Articoli

Buon 2020 a tutti. Se avete seguito la nostra rubrica sulla salute vi sarete accorti che stiamo affrontando una serie di tematiche che hanno come soggetto principale il nostro corpo. Vi sarete anche accorti che tendiamo ad avere una visione olistica della persona e quindi a considerarla nei sui tre aspetti fondamentali: il corpo, la mente, lo spirito. E avrete anche notato che a me piace prendere spunto da espressioni comuni e modi di dire per spiegare processi fisiologici più o meno complessi.

Oggi, dopo il periodo natalizio e quindi il consueto carosello di pranzi cene e riunione tra parenti vorrei accogliervi con un detto più che mai famoso: “Quando c’è la salute c’è tutto!”. Vi vedo, avete annuito e sorriso perché non è la prima volta che lo sentite, soprattutto tra quelli che si stanno lasciando alle spalle il periodo scanzonato e spensierato della giovinezza. Ma sarà vero che quando c’è la salute c’è tutto?

Possiamo fare qualcosa per questa salute o siamo in balia del caso, della fortuna, della genetica, di comportamenti adeguati e chi più ne ha più ne metta?

Personalmente sono convinta che sia necessario un buon mix di tutti i componenti che ho citato sopra per avere una vita lunga e in salute ma che anche quando questi ingredienti non siano stati proprio a nostro favore sono convinta si possa scegliere di stare bene. Non ci credete? Proviamo a ragionare insieme.

Nella terminologia medica il corpo fisico viene definito Soma. La parola  σόμα (Soma) deriva dal greco e significa “corpo, aspetto”. Non a caso la parola cromosoma indica una struttura che rappresenta una caratteristica identificativa di una persona e la mappa cromosomica indica tutte le caratteristiche che fanno di quella persona un individuo unico ed irripetibile. Il corpo è la parte più solida del nostro individuo, è ciò che ci mette fisicamente in relazione con gli altri e con il mondo esterno. Ciò che caratterizza il corpo è la presenza di una serie di strutture e meccanismi, di cui siamo più o meno consapevoli, che ci permettono di svolgere tutte le nostre funzioni fondamentali.

Quando tutte le strutture del corpo sono integre (non hanno danni) e tutti i processi fisiologici del corpo funzionano correttamente abbiamo uno stato di salute ottima, stiamo bene e lo deduciamo dal fatto che il nostro soma, il nostro aspetto, è bello in tutti i suoi aspetti, dalla testa ai piedi ed inoltre il nostro umore è sereno e ci sentiamo pieni di energia e di voglia di vivere. Si dice infatti (per fare il verso ad una nota pubblicità) belli fuori puliti dentro.

Può capitare che, a causa di molteplici fattori, sul nostro corpo comincino a comparire alcuni segni che indicano che il nostro stato di salute si sta modificando. Come ad esempio alcuni segni attorno agli occhi, un aspetto diverso della cute in alcuni punti, la presenza di piccole alterazioni all’interno dell’occhio, piccole callosità ai piedi.

In questi casi forse non avvertiamo altri cambiamento importanti, per esempio nell’umore e nella nostra energia vitale, e definiamo il nostro stato di salute buono e andiamo avanti. Potrebbe poi capitare che cominciamo ad avere qualche piccolo dolore articolare o qualche disturbo a carico di un organo ma solo sporadicamente e dando colpa al tempo, alle cattive posizioni o a volte anche all’età, andiamo oltre senza fermarci a capire cosa sta succedendo.

Succede poi che un giorno uno dei nostri dolori cominci a farsi più insistente, che una delle nostre articolazioni si gonfi, che un disturbo organico si manifesti quotidianamente e magari accompagnato da febbre o dolore, spaventandoci e costringendoci a modificare il nostro modo di muoverci o comportarci. Quello è il momento in cui cominciamo ad andare dal medico iniziando un balletto di visite e controlli per verificare il nostro stato di salute. Non in tutti i casi si approda ad una diagnosi, ovvero ad individuare una patologia che causa i nostri sintomi, quello che però accade è che chiediamo che il medico ci prescriva qualcosa per far cessare quel disturbo. E questo, magia delle magie, nella maggior parte delle volte avviene. Torniamo a svolgere tutte le nostre attività in maniera spensierata e (sempre per fare il verso ad un’altra famosa pubblicità) senza perdere nessuna lezione di tennis o l’aperitivo con le amiche.

Accade poi ancora che una mattina, o un pomeriggio o una sera, il nostro dolorino o disturbo ricompare, i soliti rimedi non funzionano più e siamo costretti a fermarci per indagini più approfondite. Scopriamo che ora siamo obbligati a cambiare alcune nostre abitudini perché le ginocchia si gonfiano sempre più spesso, perché la schiena ha i dischi rovinati, perché lo stomaco non può più digerire il nostro cibo preferito e via dicendo. E allora cominciamo ad identificarci con i nostri disturbi, la nostra salute e il nostro umore dipenderanno sempre più strettamente dal comportamento dei nostri malanni (vi inviterei a riflettere sulla parola malanni che a me suggerisce così tanto mali anni, mali negli anni, anni nei mali… insomma vedete voi).

