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Negli articoli dei mesi precedenti abbiamo iniziato a capire come le mestruazioni non siano un evento limitato ai giorni del sangue, ma un periodo ciclico che si ripete di mese in mese attraverso l’alternanza di quattro fasi, di cui due dove prevale un’energia di tipo yang e altre due dove questa si trasforma in energia yin. Abbiamo visto le due fasi yin, quella pre-mestruale e mestruale e stiamo iniziando ad osservare come l’alternanza di queste quattro fasi determini in noi cambiamenti a livello fisico, psico-emotivo e mentale.

Oggi scopriamo la fase pre-ovulatoria.

La fase pre-ovulatoria

Le mestruazioni sono finite, il sangue scompare piano piano. Torniamo nel mondo esterno, con i piedi per terra. È come se ci risvegliassimo da un lungo letargo, da un lungo sonno. La nostra testa ricomincia ad essere meno annebbiata, meno tra le nuvole, torna appunto nel mondo terreno. Quando penso alla fase pre-ovulatoria mi viene subito in mente la sinfonia della primavera di Vivaldi. La grandiosità con cui questo brano inizia mi ricorda lo sbocciare della natura e la sua massima bellezza. Così per noi è la fase pre-ovulatoria, un ritorno allo sbocciare, come l’inizio della primavera, dove tutta la natura torna a risplendere dopo il periodo invernale. Siamo rinate!

A livello ormonale, ricominciamo a secernere estrogeni su stimolazione della crescita dell’ovocita stimolato a sua volta dalla produzione ipotalamica di ormone follico-stimolante, colui che fa maturare il follicolo che contiene il nostro uovo. Gli estrogeni fisicamente inducono un ammorbidimento e un’apertura della regione cervicale che si traduce in un’apertura relazionale dopo la nostra fase di ritiro mestruale. La fase pre-ovulatoria, infatti, è anche chiamata fase di socializzazione poiché la nostra energia femminile è attiva, lucida e creativa, grazie anche alla quota di testosterone che va ad attivare la parte neo-corticale del nostro cervello.

Siamo come un fiume in piena. Niente sembra poterci fermare in questa fase. Abbiamo voglia di fare, di uscire, di ridere, di giocare, di flirtare. Quindi, assecondiamo la nostra necessità di comunicare e socializzare, così come quel desiderio di indipendenza e di dinamismo che percepiamo.

Siamo focalizzate su ciò che vogliamo fare e come un treno andiamo diritte per raggiungere l’obbiettivo. Per capire questo ci è utile richiamare a livello simbolico l’archetipo della Vergine. Vergine etimologicamente significa “che basta a se stessa“, una donna indipendente ed autosufficiente, la quale mira a sviluppare i propri interessi ed i propri talenti. Ed in effetti se ponete attenzione, in questa fase potremmo definirci anche un pò egoiste, incentrate sul nostro benessere e sul nostro volere. È normale, è un altro aspetto della nostra ciclicità, forse dovuto alla compresenza di ormoni yin come gli estrogeni ed ormoni yang come il testosterone. 

Se torniamo indietro con la memoria, due sono le dee vergini della nostra mitologia greco-romana che ci possono meglio aiutare a capire quali sono gli aspetti di noi che prevalgono in questa fase. La dea della caccia e della luna, Artemide, e la dea della città e dei mestieri, Atena. In entrambe, la caratteristica principale è propria quella di una “coscienza concentrata” [Le dee dentro la donna. JS Bolen], ossia quella capacità di dirigere l’attenzione su ciò che è l’interesse principale, di lasciarsi assorbire totalmente dal focus con la possibilità di escludere qualsiasi altro fattore esterno che non sia inerente a ciò su cui è stata posta l’attenzione. Per i sette/otto giorni della fase pre-ovulatoria, la nostra energia è questa: dritta e diretta su ciò che più ci interessa, con l’attenzione rivolta alla realizzazione.

Se ci pensiamo, in effetti, a livello biologico il nostro corpo è impegnato a fare una cosa: prepara di nuovo tutto l’organismo ad una possibile futura vita. Spiegandomi meglio, in questa fase l’obiettivo è uno, ossia far maturare il follicolo che espellerà l’ovulo, il quale potrà essere fecondato o no. C’è un focus creativo di base che si riflette nel nostro comportamento esterno.

