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Uno sguardo all’energia degli alimenti d’autunno
La visione della MTC – Medicina Tradizionale Cinese

“E’ Autunno, cosa mangio?”

Questa domanda mi viene fatta molto spesso. E la risposta non è così semplice.

A me piace considerare ogni individuo come unico, e vi assicuro che non ci sono cibi che fanno male a tutti, o bene a tutti. Eccetto ovviamente zucchero bianco e tutti gli additivi chimici tra coloranti, conservanti e simili.

Siamo unici, il nostro corpo è unico. Abbiamo costituzioni fisiche molto differenti, e per ognuna ci sono rimedi e alimenti più specifici. Inoltre dobbiamo prendere in considerazione segni e sintomi presenti, e per questo va fatta una considerazione individuale.

Concentriamoci quindi sul prevenire. Per prevenire sintomi, disturbi e squilibri, uno dei consigli più importanti che posso dare è seguire i ritmi della Natura.

Qualcuno so già che strabuzzerà gli occhi, eppure è così: Madre Natura ne sa molto più di noi! E quando si manifestano dei disturbi, è perché per lungo tempo non abbiamo seguito i suoi ritmi.

Cosa accade in autunno?

In questi mesi avviene il raccolto, immagazziniamo il più possibile per prepararci all’inverno, e ci si ritira in casa davanti al focolare.

Penso che l’autunno sia più uno stato d’animo che una stagione.
Friedrich Nietzsche

In Medicina Tradizionale Cinese l’autunno è collegato al Movimento Metallo, associato agli organi Polmone e Grosso Intestino, che collegano l’interno con l’esterno (come anche la Pelle, anch’essa parte di questo Movimento).

Servono a “rielaborare” (aria e nutrimenti) per poi “lasciar andare” le sostanze di scarto. Tutto questo avviene anche a livello emotivo. Quando arriva questa stagione, tutto il nostro essere lavora sul trasformare le esperienze vissute e sul lasciar andare ciò che non ci serve e non ci nutre più, a livello sia fisico che emotivo che mentale.

Per questa ragione in questi mesi dell’anno diventiamo più introspettivi e ci chiudiamo. Questa situazione può essere comunemente collegata a forme depressive. E se per te fosse semplicemente la risposta fisiologica ad un bisogno di “andare dentro”? Interiorizzare il vissuto per rielaborarlo. Prenderti del tempo per te stesso, rallentare, trovare uno spazio protetto dove prenderti cura di te.

E molto probabilmente i ritmi serrati della vita quotidiana non te lo permettono, e tutto il tuo sistema si ritrova sovraccaricato da impegni e responsabilità. Quando facciamo resistenza a questo naturale movimento introspettivo, il corpo ci porta ad essere maggiormente stanchi, giù di tono e indeboliti.

In questo periodo il corpo ha bisogno di introdurre calore, sotto forma di cibi cotti e di natura calda. Se ci sentiamo attratti da alimenti di natura fredda (ad esempio frutta tropicale), potrebbe esserci uno squilibrio interno. Con il calo di temperature esterne, un corpo in equilibrio dovrebbe infatti segnalarci di aver bisogno di calore.

Alcuni disturbi frequenti legati a Polmone o Intestino, come raffreddore (anche con presenza di muco) o feci sfatte, servono ad espellere il freddo e l’umido in eccesso. Anche il pianto ha spesso questa funzione.

A maggior ragione, se compaiono i primi segni di raffreddamento, i cibi di natura fredda andrebbero eliminati. Da gelato a latticini e tutto ciò che evidentemente è freddo, e anche tutta la frutta e verdura tipicamente estiva. In estate c’è bisogno di raffreddare, quindi ciò che Madre Natura ci fornisce in quella stagione, non può andare bene ora. Andrebbero quindi eliminati i pomodori (sì, hai letto bene!), melanzane, cetrioli, peperoni, insalatone e tutta la frutta tropicale!!

In questo periodo è meglio scegliere tempi di cottura più lunghi, come stufati e zuppe, che riscaldano e sono facilmente digeribili. Ora dobbiamo fare attenzione non solo alle temperature che si abbassano, anche alla secchezza, che può indebolire Polmoni e Intestino Crasso.

Quindi è buona norma scegliere alimenti yin, di natura umida, come aglio, cavoli e broccoli, porri e cipolle, zucca e patate dolci, uva, pere, e inserire tisane calde e un po’ di spezie, che vanno a scaldare, senza esagerare però, per non rischiare di peggiorare la secchezza.

Broccoli, Cavoli e Cavolini di Bruxelles

Ottimi per trasformare e muovere l’umidità, idratando l’Intestino Crasso e possono essere di grande aiuto in caso di stitichezza. Sul Polmone hanno grande capacità di protezione e in caso di disturbi respiratori e asma andrebbero assunti spesso.

Aiutano la digestione, proteggono le mucose di stomaco e intestino, e il sistema immunitario. Inoltre non dimentichiamoci della presenza di sulforafano, che li rende degli ottimi alleati nella protezione da cellule tumorali, soprattutto del sistema digestivo.