Un processo che potrebbe andare via via sempre aggravandosi e, in alcuni casi, anche a manifestare malattie molto importanti e invalidanti. Sto per caso dicendo che se trascuriamo le occhiaie possiamo arrivare ad avere un tumore? Naturalmente no, ma vi invito ad approfondire il mio ragionamento. Quando la nostra salute peggiora tiriamo in ballo tutto, fisiologia, età, familiarità, stress e via dicendo, accusando il nostro peggioramento della salute a fattori esterni, interni a noi ma che non dipendono dalla nostra volontà. Non decidiamo se invecchiare o se siamo figli di diabetici, cardiopatici, se siamo nati con alcune alterazioni fisiologiche etc. Ma possiamo verificare che non tutti i figli dei diabetici diventano diabetici, non tutte le persone della stessa età hanno gli stessi acciacchi e via dicendo.

In realtà quello che accade è che il nostro corpo (ma anche la mente e lo spirito) ci parlano, ci mandano dei segnali. A me piace pensare che il nostro corpo prima sussurri, poi cominci ad alzare la voce e poi gridi.  Quello che fatichiamo a capire è che il dolore, il gonfiore o la febbre sono dei messaggi e non la malattia stessa. Quante volte diciamo sono malato perché ho la febbre e assumiamo antipiretici come cura? Questo è un atteggiamento errato. Quante volte davanti ad un dolore prendiamo un antinfiammatorio e passato il dolore non ci curiamo più di cosa ci stava accadendo? Non imbrogliate, vi vedo che dite io no io no. Diciamocelo chiaro, a nessuno piace avere la febbre, avere male, non potersi muovere o dover rinunciare ad una fetta di pizza perché abbiamo mal di stomaco e quindi cerchiamo al più presto un modo per spegnere il sintomo. Ma spento il sintomo il corpo ce ne manda uno ancora più importante perché tutti noi abbiamo un meccanismo inconscio di autodifesa molto attivo.

Cosa sto dicendo? Che tutti noi siamo fatti per stare bene e quando il corpo si sente in pericolo, sente che qualcosa potrebbe rovinare il suo equilibrio (fisico ma anche mentale) manda un s.o.s., via via sempre più importante in modo da allontanare il pericolo.

Provo a farvi un esempio: avete prenotato una vacanza invernale in un luogo tropicale e gli amici (invidiosi) vi intimano di non tornare bianco latte come quando siete partiti. Promettete di godervi il sole il più possibile visto che sono un paio di anni che non riuscite ad andare al mare per svariati motivi. Arrivate e vi piazzate al sole, nonostante siate passati dai 5 gradi della pianura padana ai 27 della spiaggia tropicale. Vi idratate, fate il bagno e vi proteggete con una buona crema. La sera tornate in stanza vi sentite accaldati e arrossati ma niente vi impedirà di godervi la serata.

Il giorno dopo stesso copione solo che nel primo pomeriggio cominciate ad avere un pochino di prurito e qualche puntino rosso sulla pelle. Fate qualche commento sul sole che non è più quello di una volta e sul mare che forse contiene qualche sostanza che vi ha creato allergia e magari quei gamberetti che avete mangiato all’aperitivo la sera prima vi hanno creato una piccola reazione allergica, magari siete intolleranti. Per fortuna avete la vostra pomata anti allergica e via. Ve la spalmate e vi rimettete al sole.

Il terzo giorno cominciate ad essere molto arrossati e avete anche un pochino di mal di pancia con qualche scarica poco simpatica e pensate di aver preso un virus intestinale e correte subito a bloccare questo disturbo con un farmaco adatto. Ma siete ai tropici e non potete rinunciare al sole, al bagno e a quell’aperitivo dolce a bordo piscina con la musica e il ballo. Conclusione il quinto giorno avete la febbre e dovete passare il resto della vacanza in camera. Tornate e raccontate che nei paesi tropicali non ci si può fidare a bere l’acqua del rubinetto e che forse la cucina internazionale non fa per voi.

Quello che in realtà è accaduto è che non eravate pronti per una esposizione prolungata al sole, eravate stanchi e magari anche con le difese immunitarie basse. Il sole ha fatto da vivaio a batteri e virus che già avevate e la scarsa cautela nella esposizione ha innescato un meccanismo a catena che voi avete ignorato in nome della meritata vacanza e del divertimento. Ma il corpo ha vinto perché davanti alla febbre vi siete fermati. Avevate demandato la salute a rimedi farmacologici (naturalmente corretti e benvenuti) ma avete evitato di cambiare le vostre azioni e le vostre abitudini. Non avete agito in maniera attiva ed efficace a preservare la vostra salute.