A livello socio-culturale è una fase ampiamente accettata. Siamo attive, centrate (anche fin troppo), focalizzate, ma soprattutto produttive. È facile vivere questa fase. Come dico sempre, però, ogni fase ha la sua necessità di essere. Pensate se per tutto il mese fossimo in questo mood, arriveremmo ad un collasso di tutto il nostro organismo. Ecco perché per fortuna la natura ci ha regalato la possibilità di avere due fasi di compensazione e di ricarica.

Se siamo allineate con la luna, la nostra fase pre-ovulatoria cadrà con la fase di luna crescente, ossia il momento tra la luna nuova e la luna piena. Questa fase della luna è un tempo gioioso, giocoso, pieno di stimoli, iniziative e possibilità. È il tempo per dare il via a nuovi progetti che abbiamo in cantiere o per avviare progetti che avevamo “seminato” nei mesi precedenti o per progettarne di nuovi. In questa fase, si dà il via alla creatività.

Una boom esplosivo la fase pre-ovulatoria, che va dall’ultimo giorno del sangue circa, fino al dodicesimo giorno, quando ha inizio l’ovulazione. In questa fase, quindi, il consiglio è quello di fare e dare vita a tutto ciò che ci stimola e nutre.

Sperimentarci attraverso l’ascolto di ogni fase mestruale ci permette di conoscerci un po’ meglio come Donne e come Donna. Mi permette di capire ciò che desidero realizzare nella mia vita, ciò che voglio o meno nutrire e far nascere che sia una vita od un progetto personale. Ascoltarci ci permette di capire nel profondo il nostro nucleo femminile cosa vuole richiamare, dove vuole andare e di che cosa ha bisogno per essere alimentato e sostenuto.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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val.vavassori@gmail.com
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Sangue, fluisci dal mio ventre.

Sangue di vita, Sangue di morte, Sangue Sagrado.

Sangue di memorie, Sangue di dolore, Sangue di passione.

Insegnami ad onorare il ritmo della vita.

Con te, restituisco alla terra, una parte di me.

 

Come per la maggior parte di noi donne, il mio primo contatto con il sangue mestruale è avvenuto con la scoperta del sangue di mia madre. Mi ricordo che già da piccola identificavo i giorni del sangue come giorni particolari del mese, quelli in cui accadeva qualcosa. Un po’ per quelle storpiature di nomi che si è solite fare da bambine, ma forse anche perché già insita in me una consapevolezza antica, inconscia e collettiva l’ho sempre chiamato il signor Maestro.

Ed è proprio così, il nostro sangue mestruale è un maestro di salute corporea perché ci insegna qual è il nostro colore interno che abbiamo vissuto in quel mese o che stiamo vivendo nell’anno. La sua tonalità di rosso, la sua quantità, la sua densità e la sua durata sono per noi i segnali che ci fanno capire come sta la nostra pancia, il nostro cuore, la nostra testa ed il nostro spirito.

Nella mia pratica lavorativa mi è capitato di confrontarmi con molte donne, che alla parola sangue mestruale inorridivano o non volevano affrontare l’argomento, come se fosse un qualcosa di cui vergognarsi, un qualcosa di cui liberarsi in fretta perché sporco e schifoso. Il fatto di avere ribrezzo per il proprio sangue mestruale non fa parte della nostra natura femminile, ma nasce da quei condizionamenti maturati con l’instaurarsi, circa 6000 mila anni fa, di modelli socio-politici moderni: i patriarcati. Non a caso in parallelo a questo anche l’interpretazione della spiritualità, mutata in religione monoteista, predicava una visione della donna come essere inferiore ed impuro. Ad esempio nell’ebraismo, c’è il divieto di contatto tra uomo e donna quando questa ha le mestruazioni oppure per il cristianesimo il sangue delle perpuere è ritenuto più nocivo, tanto che queste neo madri necessitano di una pratica di riconciliazione e purificazione per la ri-ammissione ai luoghi di culto. Riferimenti di questo tipo li troviamo anche nella religione dell’Islam.

Tutto questo, però, è in contrasto con ciò che c’era in precedenza. Noi, uomini e donne, non discendiamo da questa visione distorta della natura femminile.