E per il basso contenuto calorico sono ottimi se non si vuole aumentare di peso!

Cachi

Tonificanti di Polmoni e Intestino Crasso, sono indicati per sedare tosse sia secca che produttiva e sciogliere catarro. Se ben maturi, sono ideali in caso di stitichezza.

Sono una bomba di vitamine, sali minerali e… calorie!

Castagne

Di natura tiepida, possono scaldare il corpo con moderazione. Sostengono la digestione e la flora batterica intestinale. Importanti durante l’allattamento, in caso di anemia, disturbi mestruali, emorroidi e sanguinamenti.

Inoltre sono fantastiche per prepararci all’inverno perché tonificano i Reni… Questo lo vedremo nella prossima stagione!

Mandarini

Favoriscono la digestione, rafforzano il sistema immunitario, migliorano la vista, pelle e mucose. Tonificano il Polmone anche in caso di asma e bronchiti: consiglio l’utilizzo della scorza di mandarino. Usati anche in disturbi dell’umore, come ansia, insonnia e depressione (usa anche l’olio essenziale!)

Melograno

E’ considerato un superfood per l’incredibile quantità di nutrienti e quindi di proprietà: protettivo neiconfronti dell’aterosclerosi, tumori e numerose malattie degenerative, riduce il rischio cardiovascolare, anche abbassando la pressione sanguigna. In medicina ayurvedica viene ampiamente utilizzato per favorire la fertilità, ed è infatti regalato come auspicio per una prole numerosa.

E’ un vero toccasana per la nostra salute e ti consiglio di utilizzarlo, oltre che per dare un tocco in più sgranato in insalate e altri piatti, sotto forma di succo fresco e estratti, anche tutti i giorni.

Pere

Ne esistono di molte varietà, e tutte sono perfette per questa stagione perché hanno esattamente le caratteristiche che servono all’essere umano in questi mesi dell’anno: tonificano Polmoni e Intestino Crasso, portano yin, umidità, idratando le mucose.

Uva (soprattutto quella rossa)

Nutre lo yin, liquidi e Sangue, idrata Polmoni e Intestino, è il frutto per eccellenza simbolo dell’autunno. Umidifica la gola secca, anche in caso di tosse secca, e ottima per feci secche. Importante per contrastare disturbi cardiovascolari, come l’arteriosclerosi, migliorando la fluidità del sangue. L’uva rossa è indicata anche in menopausa per contrastare gli effetti della secchezza, le caldane, sudorazione notturna e irrequietezza.

Inoltre tonifica ossa, muscoli e tendini.

E masticando i semi, si può avere giovamento anche su pelle e capelli.

Zucca

Tonifica il Qi, dando energia per combattere la stanchezza fisica e mentale. Sostiene la digestione e aiuta a regolarizzare la glicemia.

Perfetta per questa stagione: è espettorante, calma la tosse, scioglie il catarro ed è un importante antinfiammatorio (quest’ultimo soprattutto se usata cruda, anche aggiunta a succhi e estratti).


Avrai forse notato che molti di questi alimenti hanno un notevole apporto calorico, questo perché ci servirà energia per mantenerci sani e forti durante l’inverno. Ci servono alimenti che ci radicano, che ci portano dentro.

Quindi le diete ipocaloriche sono estremamente sconsigliate in questo periodo!

In questi mesi ti consiglio la combinazione di pere (sia crude che cotte), miele e noci, se vuoi anche sotto forma di frullato, per idratare i Polmoni in caso ad esempio di tosse secca (e per prevenire se tendi ad avere questo disturbo), e in caso di stitichezza. Se la stitichezza, e quindi la secchezza a livello dell’intestino, persiste, puoi aggiungere a questa combinazione anche kiwi, prugne secche e semi di lino, tutto frullato, mangiato per più giorni consecutivi, meglio se accompagnato da una bella tisana calda.

E per mantenere il sistema immunitario sano e forte, ogni mattina al risveglio, a digiuno, prendi una bella tazza di acqua calda con succo di limone, miele (da aggiungere quando l’acqua non è bollente, ma già alla temperatura giusta per essere bevuta), zenzero, curcuma e un pizzico di pepe nero. Da assumere per tutto l’autunno e inverno!

Queste sono indicazioni generali. Come dicevo all’inizio, siamo unici, ed è importante fare una valutazione personalizzata. Se vuoi saperne di più, contattami, sono a tua disposizione!

 

Deva Daniela Spagnoli – Da 15 anni sono consulente di alimentazione e medicina tradizionale cinese, con un occhio particolare verso intolleranze e detossificazione.
Nel 2011 ho creato Equilibrium, centro di discipline bionaturali, per essere circondata da un qualificato team multidisciplinare di professionisti, per garantire ai clienti il massimo supporto nel ritrovare salute e benessere.