Naturalmente ho esagerato ma il nostro corpo si comporta così se noi siamo irresponsabili, cioè se non vogliamo assumerci le nostre responsabilità. Se siamo

stanchi dobbiamo riposare, se abbiamo fame dobbiamo mangiare, se un alimento ci fa male dobbiamo evitarlo e se una persona è nociva per noi dobbiamo allontanarci.

Ma allora cosa significa quando c’è la salute c’è tutto? Come possiamo far avverare questa affermazione? Naturalmente ascoltandoci, essendo consapevoli di come funziona il nostro corpo e di quali sono le attenzioni che dobbiamo avere nel momento in cui ci manda qualche segnale. Facendo molta attenzione ad accogliere gli s.o.s. che ci manda in modo da non trovarci in difficoltà peggiori solo perché abbiamo ignorato i primi sintomi. Ascoltarsi significa decidere di affrontare il problema alla radice senza spegnere il sintomo. Significa divenire consapevoli della presenza di una disarmonia e agire attivamente per riequilibrare il sistema  senza demandare ad altri o altro la nostra salute. Prenderci cura di noi stessi significa capire cosa non sta funzionando e agire di conseguenza per riportare l’organismo alla salute.

Nel mese di febbraio affronteremo proprio il tema dell’infiammazione, di come evitare che un dolore muscolare o articolare organico si trasformi in una lesione cronica o addirittura irreversibile.

 

Mara Delaini – Fisioterapista e insegnante di yoga per bambini e adulti. Vive la vita alla ricerca della morbidezza e della leggerezza intesa come capacità di essere lievi anche nelle difficoltà.

maradelaini@gmail.com

Mara Delaini

Vi siete mai accorti di quante volte nella vita quotidiana ricorriamo a espressioni del tipo: “quella persona mi sta sul gozzo”, “questa situazione è un boccone troppo amaro”, “mi è caduto addosso un macigno”, “mi fai venire il latte alle ginocchia” oppure quando stiamo parlando con una persona che ci deve dire qualche cosa ma non riesce le diciamo “sputa il rospo”?

Spesso non ci rendiamo nemmeno conto di averle dette, lo facciamo in maniera istintiva. Quando accade usiamo queste espressioni per rendere esplicito, per visualizzare, una situazione o una emozione che non riusciamo ad esprime attraverso il linguaggio abituale. Forse non ce ne siamo mai resi conto ma quella espressione, che sembra solo il frutto di un sentito dire o di un modo di esprimersi proprio dei nostri antenati (genitori, nonni e via dicendo) in realtà è una espressione della nostra parte più profonda e meno conscia del nostro essere che sta cercando di far venire a galla un disagio del quale abbiamo i sintomi ma che non riusciamo a esprimere. Ci sentiamo, in quei momenti, come se fossimo a contatto con una sfera più profonda di noi che ci sta rivelando la vera natura del nostro disagio.

Vi siete mai chiesti cosa possano voler dire in realtà queste espressioni? Non esiste, naturalmente, una risposta certa ma mi piacerebbe oggi lasciarvi l’invito a fare una riflessione più profonda quando sentite o vi capita di dire certe frasi.

Partiamo da una breve considerazione. Senza scomodare nessun padre della filosofia o della medicina, che ci piaccia o no si è giunti alla conclusione, o si è tornati all’origine, definendo l’uomo come l’espressione, l’unione, la manifestazione di tre sfere di consapevolezza. La prima e la più tangibile è quella fisica, quella di cui fanno parte tutti i sistemi anatomici e fisiologici del corpo. Una più sottile, meno identificabile ma intuibile che è quella dei pensieri, delle emozioni, di quel livello psico affettivo.  Questo sistema non è completamente circoscrivibile in un sistema anatomo fisiologico ma è responsabile delle relazioni con noi stessi e con le altre persone. Infine un livello ancora più sottile, non da tutti accettato, che è quello della sfera spirituale. La sfera spirituale è quella che mette in relazione noi con L’Altro con la A maiuscola, con ciò che governa il mondo, qualsiasi sia la forma che ognuno di noi da a questo Altro. Parlare di spiritualità non significa parlare di un Dio specifico ma significa parlare della relazione che abbiamo noi nei confronti della vita stessa e del modo in cui noi la affrontiamo.

