salute buono e andiamo avanti. Potrebbe poi capitare che cominciamo ad avere qualche piccolo dolore articolare o qualche disturbo a carico di un organo ma solo sporadicamente e dando colpa al tempo, alle cattive posizioni o a volte anche all’età, andiamo oltre senza fermarci a capire cosa sta succedendo.

Succede poi che un giorno uno dei nostri dolori cominci a farsi più insistente, che una delle nostre articolazioni si gonfi, che un disturbo organico si manifesti quotidianamente e magari accompagnato da febbre o dolore, spaventandoci e costringendoci a modificare il nostro modo di muoverci o comportarci. Quello è il momento in cui cominciamo ad andare dal medico iniziando un balletto di visite e controlli per verificare il nostro stato di salute. Non in tutti i casi si approda ad una diagnosi, ovvero ad individuare una patologia che causa i nostri sintomi, quello che però accade è che chiediamo che il medico ci prescriva qualcosa per far cessare quel disturbo. E questo, magia delle magie, nella maggior parte delle volte avviene. Torniamo a svolgere tutte le nostre attività in maniera spensierata e (sempre per fare il verso ad un’altra famosa pubblicità) senza perdere nessuna lezione di tennis o l’aperitivo con le amiche.

Accade poi ancora che una mattina, o un pomeriggio o una sera, il nostro dolorino o disturbo ricompare, i soliti rimedi non funzionano più e siamo costretti a fermarci per indagini più approfondite. Scopriamo che ora siamo obbligati a cambiare alcune nostre abitudini perché le ginocchia si gonfiano sempre più spesso, perché la schiena ha i dischi rovinati, perché lo stomaco non può più digerire il nostro cibo preferito e via dicendo. E allora cominciamo ad identificarci con i nostri disturbi, la nostra salute e il nostro umore dipenderanno sempre più strettamente dal comportamento dei nostri malanni (vi inviterei a riflettere sulla parola malanni che a me suggerisce così tanto mali anni, mali negli anni, anni nei mali… insomma vedete voi).

Un processo che potrebbe andare via via sempre aggravandosi e, in alcuni casi, anche a manifestare malattie molto importanti e invalidanti. Sto per caso dicendo che se trascuriamo le occhiaie possiamo arrivare ad avere un tumore? Naturalmente no, ma vi invito ad approfondire il mio ragionamento. Quando la nostra salute peggiora tiriamo in ballo tutto, fisiologia, età, familiarità, stress e via dicendo, accusando il nostro peggioramento della salute a fattori esterni, interni a noi ma che non dipendono dalla nostra volontà. Non decidiamo se invecchiare o se siamo figli di diabetici, cardiopatici, se siamo nati con alcune alterazioni fisiologiche etc. Ma possiamo verificare che non tutti i figli dei diabetici diventano diabetici, non tutte le persone della stessa età hanno gli stessi acciacchi e via dicendo.

In realtà quello che accade è che il nostro corpo (ma anche la mente e lo spirito) ci parlano, ci mandano dei segnali. A me piace pensare che il nostro corpo prima sussurri, poi cominci ad alzare la voce e poi gridi.  Quello che fatichiamo a capire è che il dolore, il gonfiore o la febbre sono dei messaggi e non la malattia stessa. Quante volte diciamo sono malato perché ho la febbre e assumiamo antipiretici come cura? Questo è un atteggiamento errato. Quante volte davanti ad un dolore prendiamo un antinfiammatorio e passato il dolore non ci curiamo più di cosa ci stava accadendo? Non imbrogliate, vi vedo che dite io no io no. Diciamocelo chiaro, a nessuno piace avere la febbre, avere male, non potersi muovere o dover rinunciare ad una fetta di pizza perché abbiamo mal di stomaco e quindi cerchiamo al più presto un modo per spegnere il sintomo. Ma spento il sintomo il corpo ce ne manda uno ancora più importante perché tutti noi abbiamo un meccanismo inconscio di autodifesa molto attivo.

Cosa sto dicendo? Che tutti noi siamo fatti per stare bene e quando il corpo si sente in pericolo, sente che qualcosa potrebbe rovinare il suo equilibrio (fisico ma anche mentale) manda un s.o.s., via via sempre più importante in modo da allontanare il pericolo.