Sono anche counsellor olistico e oltre alle sessioni individuali propongo gruppi di costellazioni familiari e sistemiche, di meditazione, di crescita personale e spirituale, cerchi di donne e per coppie, sia in Italia che all’estero.
Faccio inoltre parte del team internazionale di Deepdive, un importante e profondo percorso di crescita interiore.

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daniela.spagnoli@gmail.com

Centro Equilibrium

Buon giorno a tutti: mi chiamo Mara e sono una fisioterapista, insegnante di yoga per adulti e bambini. Grazie a Michela di Vivoyoga avremo la possibilità di utilizzare questo spazio per informarci e confrontarci su alcuni temi riguardanti la nostra salute psicofisica.

Frequento palestre e istituti di riabilitazione ormai da parecchi anni (mi sono diplomata del lontano 1995) e una delle espressioni che mi sono sentita ripetere più spesso è: “guardi che io ho la cervicale!” oppure “guardi che ho la lombare” oppure “mio figlio soffre di cifosi, mia madre ha la lordosi”… Poche cose come queste espressioni mi fanno sorridere perché la mia risposta è sempre: “meno male che ce l’ha!”.

Ora voi starete pensando che sono una squilibrata; voi mi dite che avete un problema e io vi rispondo che è una benedizione?

Vi svelo un segreto: avere la cervicale, la lombare, la lordosi o la cifosi è FISIOLOGICO cioè normale, quello che invece non è buono sono i dolori, fastidi o alterazioni della colonna cervicale.

Facciamo un passo in dietro cercando di capire cosa si intende quando parliamo di “cervicale” (e quindi anche degli altri termini citati sopra).

Le maggior parte delle persone che non ha fatto studi specifici del settore medico sportivo, quando parla di cervicale si riferisce ad essa come se parlasse di una malattia, ad esempio ho il raffreddore, ho mal di pancia, ho la cervicale. Le persone che hanno fatto studi specifici come il medico, il fisioterapista, l’osteopata, l’estetista, l’istruttore di ginnastica o di yoga, quando parlano di cervicale (o quando ne sentono parlare) pensano ad una parte della nostra colonna, ossia il tratto cervicale della colonna vertebrale oppure, nel caso di lordosi e cifosi, di curve fisiologiche della colonna stessa.

Mi spiego meglio: possiamo immaginare, semplificando al massimo, che il nostro corpo sia formato da strutture fisiche di diverse consistenze. Abbiamo strutture dense come le ossa, strutture più morbide come i muscoli e gli organi e strutture più liquide come il sangue e la linfa. Il tutto organizzato in sistemi e apparati. A tutto questo dobbiamo aggiungere che, in medicina, tutto ciò che appartiene alla normale costituzione e al normale funzionamento del corpo si definisce fisiologico. Ad esempio tutte le persone che nascono sane hanno caratteristiche comuni (uguali ma con delle piccole varianti che fanno di noi esseri esclusivi). Tutti abbiamo una testa, un busto, due braccia , due mani, due gambe e via dicendo. Lo stesso vale per le ossa, gli organi e tutti gli altri apparati.

Per tornare a noi, tutti abbiamo una colonna vertebrale.

Ma cos’è la colonna vertebrale? A cosa serve?

La colonna vertebrale è il principale sostegno del corpo degli esseri vertebrati.

Si perché il mondo si divide in animali vertebrati e invertebrati. Vertebrati cioè provvisti di vertebre, di colonna vertebrale e che sono in grado, generalmente, di spostarsi autonomamente nello spazio (tutti gli animali e l’uomo). Invertebrati  cioè sprovvisti di tale colonna come gli organismi unicellulari  (ad esempio i batteri, alcuni parassiti) che, nella maggior parte dei casi, hanno bisogno di un ospite o di un veicolo per spostarsi e sopravvivere. Non è insolito sentir dire ad una persona  “ sei un invertebrato, sei uno smidollato” quando lo si vuole definire senza sostegno, senza volontà di muoversi e di affrontare la vita.

La colonna vertebrale ha una funzione di sostegno, protezione, movimento ed è situata nella parte posteriore del nostro corpo, la schiena. Sostegno perché è lei responsabile della nostra capacità di mantenere il busto (la schiena diritta) e di farci stare seduti, grazie alla sua forma. Le vertebre sono infatti impilate una sopra l’altra a formare una colonna. Inoltre le vertebre del tratto dorsale hanno una articolazione con coste a sostegno della gabbia toracica.

Protezione prima di tutto perché nella zona toracica , sostenendo le coste, aiuta a proteggere organi vitali quali il cuore e i polmoni, secondariamente perché le vertebre, nella parte posteriore,  si chiudono a formare un canale chiamato canale midollare, nel quale scorre il midollo spinale fondamentale per la comunicazione tra il cervello e la periferia del nostro corpo.

Infine la colonna ha una funzione di movimento perché attraverso di essa possiamo mettere in comunicazione gli arti superiori e gli arti inferiori tra loro e muoverci nello spazio.

La colonna vertebrale prende questo nome dalle ossa che la compongono: le vertebre. La colonna vertebrale umana è costituita da 33/34 vertebre (7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali e 4-5 coccigee) intervallate da una parte più elastica e cartilaginea detta disco intervetebrale.