La seconda considerazione che facciamo è che l’uomo è un essere omeostatico. L’omeostasi  (dal greco μοιος+στάσις, “simile posizione”) è la tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità, sia delle proprietà chimico fisiche interne, che comportamentali, che accomuna tutti gli organismi viventi, per i quali tale meccanismo deve mantenersi nel tempo, anche al variare delle condizioni esterne, attraverso precisi meccanismi auto-regolatori. Ciò significa che noi tendiamo a mantenere un equilibrio fisico anche quando variano le condizioni esterne. Talvolta il corpo fatica ad adattarsi ad alcune condizioni esterne e quindi manifesta dei sintomi che sono appunto le malattie. Per farla breve quando stiamo bene tutti i nostri processi fisici, psico affettivi e relazionali sono in equilibrio, quando viene a mancare questo equilibrio ci ammaliamo.

Mi rendo conto che ci stiamo addentrando in un terreno molto complicato, che oltretutto non mi compete completamente, ma vorrei che teneste presente quello che vi ho appena detto per tornare al nostro punto di partenza. Immaginate di avere un problema fisico e naturalmente volete risolverlo. Cosa fate? Andate dal medico che vi osserva, fisicamente, vi ascolta e, in base agli studi fatti e  alla sua esperienza dichiara che avete una certa malattia fisica e  vi prescrive una medicina che potremo definire allopatica. Medicina Allopatica (dal greco λλος, diverso, e  πάθος, sofferenza) significa utilizzare principi farmacologici e azioni di cura contrari a quelli che hanno provocato la malattia e volti a contrastarne i sintomi. Questo concetto è alla base della medicina tradizionale occidentale, legato alla presenza di una malattia che produce dei sintomi, più o meno importanti, che vogliamo  eliminare attraverso l’assunzione di rimedi chimici o naturali per tornare appunto all’equilibrio. In questo senso anche la medicina omeopatica è considerata allopatica perché si occupa di trovare rimedi per contrastare i sintomi di una malattia o la malattia stessa. Abbiamo già accennato prima che la malattia è la perdita dell’omeostasi e quindi non dobbiamo andare a considerare solo l’aspetto fisico.

Quando ci prendiamo cura di noi stessi da tutti questi punti di vista stiamo facendo un lavoro Olistico.  Il termine olistico proviene dal greco όλος, olos, che sta per “totalità”.  La ricerca della salute è orientata alla persona e non alla malattia, alla causa e non al sintomo, al sistema e non all’organo, al riequilibrio invece che alla cura, stimolando il naturale processo di auto-guarigione del corpo. In questo processo l’auto-consapevolezza è molto importante. Quando ci si trova in una situazione di disequilibrio è necessario capire che cosa l’ha generata in modo da poter attuare tutte le strategie necessarie a tornare in equilibrio. Significa che dobbiamo affrontare la malattia dal punto di vista dei rimedi ma che assolutamente dobbiamo chiarire quali sono i fattori che hanno provocato questa trasformazione e agire a tutti i livelli ossia psico fisico spirituale. Devo chiedermi se vivo in un ambiente salutare, se i rapporti con le persone che mi circondano sono salutari, se il lavoro che faccio è quello che mi soddisfa e via dicendo. Naturalmente maggiore è il sintomo maggiore sarà il disequilibrio e per un disequilibrio di lieve entità non cambierò completamente tutte le mie abitudini.

Inoltre non sto sostenendo che non si deve più andare dal medico, che le medicine non servono o altro anzi sto dicendo che affrontare una malattia, anche un semplice raffreddore da un punto di vista olistico, mi aiuterà a riportare l’equilibrio più in fretta e a mantenerlo più a lungo. Questo perché non mi sarò limitato a prendere un rimedio sperando nell’effetto desiderato effetto ma perché mi sarò mosso in più direzioni cercando anche di cambiare quegli atteggiamenti o quelle abitudini sbagliate che avevano alterato la mia salute. Mi hanno sempre inquietato le pubblicità di certi farmaci anti influenzali che dichiarano che con la loro assunzione non dovremo rinunciare a niente. Se abbiamo preso l’influenza, forse avevamo bisogno di un po’ di riposo, forse siamo in un periodo in cui dobbiamo dedicare un po’ di cura anche al corpo o allo spirito. Abbiamo bisogno di fermarci e quindi non ci limiteremo a combattere i sintomi ma staremo a casa, ci faremo una tisana calda e riposeremo se ne abbiamo la necessità. Permettetemi di fare ancora un esempio. Immaginate di aver ricevuto una bolletta dell’energia elettrica molto elevata, il rimedio più immediato per abbassare il conto è quello di limitare al minimo indispensabile l’utilizzo degli apparecchi elettroni e delle luci. Certamente nel breve periodo potreste avere un lieve calo del saldo ma se avete necessità di utilizzarli la bolletta successiva sarà nuovamente elevata. Che fate? La soluzione migliore sarebbe sostituire nel tempo tutte le apparecchiature elettroniche e le luci con dispositivi a basso consumo energetico e utilizzarli solo se strettamente necessari preferendo quelli a energia meccanica. Come potete immaginare la bolletta è la malattia, la medicina allopatica consiglia di spegnere le luci mentre la medicina olistica consiglia di usare luci che consumino di meno e se necessario cambiare qualche abitudine per risparmiare un pò di energia. Questo implica cambiare se stessi e modificare l’ambiente in cui viviamo.