Durante l’era matriarcale, a cui dedicheremo degli articoli a parte per capire la loro organizzazione, la fase mestruale della donna era vissuta come un altissimo momento di sacralità e di potere. È vero le donne si isolavano, si ritiravano in luoghi in cui gli uomini non erano ammessi, non per i motivi denigratori, ma perché era un momento così intimo da poter essere condiviso solo con altre donne. Donne di tutte le età si trovavano a mestruare insieme nelle cosiddette tende rosse e condividevano sensazioni ed emozioni in un’ottica di crescita femminile comune. Capitava che tutte le donne della comunità mestruassero nello stesso momento e contemporaneamente alla fase di luna nuova (non vi è mai capitato di allinearvi con il ciclo di un’amica o di una sorella?). La magia di questi momenti consisteva nel fatto che le donne più anziane potevano trasmette alle più giovani il loro cammino di vita, la loro esperienza e le più giovani potevano trovare uno spazio sacro in cui condividere i dubbi o i timori per la loro nuova avventura di donne adulte.

Il menarca era considerato come l’iniziazione della donna, l’ingresso nel suo potere femminile. Anche gli uomini avevano dei riti di passaggio  per celebrare la fine dell’età puberale e l’inizio dell’età adulta. E sapete come creavano questi riti? L’elemento principale che veniva utilizzato era proprio il sangue attraverso il sacrificio. Non c’è forse un parallelismo in questo? Con la differenza che per noi questo rito fa parte della nostra natura. Nella società matriarcale dei Cuna, un popolo dell’America Centrale, il menarca non solo segnava questa acquisizione di consapevolezza femminile, ma “l’iniziata”, ossia la ragazza che mestruava per la prima volta, era considerata la personificazione e la reincarnazione di una delle sue antenate del clan. Da qui la tradizione di onorare la fertilità delle donne non solo per la capacità di dare alla luce, ma anche per la capacità di rinascita, onorando il potere alchemico femminile di trasformare la morte in vita.

Altra cosa affascinante: in queste strutture sociali matriarcali il sangue mestruale non veniva gettato. Oggi abbiamo un’idea distorta del nostro sangue a causa dell’uso degli assorbenti interni ed esterni che trasformano anche l’odore stesso in un qualcosa di davvero orripilante. Per chi, invece, ha già optato per un metodo di raccoglimento del sangue, quale ad esempio la coppetta mestruale (che oltre a farci rendere conto che non c’è nulla di schifoso è anche un metodo ecologico) può scoprire da sola che il sangue mestruale non puzza. E non c’è niente di schifoso nel guardarlo, odorarlo o toccarlo. È sangue. Come se ci tagliassimo un dito. Cambia la zona da cui esce, la nostra amata vagina, un luogo che ancora oggi rimane tabù. Ancora abbiamo vergogna a nominare la parola mestruazione in presenza di altre persone.

Ritornando al sangue che non veniva gettato… e allora cosa ne facevano? Il sangue, oltre ad essere maestro è anche magico. Veniva riutilizzato come offerta per i rituali di ringraziamento dedicati alla Madre Terra, come tintura per dipingere, decorare utensili conferendo e celebrando quotidianamente sacralità alla vita. A scuola ci hanno insegnato che nell’arte rupestre erano riportate scene di caccia… Sapete, invece, quante scene sono state riconsiderate e si è visto che altro non sono che scene di guarigione femminile o scene di parto? Addirittura troviamo raffigurazioni di figure femminili che mestruano o ancora ritroviamo proprio il sangue come colore principale per queste incisioni rupestri.

Ed oggi, sulla magia del nostro sangue mestruale abbiamo delle conferme di questo sapere antico intuitivo dalla ricerca scientifica, visto che noi occidentali senza certezze matematiche non sappiamo vivere. Il nostro sangue mestruale contiene delle proteine uniche e da lui si può attingere per estrarre le tanto preziose cellule staminali. Quindi, ecco la sua magia e il potere che noi donne portiamo. Il nostro sangue è un sangue di procreazione, contiene in sé una sua vitalità che può essere riutilizzata. Potrebbe essere questo il motivo che spiega il perché le nostre antenate lo utilizzassero anche negli impasti del pane. Che lo sapessero già?

Ricollegarmi alla storia antica delle nostre ancestrali ha creato in me delle consapevolezze, dei gesti spontanei che nessuno mi ha insegnato, ma che erano lì, che attendevano solo di essere risvegliati. Il donare il sangue ogni mese mi è venuto spontaneo, l’osservarlo, gioire del suo colore rosso sono tutte cose che sono maturate dopo essermi riconnessa con la storia femminile dalla quale deriviamo.