Le vertebre sacrali e coccigee formano l’osso sacro, che è posizionato, come una chiave di volta, tra le ossa del bacino. In questo articolo tralasceremo volutamente questo tratto della colonna per occuparcene in maniera specifica e ci occuperemo quindi essenzialmente delle vertebre cervicali, dorsali e lombari.

Non andremo in dettagli troppo tecnici sulla descrizione della forma delle vertebre, ma è necessario sapere alcune cose. Le vertebre non sono tutte uguali e si differenziano, lungo la colonna, in base alla loro funzione, cioè in base al ruolo che devono svolgere. Le vertebre cervicali hanno una funzione di protezione e di movimento e quindi sono più piccole ma con una parte posteriore molto sviluppata per proteggere meglio il midollo spinale. Le vertebre lombari hanno funzione di sostegno  e quindi sono più grandi con una capacità ridotta di movimento (attenzione ridotta rispetto a quelle cervicali ma non piccola o assente)

Le vertebre dorsali svolgono tutte e tre le funzioni ma in misura diversa dall’alto verso il basso per cui: le vertebre dorsali superiori, che hanno maggiormente funzione di protezione e movimento, assomigliano a quelle cervicali mentre quelle inferiori, che hanno maggior funzione di sostegno e movimento,  assomigliano alle vertebre lombari.

Affrontiamo ora un altro elemento fondamentale della colonna: il disco intervertebrale. Se la funzione di protezione, viene garantita dalla forma della parte ossea le funzioni di sostegno e movimento sono garantite dalla presenza di questo cuscinetto cartilagineo che permette alla colonna di muoversi e assorbire gli urti generati dal movimento o dal carico.

Cosa significa? Significa che questa struttura, costituita da una parte esterna cartilaginea (come la punta del naso e la parte superiore delle orecchie per intenderci) chiamata anulus fibroso e da una parte interna gelatinosa ( proprio come il gel per i capelli ) chiamata  nucleo polposo è responsabile della capacità della nostra colonna di compiere piegamenti in avanti, indietro, in laterale e di torsione a destra e a sinistra.  Trasforma la nostra colonna da un bastone rigido e statico, quale sarebbe se fosse composta solo dalle vertebre, in un sistema elastico e flessibile  e dinamico quasi come una molla.

Questo avviene grazie alle capacità elastiche del disco ma anche grazie alla forma della colonna vertebrale.

Infatti osservando la colonna su un piano frontale (da davanti o da dietro) la colonna è  fisiologicamente diritta, troviamo infatti una alternanza di vertebre e dischi, più piccoli verso l’alto e più larghi verso il basso posizionati l’uno sull’altro come in una torre fatta di mattoncini.  Se , invece, osserviamo la colonna su un piano sagittale (di fianco) vediamo che la colonna presenta delle curve.

Queste curve sono chiamate lordosi cervicale, cifosi dorsale, lordosi lombare e cifosi sacrale.

La lordosi cervicale e la lordosi lombare sono curve con concavità posteriore mentre la cifosi dorsale e la cifosi sacrale sono due curve con concavità anteriore. Queste curve che devono essere presenti in ogni colonna lombare sana le donano quella caratteristica forma a molla che permette di muoversi e sostenere il peso del corpo senza troppo sforzo.

Rileggendo quanto fin qui descritto mi rendo conto che non per tutti può essere facile capire la complessità di un sistema che collega il nostro corpo dalla testa ai piedi e che garantisce contemporaneamente stabilità, protezione e movimento, però tutto ciò ci rende chiaro che la colonna vertebrale gioca un ruolo fondamentale nella nostra salute e che è necessario prendercene cura tenendo conto proprio dei suoi aspetti costitutivi e funzionali. Semplificando dovrò, nella mia quotidianità e nella mia attività fisica, fare attenzione a quegli aspetti che possano mantenere la mia colonna flessibile, stabile e con una forma il più possibile vicino a quella fisiologica. In quel caso allora potrò dire di avere una cervicale sana e flessibile e di avere cifosi e lordosi nei punti giusti e di avere una colonna lombare forte e mobile e sana con dischi vertebrali robusta ma elastici.

A questo punto anche voi , come me , sorriderete nel sentire la famosa espressione: “ ho la cervicale”.

 

Mara Delaini – Fisioterapista e insegnante di yoga per bambini e adulti. Vive la vita alla ricerca della morbidezza e della leggerezza intesa come capacità di essere lievi anche nelle difficoltà.

maradelaini@gmail.com

Mara Delaini

‘’Con la mano di ferro della volontà sbarrai il cancello della memoria chiudendo fuori il passato con tutte le sue vecchie idee. La mia anima assunse un’attitudine ricettiva, il mio orecchio si mise in sintonia con la ritmica armonia della Natura… […] Il mio spirito era travolto dall’incommensurabile grandezza del piano divino su cui è costruito l’universo.’’