Quindi concludendo se avete ingoiato un rospo perché avete litigato con una persona cara che vi ha detto qualcosa di spiacevole e avete mal di stomaco, potete curarvi con gli antiacidi ma fino a quando non vi riconcilierete con quella persona non riuscirete a tornare in equilibrio. Sputate il rospo se volete vivere con il vostro Principe.

 

Mara Delaini – Fisioterapista e insegnante di yoga per bambini e adulti. Vive la vita alla ricerca della morbidezza e della leggerezza intesa come capacità di essere lievi anche nelle difficoltà.

maradelaini@gmail.com

Mara Delaini

Nella mia pratica osteopatica lavoro per la maggior parte con le donne. Quando una donna si presenta da me, una delle prime cose che chiedo dopo aver indagato età, professione e attività fisica, è il comportamento del ciclo mestruale. Non perché io sia fissata con l’argomento, anche se ammetto che è una delle cose che più mi appassiona, ma perché è ciò che noi donne viviamo ogni giorno.

Quello che mi capita spesso quando si presenta una donna che mi contatta per risolvere un mal di testa, un male al collo o anche dolori generalizzati è che indagando i momenti in cui il disagio si presenta si nota una correlazione con i momenti dell’ovulazione o della fase pre-mestruale o della mestruazione.

Quando poi “ci vado a mettere le mani”, indago attraverso la palpazione, la zona del bacino e gli organi del piccolo bacino notando spesso una mancanza di armonia che porta ad asimmetria e tensioni.

Ci tengo a specificare che non è fisiologico avere dolore né durante l’ovulazione né tanto meno durante le mestruazioni. Un dolore mestruale fisiologico dovrebbe durare per un massimo circa di 4 ore, dovrebbe essere sopportabile e percepito più come una sensazione di piacevole rilascio rispetto ad una sensazione di disagio acuto.

Cefalea, male insopportabile ad utero ed ovaie, mal di schiena, male al collo, nausea, vomito, vertigini… sono tutti sintomi che segnalano una situazione di disarmonia del nostro ciclo mestruale. Tralasciando per oggi l’aspetto psico-emotivo che risiede in un’ovulazione o mestruazione dolorosa, vedremo perché un’asimmetria della zona del bacino può portare ad un mal funzionamento dell’utero e, quindi, all’insorgenza di dolore durante la mestruazione o al di fuori di questo momento nell’arco del mese, ma anche come l’utero e le sue strutture di connessione, i legamenti, possano portare ad un’alterazione della meccanica del bacino stesso.

Il nostro bacino è composto da tre ossa che si articolano tra di loro per mezzo dei legamenti (per approfondire meglio l’anatomia di base, puoi leggere i due articoli scritti dalla nostra fisioterapista: “Ho la cervicale” e “Ho i nervi accavallati“). Queste tre ossa sono: il sacro e le ossa dell’anca, che nascono dalla fusione di pube davanti, ischio sotto e iliaco lateralmente e dietro. Il bacino, oltre a svolgere la funzione di dissipazione delle forze ascendenti che arrivano dagli arti inferiori e discendenti che arrivano da testa, colonna e arti superiori, ha anche la funzione di contenimento e protezione degli organi che risiedono al suo interno. Essendo aperto inferiormente, però, non può garantire un sostegno a questi organi. Questa funzione, infatti, viene svolta dal nostro famosissimo e gettonatissimo pavimento pelvico, che come un’amaca accoglie (parlando di anatomia femminile) da dietro a davanti: il retto, la parte terminale dell’intestino crasso, l’utero al centro ed anteriormente la vescica.

Abbiamo visto nell’articolo “Siamo fatti così“, come ogni struttura sia collegata, creando un continuum, grazie al tessuto connettivo che differenziandosi crea delle connessioni tra i vari apparati del nostro corpo. Nella zona del bacino queste connessioni sono così forti da permettere una connessione tra le ossa del bacino, i muscoli del pavimento pelvico e gli organi sopracitati. In che modo? Visualizzate ogni organo in un sacchettino appiccicoso, questo è il suo sacchettino di rivestimento, detta anche la fascia viscerale, che aderisce proprio all’organo. Vi è poi un altro foglietto più esterno, la fascia parietale, che oltre a rivestire l’organo sfiocca e forma delle strutture di sostegno che sono appunto i legamenti viscerali, i quali connettono l’organo stesso ad altri organi o ai muscoli contigui e lo ancorano alle strutture ossee.