Provo a farvi un esempio: avete prenotato una vacanza invernale in un luogo tropicale e gli amici (invidiosi) vi intimano di non tornare bianco latte come quando siete partiti. Promettete di godervi il sole il più possibile visto che sono un paio di anni che non riuscite ad andare al mare per svariati motivi. Arrivate e vi piazzate al sole, nonostante siate passati dai 5 gradi della pianura padana ai 27 della spiaggia tropicale. Vi idratate, fate il bagno e vi proteggete con una buona crema. La sera tornate in stanza vi sentite accaldati e arrossati ma niente vi impedirà di godervi la serata.

Il giorno dopo stesso copione solo che nel primo pomeriggio cominciate ad avere un pochino di prurito e qualche puntino rosso sulla pelle. Fate qualche commento sul sole che non è più quello di una volta e sul mare che forse contiene qualche sostanza che vi ha creato allergia e magari quei gamberetti che avete mangiato all’aperitivo la sera prima vi hanno creato una piccola reazione allergica, magari siete intolleranti. Per fortuna avete la vostra pomata anti allergica e via. Ve la spalmate e vi rimettete al sole.

Il terzo giorno cominciate ad essere molto arrossati e avete anche un pochino di mal di pancia con qualche scarica poco simpatica e pensate di aver preso un virus intestinale e correte subito a bloccare questo disturbo con un farmaco adatto. Ma siete ai tropici e non potete rinunciare al sole, al bagno e a quell’aperitivo dolce a bordo piscina con la musica e il ballo. Conclusione il quinto giorno avete la febbre e dovete passare il resto della vacanza in camera. Tornate e raccontate che nei paesi tropicali non ci si può fidare a bere l’acqua del rubinetto e che forse la cucina internazionale non fa per voi.

Quello che in realtà è accaduto è che non eravate pronti per una esposizione prolungata al sole, eravate stanchi e magari anche con le difese immunitarie basse. Il sole ha fatto da vivaio a batteri e virus che già avevate e la scarsa cautela nella esposizione ha innescato un meccanismo a catena che voi avete ignorato in nome della meritata vacanza e del divertimento. Ma il corpo ha vinto perché davanti alla febbre vi siete fermati. Avevate demandato la salute a rimedi farmacologici (naturalmente corretti e benvenuti) ma avete evitato di cambiare le vostre azioni e le vostre abitudini. Non avete agito in maniera attiva ed efficace a preservare la vostra salute.

Naturalmente ho esagerato ma il nostro corpo si comporta così se noi siamo irresponsabili, cioè se non vogliamo assumerci le nostre responsabilità. Se siamo

stanchi dobbiamo riposare, se abbiamo fame dobbiamo mangiare, se un alimento ci fa male dobbiamo evitarlo e se una persona è nociva per noi dobbiamo allontanarci.

Ma allora cosa significa quando c’è la salute c’è tutto? Come possiamo far avverare questa affermazione? Naturalmente ascoltandoci, essendo consapevoli di come funziona il nostro corpo e di quali sono le attenzioni che dobbiamo avere nel momento in cui ci manda qualche segnale. Facendo molta attenzione ad accogliere gli s.o.s. che ci manda in modo da non trovarci in difficoltà peggiori solo perché abbiamo ignorato i primi sintomi. Ascoltarsi significa decidere di affrontare il problema alla radice senza spegnere il sintomo. Significa divenire consapevoli della presenza di una disarmonia e agire attivamente per riequilibrare il sistema  senza demandare ad altri o altro la nostra salute. Prenderci cura di noi stessi significa capire cosa non sta funzionando e agire di conseguenza per riportare l’organismo alla salute.

Nel mese di febbraio affronteremo proprio il tema dell’infiammazione, di come evitare che un dolore muscolare o articolare organico si trasformi in una lesione cronica o addirittura irreversibile.

 

Mara Delaini – Fisioterapista e insegnante di yoga per bambini e adulti. Vive la vita alla ricerca della morbidezza e della leggerezza intesa come capacità di essere lievi anche nelle difficoltà.

maradelaini@gmail.com

Mara Delaini

© VivoYOGA | p.i. 03554400139 | Privacy Policy | Cookie Policy