Andrew Taylor Still
Dalle aride ossa all’uomo vivente – John Lewis

 

Incontrare l’osteopatia è stata la mia porta d’accesso alla comprensione che il nostro corpo, ossia la materia di cui siamo fatti, è animata da un qualcosa d’immenso, la Vita,  che la malattia è solo una manifestazione dello scompenso di questo sistema materia e spirito, e che il corpo stesso possiede tutti gli elementi necessari per la propria guarigione.

Fu da questi presupposti che nacque la filosofia osteopatica. Alle dieci del mattino del 22 giugno 1874, AT Still, medico allopatico americano, ebbe un’illuminazione, che avrebbe rivoluzionato il suo modo di aiutare le persone.

Di famiglia metodista, nato durante la guerra di secessione americana, Still rifiuta subito l’idea di adottare i trattamenti medici allopatici dell’epoca, che prevedevano usi di alcolici o chirurgia d’amputazione. Osservando la Natura degli elementi, studiando con ossesso il binomio anatomia e fisiologia umana, vivendo per un periodo a stretto contatto con gli Indiani d’America del territorio del Nebraska che gli trasmettono una visione unitaria della Vita e la concezione di macrocosmo nel microcosmo, capisce che per aiutare le persone a guarire ed avere una qualità di vita in salute e soddisfacente, non ci si può soffermare al sintomo di dolore che la persona riporta e valutare solo l’area in cui questo si manifesta.

Per l’epoca in cui vive, dove i paradigmi filosofici orientano la filosofia della scienza verso visioni sempre più meccaniciste e riduzioniste, in cui il corpo, cioè la materia, viene denigrato a favore dell’intelletto e della mente, i concetti di unione che Still propone lo fanno apparire come uno stregone ed un ciarlatano, tanto che l’ambito scientifico dell’epoca scredita il suo lavoro.

Nonostante questo, Still continua le sue ricerche. Intuisce come il sistema nervoso e il sistema immunitario riescano a comunicare e come tutto il corpo fisico si basi su sistemi di comunicazione a feedback, anticipando ad esempio la moderna psico-neuro-immuno-endocrinologia.

‘’Noi parliamo di malattia quando dovremmo parlare di effetto; perché la malattia è l’effetto di un cambiamento nelle parti di un corpo fisico. La malattia in un corpo anormale è tanto naturale quanto la salute se tutte le parti sono al loro posto.’’ 

Osteopatia, ricerca e pratica – AT Still

Questi i fondamenti da cui parte per giungere poi alla scoperta che caratterizzerà i principi filosofici della sua pratica osteopatica. Quello che nota è che quando il corpo sviluppa una patologia, questa presenta non solo segni interni (come quando abbiamo la polmonite che ad un esame radiografico si evidenziano i segni di sofferenza polmonare), ma comporta delle modificazioni strutturali di ossa, muscoli, legamenti, tessuti fasciali, visceri, ossia di tutte quelle strutture che entrano in relazione con la zona malata e che, quindi, trattando queste alterazioni si può risolvere la patologia presentata. Nota anche che il processo può svilupparsi al contrario, ossia dopo un traumatismo (come una caduta sul sedere o un incidente in auto) le modificazioni della struttura causate dall’energia accumulata dal corpo in seguito all’impatto possono facilitare o predisporre l’esordio di una patologia in cui quella zona del corpo non sta funzionando più in modo fisiologico.

Questo l’altro grande pilastro osteopatico, la funzione collegata alla struttura. Che cosa significa? Significa che qualsiasi alterazione della struttura del corpo ne altera anche la funzione e alternandone la funzione, se ne modifica conseguentemente la struttura, esitando in patologia.

‘’Aggiustamento osteopatico significa sistemazione del corpo in modo che la normale attività sia sufficiente a dare forza nervosa uguale alla domanda per la costruzione e a mantenere il corpo o l’organo in buone condizioni di salute eliminando tutte le impurità prima che diventino oppressive o per quantità o per cambiamenti chimici distruttivi e mortali derivanti dal ristagno di liquidi del corpo.’’

Osteopatia, ricerca e pratica – AT Still

Ad oggi l’osteopatia sta subendo una ‘’denaturazione’’ della sua struttura originaria riducendola ad una terapia manuale che si ferma alla generica manipolazione dei tessuti, trascendendo l’individuo come uno e il suo benessere come mantenimento della comunicazione, del movimento e della fisiologia di tutte le parti che lo compongono.

L’evidenza che una malattia, un dolore o un sintomo del nostro corpo fisico non siano altro che la risposta sommatoria a tanti fattori differenti, non dipendenti solamente dal corpo stesso, è una visione ancora molto lontana. Siamo abituati a pensare che se un mattino mi sveglio e ho dolore al ginocchio, allora il mio problema sarà nel ginocchio. Il vecchio paradigma filosofico-scientifico affonda ancora le sue radici nella nostra cultura occidentale, che definiamo avanzata. Non siamo ancora istruiti sul fatto che il dolore al ginocchio possa dipendere da una problematica dell’anca, oppure da una patologia pregressa al rene che ha lasciato un’ipomobilità nella zona o dalla resistenza che sto offrendo emotivamente a muovermi in una certa direzione o al mese pregresso in cui ho vissuto di birra e hamburger.