Nella regione del bacino abbiamo una struttura fasciale molto forte che si chiama fascia endo-pelvica, la quale dal pube si porta indietro rivestendo prima la vescica, continua dietro avvolgendo l’utero, poi abbraccia il retto fino ad aggrapparsi al sacro e lateralmente alle ossa iliache. La cosa fantastica del poter osservare il nostro corpo attraverso l’anatomia è che rende molto intuitivo come sia impossibile ragionare a settori.

Torniamo al nostro utero, alle mestruazioni dolorose o ai sintomi che si possono manifestare nell’arco del mese. L’utero ha tre legamenti fasciali, anch’essi facenti parte della fascia endo-pelvica, che oltre ad ancorarlo, fungono da binari di movimento durante la deambulazione e gli permettono di adattarsi ai movimenti delle strutture muscolo-scheletriche. Questi tre legamenti sono:

  • i legamenti rotondi, che dal corpo dell’utero vanno davanti al pube,
  • i legamenti largi, due ali che gli permettono i movimenti di lateralità durante la camminata,
  • i legamenti sacro-uterini, che collegano la cervice uterina al sacro.

Se una o più di queste strutture risulta compromessa, anche la funzionalità uterina, cioè la sua capacità di movimento e di contrazione sia durante la mestruazione che durante ad esempio il travaglio e il parto saranno deficitarie. Una piccola parentesi: un legamento sacro-uterino teso, che non ha una buona elasticità, inficerà una dilatazione fisiologica della cervice uterina durante il travaglio e potrà essere così necessaria un’assunzione farmacologica di ossitocina sintetica per incrementare la forza contrattile non sufficientemente necessaria. Quindi, una simmetria di queste zone è fondamentale perché il lavoro fisiologico dell’organo uterino venga svolto.

Quello che può accadere è che eventi traumatici quali, ad esempio, con una banale caduta sul sedere, un frattura delle ossa degli arti inferiori o superiori, una distorsione alla caviglia, possano andare ad influenzare lo stato di tensione di queste strutture fasciali legamentose, determinando un cambiamento nella posizione della struttura (che sia l’organo o l’osso) e, quindi, nella funzione. Mi capita spessissimo ad esempio di sentire tensioni più su un lato dell’utero e dell’ovaio rispetto che dall’altro e trovare delle correlazioni con i traumi pregressi da quel lato. Come mai avviene questo? Il nostro corpo in base ai traumi fisici che subisce si riorganizza e crea delle zone di tensione che è come se trazionassero altre zone, le tirano nel vero senso della parola e, quindi, le strutture trazionate si riadattano di posizione in base alla forza che sentono. Il riadattamento di posizione è impercettibile e viene fatto senza che noi ce ne accorgiamo, ma determina poi un disequilibrio della zona, che non può più svolgere il suo lavoro in modo corretto e in senso più ampio un riadattamento posturale di tutto il nostro corpo.

L’utero e le ovaie, che sono organi posti anatomicamente al centro, sono molto suscettibili a tutto questo soprattutto per le relazioni dirette che abbiamo visto avere con le ossa del bacino. Pensate al sacro che deve stare inclinato in un determinato modo per funzionare bene, ora se io cado sopra alla sua parte finale quella caduta mi porta a farlo diventare ad esempio più verticale. I legamenti sacro-uterini, che si ancora proprio a metà del sacro, verranno trazionati dalla nuova posizione sacrale e di conseguenza trazioneranno anche la parte della zona cervicale dell’utero. Tutto questo porterà poi ad un riadattamento delle strutture sia superiori che inferiori del corpo con la possibilità di insorgenza di sintomi a distanza, come ad esempio un banalissimo male al collo, che però dipende da quella disfunzione sacro-uterina dovuta alla caduta.

Ma può avvenire anche il contrario, di solito a causa di situazioni infiammatorie croniche che portano ad un cambiamento dei tessuti. Più o meno il principio è lo stesso. Una continua infiammazione fa sì che il tessuto fasciale cambi nella sua composizione perché il sistema immunitario è in continua sollecitazione e si trova continuamente a dover riparare quella zona. E’ come se avessimo sempre una ferita aperta e le nostre cellule immunitarie si dovessero occupare di continuare a chiuderla. Allora il tessuto diventa più rigido e perde di elasticità. È così ad esempio nel caso dell’endometriosi, dove troviamo delle vere e proprie zone fibrotiche che porteranno ad un mancato movimento dell’utero. Saranno queste zone allora ad influenzare le strutture muscolo-scheletriche e, quindi, potremo avere mal di schiena o male all’anca, ma il problema originario risiederà nella zona uterina.