Il sogno, che si apre dal mio cuore, è che sempre più questa magia venga risvegliata in altri cuori, che tutte noi possiamo riconnetterci a questa natura intuitiva che sta lì in attesa di essere accolta e sentire quanto farlo sia necessario in questo momento per la nostra guarigione personale, per la guarigione del rapporto che abbiamo con il maschile e per permettere di accogliere nuove vite che non debbano essere anche loro vittime di queste memorie di dolore che si perpetuano e si protraggono di generazione in generazione. Partiamo dalla cura e dall’accoglienza dalle memorie del nostro ventre, del nostro utero e del nostro sangue e sanare, pulire, purificare per poi espanderci con amore nel cuore.

 

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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Nella mia pratica osteopatica lavoro per la maggior parte con le donne. Quando una donna si presenta da me, una delle prime cose che chiedo dopo aver indagato età, professione e attività fisica, è il comportamento del ciclo mestruale. Non perché io sia fissata con l’argomento, anche se ammetto che è una delle cose che più mi appassiona, ma perché è ciò che noi donne viviamo ogni giorno.

Quello che mi capita spesso quando si presenta una donna che mi contatta per risolvere un mal di testa, un male al collo o anche dolori generalizzati è che indagando i momenti in cui il disagio si presenta si nota una correlazione con i momenti dell’ovulazione o della fase pre-mestruale o della mestruazione.

Quando poi “ci vado a mettere le mani”, indago attraverso la palpazione, la zona del bacino e gli organi del piccolo bacino notando spesso una mancanza di armonia che porta ad asimmetria e tensioni.

Ci tengo a specificare che non è fisiologico avere dolore né durante l’ovulazione né tanto meno durante le mestruazioni. Un dolore mestruale fisiologico dovrebbe durare per un massimo circa di 4 ore, dovrebbe essere sopportabile e percepito più come una sensazione di piacevole rilascio rispetto ad una sensazione di disagio acuto.

Cefalea, male insopportabile ad utero ed ovaie, mal di schiena, male al collo, nausea, vomito, vertigini… sono tutti sintomi che segnalano una situazione di disarmonia del nostro ciclo mestruale. Tralasciando per oggi l’aspetto psico-emotivo che risiede in un’ovulazione o mestruazione dolorosa, vedremo perché un’asimmetria della zona del bacino può portare ad un mal funzionamento dell’utero e, quindi, all’insorgenza di dolore durante la mestruazione o al di fuori di questo momento nell’arco del mese, ma anche come l’utero e le sue strutture di connessione, i legamenti, possano portare ad un’alterazione della meccanica del bacino stesso.

Il nostro bacino è composto da tre ossa che si articolano tra di loro per mezzo dei legamenti (per approfondire meglio l’anatomia di base, puoi leggere i due articoli scritti dalla nostra fisioterapista: “Ho la cervicale” e “Ho i nervi accavallati“). Queste tre ossa sono: il sacro e le ossa dell’anca, che nascono dalla fusione di pube davanti, ischio sotto e iliaco lateralmente e dietro. Il bacino, oltre a svolgere la funzione di dissipazione delle forze ascendenti che arrivano dagli arti inferiori e discendenti che arrivano da testa, colonna e arti superiori, ha anche la funzione di contenimento e protezione degli organi che risiedono al suo interno. Essendo aperto inferiormente, però, non può garantire un sostegno a questi organi. Questa funzione, infatti, viene svolta dal nostro famosissimo e gettonatissimo pavimento pelvico, che come un’amaca accoglie (parlando di anatomia femminile) da dietro a davanti: il retto, la parte terminale dell’intestino crasso, l’utero al centro ed anteriormente la vescica.

Abbiamo visto nell’articolo “Siamo fatti così“, come ogni struttura sia collegata, creando un continuum, grazie al tessuto connettivo che differenziandosi crea delle connessioni tra i vari apparati del nostro corpo. Nella zona del bacino queste connessioni sono così forti da permettere una connessione tra le ossa del bacino, i muscoli del pavimento pelvico e gli organi sopracitati. In che modo? Visualizzate ogni organo in un sacchettino appiccicoso, questo è il suo sacchettino di rivestimento, detta anche la fascia viscerale, che aderisce proprio all’organo. Vi è poi un altro foglietto più esterno, la fascia parietale, che oltre a rivestire l’organo sfiocca e forma delle strutture di sostegno che sono appunto i legamenti viscerali, i quali connettono l’organo stesso ad altri organi o ai muscoli contigui e lo ancorano alle strutture ossee.