Tutto questo è ciò che un osteopata prende in considerazione durante il primo colloquio con la persona che lo contatta: partendo dal messaggio che il corpo mostra, ossia il sintomo, cerca di risalire alla causa originaria indagando il funzionamento del sistema mio-fasciale, cranico, viscerale e fluidico nel suo insieme in relazione al sistema di vita della persona.

E come lo fa? L’anamnesi, ossia la ‘’chiacchierata’’ che si fa ad inizio della sessione, può essere utile per indirizzare l’idea di trattamento, ma sono le mani, gli strumenti che l’osteopata usa per capire cosa il corpo sta comunicando. Il primo contatto, quindi, è l’ascolto del paziente, non con le orecchie, ma con il tocco. Solo attraverso il tocco, l’osteopata è in grado di capire di cosa il corpo necessita. Ed è per questo che se andate dall’osteopata ed avete mal di schiena, ad esempio, è probabile che vi tratti il cranio o viceversa. Il nostro corpo è ricco di connessioni, la postura della persona parla del suo vissuto, di come è stata fino a quel momento, di come si è curata ed amata. Il nostro corpo all’esterno manifesta come sta il nostro interno.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

366 3402454
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www.valentinavavassoriosteopata.com
osteopatia-Valentina Vavassori

“La natura è il medico delle malattie.
Il medico deve solo seguirne gli insegnamenti.” 

Ippocrate

Nella cultura orientale il corpo fisico è da sempre considerato in relazione ad un campo più sottile ed energetico, che tutto permea, e che lo avvolge come un secondo corpo. E’ questo corpo energetico ed invisibile che regola il sistema fisico ed è a sua volta strettamente influenzato dallo stato psichico/emotivo dell’individuo.

In oriente dunque la salute viene da sempre considerata nel complesso dei diversi sistemi che costituiscono l’essere umano. Corpo, mente ed emozioni lavorano in sinergia, influenzandosi a vicenda, in un complesso sistema di interazioni che rendono impossibile valutare uno senza coinvolgere l’altro.

La nostra medicina al contrario, tende a curare il sintomo in una sempre più accurata ricerca alla specializzazione, scordandosi la visione d’insieme. Non è strano da noi che un medico altamente specializzato non sia in grado di vedere “oltre il suo naso” inteso come il suo campo di competenza. Per questo ci ritroviamo spesso a venir “sballottati” da un medico all’altro, da un esame all’altro, sotto gli occhi impersonali di chi osserva il sintomo che stiamo manifestando o la cartella clinica scordando di guardare la persona che ha davanti.

 

Ma è sempre stato così?

Se diamo uno sguardo al passato alle origini della medicina troviamo che sia in Grecia che in Cina era frequente che i medici fossero al tempo stesso filosofi e viceversa, che filosofi e letterati avessero una forte cultura medica (come Aristotele).

La medicina greca aveva un approccio alla prevenzione e alla terapia chiamato diaita, ovvero “modo di vita”, o “regole di vita”, che introduceva l’idea di fondo di orientare la vita del paziente nella sua interezza e non semplicemente nel dare consigli limitati a periodi di malessere o convalescenza. Questo comportava l’intenzione di pianificare la vita, soprattutto alimentare, secondo il trascorrere dell’anno.

Questo approccio lo possiamo trovare in molte opere di Ippocrate, che accusava la vecchia medicina di limitarsi alla farmacologia e di non dire niente su quelle attività che hanno una forte influenza sulla salute: l’alimentazione, i bagni, gli esercizi per il corpo e per la mente, il sonno, l’attività sessuale. Ippocrate sosteneva l’idea che il corpo umano fosse animato da una forza vitale volta al costante riequilibrio delle disarmonie del corpo e che per questo la guarigione da una malattia andava ricercata nello stimolare questa forza vitale e non sostituirsi ad essa. Secondo questa concezione, sia la malattia che la salute di una persona dipendevano da circostanze insite nella persona stessa.

E’ famoso il detto di Ippocrate: “Prima di guarire  qualcuno, chiedigli se è disposto a rinunciare alle cose che lo hanno fatto ammalare.”

Anche in Cina seguivano questo stesso approccio chiamato da loro yangshen, “nutrizione della vita”, che riguardava la salute dell’individuo durante tutto l’arco della vita e non come qualcosa a cui riferirsi nel caso di comparsa della malattia.

E’ noto il detto cinese che dice “il medico viene pagato solo se la persona che ha in cura non si ammala”.