Quindi, donne, il mio consiglio è sempre quello di iniziare a capire quando si presenta il vostro dolore per evidenziare o meno la correlazione con il ciclo mestruale e la seconda cosa è di dedicare sempre un po’ di attenzione quotidiana al nostro ventre con dei massaggi semplici a livello dell’utero che si trova appena sopra il nostro pube (a vescica vuota). Così potete iniziare a prendere un po’ di confidenza con quell’area ed affinare la vostra percezione sentendo se ci sono zone di maggior o minor tensione.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

366 3402454
val.vavassori@gmail.com
www.valentinavavassoriosteopata.com
osteopatia-Valentina Vavassori

Questa mattina mi ha chiamato un’amica e mi ha chiesto di vedere il figlio nel pomeriggio perché da un paio di giorni ha il collo bloccato e si sente i “ nervi accavallati”. Ho sorriso, per fortuna anche quando si parla di dolori c’è spazio per trovare divertenti alcune espressioni. Se avete già letto il mio precedente scritto Ho la cervicale” (se non l’avete fatto lo trovate QUI) sapete anche che non sono una fisioterapista sadica ma che alcune espressioni, comuni tra la gente, fanno sorridere gli addetti ai lavori.

Allora facciamo un po’ di chiarezza.

Definiamo  sistema  – convenzionalmente – un insieme di organi con lo stesso tipo di tessuto che svolgono la stessa funzione. Ad esempio il sistema circolatorio, il sistema nervoso, il sistema muscolare.

Definiamo invece  apparato quell’insieme di organi che, pur svolgendo compiti simili, sono formati da tessuti diversi. Ad esempio l’apparato cardio-circolatorio, l’apparato digerente o appunto l’apparato locomotorio o muscolo scheletrico.

L’apparato locomotorio

L’appartato locomotorio o locomotore (il sistema attraverso il quale ci muoviamo) è composto da alcuni elementi essenziali: le ossa, i muscoli, i nervi.

Le ossa sono la struttura di sostegno e collegamento tra una parte anatomica e l’altra, i muscoli sono gli elastici attraverso il quale si esprime il movimento, i nervi sono il sistema di collegamento tra il motore centrale (il cervello) e gli elastici. Queste strutture sono solo “nominalmente” separate tra loro perché, come avete già potuto approfondire nell’articolo sulla fascia della nostra esperta osteopata, sono poi funzionalmente e anatomicamente strettamente collegate da un tessuto che le protegge, le nutre e le sostiene: la fascia appunto.

Per facilità di spiegazione oggi le considereremo separatamente.

Ogni struttura del corpo è, di base, definita tessuto perché composta da cellule specifiche che nascono e si sviluppano per svolgere una determinata funzione e non un’altra. Per capire meglio pensiamo proprio ai nostri abiti, a seconda della funzione che hanno viene utilizzato un determinato tessuto: c’è la lana, il cotone, la seta, i tessuti tecnici e via dicendo.

Ogni tessuto viene utilizzato per scopi ben precisi, pensate ad un costume da mare di lana o ad un tappeto del bagno di seta, bello ma certamente poco pratico e funzionale. Esatto vorrei proprio che vi concentrasse sulla funzionalità e sull’utilizzo perché è così che funziona il corpo.

Quello che sto per spiegarvi è una grande semplificazione dell’anatomia e della fisiologia umana e non me ne vogliano gli esperti se per amor di semplificazione ci sarà qualche imprecisione.

Nel nostro corpo abbiamo 206 ossa circa collegate tra loro dalle articolazioni a formare lo scheletro.  Il tessuto osseo è formato da cellule specifiche chiamate osteoni  (o osteociti) che hanno come caratteristica principale quella di attirare il calcio e gli altri elementi minerali per costituire un tessuto compatto e resistente che funga da sostegno e protezione. Esistono sostanzialmente due tipi di osso. Quello compatto, un tessuto omogeneo e uniforme che rende le nostre ossa resistenti, e poi il tessuto osseo spugnoso che invece ha le cellule disposte in una struttura ordinata ma più disomogenea che lo fa appunto assomigliate ad una spugna.

Possiamo in maniera ragionevole ipotizzare che se il nostro scheletro fosse composto da solo osso compatto avremmo sì una ossatura molto resistente ma anche molto pesante e poco facile da muovere, d’altro canto se fossimo composti da solo osso spugnoso saremmo molto leggeri e flessibili ma forse fragili e delicati. Quindi  poiché  in medio stat virtus (come dicevano i latini “la virtù migliore è l’equilibrio”) ogni nostro singolo osso non è composto esclusivamente da uno o dall’altro tipo di tessuto ma da una diversa percentuale dell’uno o dell’altro a seconda del suo ruolo. Principalmente troveremo osso compatto sulla superficie più esterna e osso spugnoso all’interno.