I pilastri fondamentali della salute per i cinesi sono:

  • il rispetto dei ritmi naturali, di cui il sonno svolge un ruolo centrale
  • la gestione delle passioni tramite l’uso di tecniche di respirazione, meditazione e visualizzazione
  • l’esercizio fisico sotto forma di movimenti che facilitano la circolazione dell’energia (il qi) sbloccandone i ristagni e gli accumuli. Questi esercizi venivano chiamati daoyin in epoca antica e più recentemente hanno dato vita a pratiche come il Qi Gong e il Tai Ji Quan
  • l’alimentazione, secondo l’idea che noi siamo quello che mangiamo
  • il controllo della sessualità, inteso nel suo equilibrio (e non come astinenza)

Le analogie nell’approccio medico sia in Grecia che in Cina non finiscono qua. Ritroviamo infatti che:

  • per entrambi la capacità del medico di saper curare gli altri era strettamente collegata alla capacità della cura di sé
  • le dinamiche dell’organismo umano venivano viste da entrambe le medicine in modo unitario, vedendo il proprio paziente come un individuo e cioè, come dice il nome, come un essere intero e “non divisibile”
  • il cibo e l’attività fisica secondo i greci potevano alterare l’attività mentale ed emozionale, mentre secondo i cinesi modificano la circolazione dei liquidi e dell’energia (diversi nel concetto ma non nella sostanza)
  • per entrambi, se la malattia era caratterizzata da un eccesso occorreva drenare, se da un deficit invece tonificare. Il drenaggio veniva fatto sia in Grecia che in Cina con l’utilizzo dello stesso strumento: le ventose, utilizzate ancora oggi nella medicina tradizionale cinese nella tecnica della coppettazione
  • la scelta degli organi da trattare dipendeva dai sintomi, letti da un sistema di corrispondenze che in Grecia era quello dei 4 umori e in Cina dei 5 movimenti

Un’altra analogia forse inaspettata e interessante è l’utilizzo della meditazione come tecnica di vita.

La parola meditazione, che è presente nei testi di Epicuro e di altri filosofi greci antichi, deriva dal latino meditatio, che è la traduzione della parola greca meléte, che significa cura, attenzione, esercizio, collegata al verbo meletào, che significa “ho cura di“, “mi occupo di“, entrambi collegati al verbo mélo che significa “ho a cuore“, “mi prendo cura di“.

Per i greci antichi quindi meditare significava prendersi cura di sé, con l’obiettivo di liberare la mente dagli automatismi, dalla schiavitù delle passioni e incamminarsi lungo una via di  saggezza tramite esercizi mentali e di respirazione di cui abbiamo testimonianze in tutto l’arco dell’antichità, da Socrate a Marco Aurelio.

Medicina e meditazione, quindi, partendo dalla stessa radice med, indicano la cura degli altri e la cura di sé, strettamente intrecciate, a Oriente come a Occidente.

Ma cos’è accaduto che ci ha portato oggi ad avere una visione medica e riguardo alla salute così diversa rispetto a quella antica?

Il nostro sistema medico attuale ha iniziato a nascere con la fine dell’antichità, nel V-VI secolo d.C, con la comparsa e l’influenza della Chiesa cattolica che ha portato una visione dualistica dell’essere umano, non più inteso come un insieme di sistemi sinergici, ma dove anima e corpo diventano invece elementi separati l’uno dall’altro. Quest’idea ha dato origine a una visione meccanicistica che ha portato a considerare il corpo come se fosse una macchina che la scienza aveva il compito di studiare, scomponendolo e analizzandolo secondo modelli matematici.

Oggi però la ricerca medico-scientifica occidentale ci sta riportando ad una visione olistica dell’essere umano, comprendendo com’è riduzionista separare i sistemi dell’organismo.

La nuove scoperte ci dicono infatti che i sistemi psichici e biologici si condizionano reciprocamente. I sistemi di regolazione del nostro organismo, il nervoso, l’endocrino, l’immunitario e la psiche, lavorano ognuno in maniera autonoma e allo stesso tempo in una integrazione reciproca al fine di garantire l’unità dell’organismo e quindi la sua stessa esistenza.

Siamo giunti dunque ad una nuova fase dove più che mai è richiesta un’integrazione, per raggiungere e poter mantenere uno stato di salute a 360°, nel corpo e nella mente. Integrazione fra i sistemi del corpo, tra la visione d’insieme e la specializzazione, tra oriente ed occidente.

Perché, come definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948, “La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità.”

 

Michela Aldeghi – ideatrice di vivoYOGA e E.Motion Artist, artista delle emozioni e dell’energia in movimento.
Studentessa e insegnante di yoga e meditazione, curiosa esploratrice e instancabile viaggiatrice.

 vivo YOGA
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Una ritrovata prospettiva del ciclo mestruale
Perché abbiamo il ciclo mestruale? Che significato gli do? Come vivo la mia ciclicità durante il mese? Che cosa le mie antenate mi hanno trasmesso riguardo le mestruazioni?