Non tralasciamo il fatto che l’osso spugnoso ha anche funzione ematopoietica. Questo parolone indica che una delle funzioni dell’osso è quella di ospitare cellule che hanno la funzione di generare la parte corpus colata del sangue, in particolare i globuli rossi e le piastrine. Vi sarà capitato di sentire che alcune persone necessitano di fare un prelievo o una donazione di midollo, perché hanno problemi come leucemie o simili, ecco in quel caso si sceglie un osso a maggioranza spugnoso come l’osso iliaco o lo sterno, per fare un piccolo prelievo di tessuto di osso spugnoso e analizzare questa capacità ematopoietica.

Per muoverci abbiamo poi bisogno di tiranti che, collegandosi tra un osso e l’altro possano poi permettere al corpo di muoversi. Questi tiranti sono i muscoli. Il tessuto muscolare ha come capacità fondamentale quella di essere contrattile. Cosa significa? Significa che ogni muscolo è formato da un insieme di piccoli filamenti che hanno la capacità di accorciarsi e allungarsi che, se analizzati al microscopio, assomigliano a piccoli ingranaggi che si incastrano alla perfezione quando il muscolo lavora e tornano alla loro posizione iniziale quando sono rilassati. Analizzando più profondamente la struttura del muscolo vedremo che solo la parte centrale è composta da fibre contrattili, le sue estremità infatti sono costituite da un tessuto fibroso parzialmente elastico, che non ha capacità di contrarsi, costituita dal tendine. I tendini infatti sono la parte attraverso cui i muscoli si “attaccano alle ossa” per permettere al muscolo di muovere quel segmento osseo.

A volte, per svariate ragioni, può capitare che alcune di queste fibre muscolari non tornino in posizione di rilassamento ma restino continuamente attive o contratte. Ecco il nostro nervo accavallato! In quei casi avvertiamo un dolore pungente e costante in corrispondenza delle le fibre del muscolo che non sono tornate a posto, avvertiamo la sensazione che ci sia qualcosa fuori dalla sua sede. La zona dolorante sembra gonfia o con appunto un tessuto intrecciato come, appunto se fosse accavallato. Anche toccandola sembra che ci sia una corda.

Ebbene si tratta proprio di una contrattura muscolare o comunque di un comportamento anomalo del muscolo, più spesso di una sua piccola porzione, che si è contratto durante un movimento e poi non si è più rilassato. A volte capita dopo uno sforzo intenso improvviso oppure dopo un’attività, anche non troppo intensa, ma prolungata nel tempo.  Questo è un fenomeno temporaneo e facilmente risolvibile attraverso un trattamento da un buon esperto del settore come un fisioterapista, un massaggiatore professionista e via dicendo. Attraverso un breve massaggio e alcuni esercizi di allungamento e distensione muscolare si possono ottenere buoni risultati.

In tutto questo i nervi che ruolo hanno?

I nervi sono la parte periferica del nostro sistema nervoso. Sono dei canali costituiti dalle code dei neuroni (le cellule del sistema nervoso)  che hanno la funzione importantissima di trasportare le sensazioni dalla parte esterna del corpo al cervello che li elabora e li trasforma in impulsi motori che, sempre attraverso i nervi, partono dal cervello e arrivano ai muscoli.

Facciamo un esempio per capirci. Avete davanti a voi un foglio e una penna e volete scrivere qualcosa. Gli occhi mandano al cervello l’immagine del foglio e della penna, il cervello (come un computer) elabora l’informazione e manda alla mano il comando di prendere la penna e scrivere. Tutte le informazioni passano attraverso i nervi. Immaginate il sistema di illuminazione della vostra casa: esso è costituito dalla lampadina, dall’interruttore e dai fili elettrici che collegano la lampadina all’interruttore. Quando voglio accendere la luce metto l’interruttore su on e, passando la corrente attraverso i fili,  la lampadina si accende, viceversa quando voglio spegnerla.  Avete mai guardato un filo elettrico da vicino? Esso è costituito da una parte esterna isolante che contiene dei filamenti di rame, molto sottili e delicati attraverso i quali passa la corrente. Il sistema elettrico delle nostre case è generalmente ben protetto in modo che dall’esterno non si possa danneggiare. Questo avviene anche nel corpo. I nervi sono avvolti in una guaina fasciale che li tiene ben protetti e, generalmente si trovano a contatto con le strutture più profonde del nostro corpo in modo che non possano essere facilmente danneggiabili, figuriamoci se possono accavallarsi.

Quindi la prossima volta che “avete i nervi accavallati” o sentite qualcuno che usa questa espressione provate a pensare al vostro impianto elettrico che improvvisamente si ingarbuglia dentro ai muri della vostra casa e vedrete che sorriderete anche voi.

Un abbraccio.

Mara Delaini – Fisioterapista e insegnante di yoga per bambini e adulti. Vive la vita alla ricerca della morbidezza e della leggerezza intesa come capacità di essere lievi anche nelle difficoltà.

maradelaini@gmail.com

Mara Delaini

© VivoYOGA | p.i. 03554400139 | Privacy Policy | Cookie Policy