Queste ed altre domande sono alcuni degli interrogativi su cui noi tutte dovremmo riflettere ad un certo punto della nostra vita. Ci istruiscono e cresciamo, di conseguenza, con l’idea tanto angosciante quanto superficiale che il ciclo mestruale sia la nostra condanna mensile. Ma come biasimarci… La tradizione socio-culturale-religiosa degli ultimi secoli è proprio questo che ci ha comunicato, facendoci vivere le mestruazioni come una punizione ed un’impurità. I condizionamenti radicati, profondi ed inconsci sono così lontani dalla realtà che necessitano di un nuovo paradigma, che ridia valore alla figura della donna ed al Femminile in senso più ampio.

Un detto dei Nativi Americani dice: “Al menarca la donna entra nel proprio potere, con le mestruazioni pratica il suo potere, in menopausa diventa il proprio potere.”

Questa è stata una delle prime frasi che ho incontrato all’inizio del mio percorso di consapevolezza mestruale e che mi ha fatto riflettere sulla mia intima e personale relazione con le mestruazioni e la ciclicità mensile.
Beh, di intimo e personale non c’era proprio un bel nulla, se non una seccatura! Quante volte vi è capitato di pensare o dire alle amiche durante le mestruazioni: “Eh ho le mestruazioni (con tono avvilito)…” e loro rispondere: “Ah povera te…”

Così ho iniziato a nutrire dei dubbi sull’idea che il lines seta ultra ci debba far sentire libere e felici come una farfalla senza vergognarci o che le mestruazioni vadano vissute come se non esistessero o che addirittura con un comodissimo assorbente interno quando mestruo posso farmi un ultra trail nel deserto.
Da questi paradossi ho iniziato ad indagare e a scavare nel passato per capire se ci fosse un visione diversa che sapesse darmi una motivazione del perché noi donne mestruiamo (e se la Natura è l’architetto per eccellenza, dubito che sbagli a darci una cosa tanto scandalosa!)

Con mio stupore scavando e cercando ho trovato, appunto, un’altra versione della storia che a noi donne non hanno raccontato. Anzi, diciamo proprio che a tutti questa storia ce l’hanno raccontata un po’ come hanno voluto, omettendo di qua e di là.

Se andiamo indietro con la memoria, oltre questi ultimi secoli patriarcali di guerra, violenza e dominio, in cui la svalutazione del Femminile ha visto la donna assumere due ruoli o quello di Madre Vergine o quello di prostituta, scopriamo delle civiltà cosiddette Matriarcali, chiamate anche società di pace, dove al contrario di come viviamo oggi, la figura della donna era centrale.

Ma cosa c’entra questo con il nostro ciclo mestruale?
Ebbene, la donna era ritenuta sacra proprio per il potere che possedeva grazie al ciclo mestruale. Il suo sanguinare ogni mese era visto come una morte ed una rinascita simbolica. Diciamo che la donna era la rappresentazione in miniatura di un più grande mistero di Vita, Madre Terra.

Come Madre Terra che quotidianamente si riposa con il giorno e la notte ed ogni tot mesi con l’alternarsi delle stagioni si rigenera, cresce, si espande, appassisce, muore di nuovo per rinnovarsi, anche noi donne siamo in grado ogni mese di ripercorre i cicli stagionali a seconda della fase mestruale che il nostro utero, le nostre ovaie e noi con loro stiamo vivendo.

Riscoprendo questa tradizione lontana che risiede nelle nostre memorie cellulari, la nostra ciclicità assume un altro sapore, un altro odore, un’altra emozione. Il ciclo mestruale è, quindi, ciò che più ci connette alla Natura ed è il riflesso di ciò che accade in essa.

E allora se sappiamo accogliere questa magia e sappiamo vivere rispettando questa bellezza di cui siamo portatrici, il ciclo mestruale diventa un potente strumento di guarigione, di connessione con noi stesse e con i ritmi della Natura.

La nostra ciclicità ed il nostro sangue ci parlano di quello che sta accadendo dentro di noi. Sono come delle voci interiori gentili che se siamo disposte ad ascoltare ci possono aiutare a capire come stiamo mentalmente, fisicamente ed emotivamente. Il ciclo mestruale è l’indicatore della nostra salute di donne. Ci parla di cosa tratteniamo, di come ci alimentiamo attraverso il cibo e in senso più ampio con cosa ci nutriamo attraverso la nostra quotidianità, le nostre relazioni, le nostre emozioni ed i nostri pensieri. Ci parla di quello che desideriamo e di quello che, invece, vogliamo lasciare andare. Ci aiuta a coltivare la nostra creatività e la nostra bellezza di donne.

Spetta a noi ora Donne di questo nuovo millennio risvegliare una consapevolezza tanto antica. Risvegliamola, però, non solo nella nostra testa, ma anche nel nostro corpo per fare pulizia di quelle memorie, di quei retaggi e condizionamenti che adesso categoricamente non possono più far parte di noi.
Una volta trovata la nostra guarigione con il nostro femminile, non potremo che trovare l’equilibrio interno tra il nostro maschile ed il nostro femminile e questo potrà riflettersi all’esterno di noi, permettendo al maschile che ci sta a fianco di fare lo stesso con il nostro aiuto e nutrimento.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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