Nella regione del bacino abbiamo una struttura fasciale molto forte che si chiama fascia endo-pelvica, la quale dal pube si porta indietro rivestendo prima la vescica, continua dietro avvolgendo l’utero, poi abbraccia il retto fino ad aggrapparsi al sacro e lateralmente alle ossa iliache. La cosa fantastica del poter osservare il nostro corpo attraverso l’anatomia è che rende molto intuitivo come sia impossibile ragionare a settori.

Torniamo al nostro utero, alle mestruazioni dolorose o ai sintomi che si possono manifestare nell’arco del mese. L’utero ha tre legamenti fasciali, anch’essi facenti parte della fascia endo-pelvica, che oltre ad ancorarlo, fungono da binari di movimento durante la deambulazione e gli permettono di adattarsi ai movimenti delle strutture muscolo-scheletriche. Questi tre legamenti sono:

  • i legamenti rotondi, che dal corpo dell’utero vanno davanti al pube,
  • i legamenti largi, due ali che gli permettono i movimenti di lateralità durante la camminata,
  • i legamenti sacro-uterini, che collegano la cervice uterina al sacro.

Se una o più di queste strutture risulta compromessa, anche la funzionalità uterina, cioè la sua capacità di movimento e di contrazione sia durante la mestruazione che durante ad esempio il travaglio e il parto saranno deficitarie. Una piccola parentesi: un legamento sacro-uterino teso, che non ha una buona elasticità, inficerà una dilatazione fisiologica della cervice uterina durante il travaglio e potrà essere così necessaria un’assunzione farmacologica di ossitocina sintetica per incrementare la forza contrattile non sufficientemente necessaria. Quindi, una simmetria di queste zone è fondamentale perché il lavoro fisiologico dell’organo uterino venga svolto.

Quello che può accadere è che eventi traumatici quali, ad esempio, con una banale caduta sul sedere, un frattura delle ossa degli arti inferiori o superiori, una distorsione alla caviglia, possano andare ad influenzare lo stato di tensione di queste strutture fasciali legamentose, determinando un cambiamento nella posizione della struttura (che sia l’organo o l’osso) e, quindi, nella funzione. Mi capita spessissimo ad esempio di sentire tensioni più su un lato dell’utero e dell’ovaio rispetto che dall’altro e trovare delle correlazioni con i traumi pregressi da quel lato. Come mai avviene questo? Il nostro corpo in base ai traumi fisici che subisce si riorganizza e crea delle zone di tensione che è come se trazionassero altre zone, le tirano nel vero senso della parola e, quindi, le strutture trazionate si riadattano di posizione in base alla forza che sentono. Il riadattamento di posizione è impercettibile e viene fatto senza che noi ce ne accorgiamo, ma determina poi un disequilibrio della zona, che non può più svolgere il suo lavoro in modo corretto e in senso più ampio un riadattamento posturale di tutto il nostro corpo.

L’utero e le ovaie, che sono organi posti anatomicamente al centro, sono molto suscettibili a tutto questo soprattutto per le relazioni dirette che abbiamo visto avere con le ossa del bacino. Pensate al sacro che deve stare inclinato in un determinato modo per funzionare bene, ora se io cado sopra alla sua parte finale quella caduta mi porta a farlo diventare ad esempio più verticale. I legamenti sacro-uterini, che si ancora proprio a metà del sacro, verranno trazionati dalla nuova posizione sacrale e di conseguenza trazioneranno anche la parte della zona cervicale dell’utero. Tutto questo porterà poi ad un riadattamento delle strutture sia superiori che inferiori del corpo con la possibilità di insorgenza di sintomi a distanza, come ad esempio un banalissimo male al collo, che però dipende da quella disfunzione sacro-uterina dovuta alla caduta.

Ma può avvenire anche il contrario, di solito a causa di situazioni infiammatorie croniche che portano ad un cambiamento dei tessuti. Più o meno il principio è lo stesso. Una continua infiammazione fa sì che il tessuto fasciale cambi nella sua composizione perché il sistema immunitario è in continua sollecitazione e si trova continuamente a dover riparare quella zona. E’ come se avessimo sempre una ferita aperta e le nostre cellule immunitarie si dovessero occupare di continuare a chiuderla. Allora il tessuto diventa più rigido e perde di elasticità. È così ad esempio nel caso dell’endometriosi, dove troviamo delle vere e proprie zone fibrotiche che porteranno ad un mancato movimento dell’utero. Saranno queste zone allora ad influenzare le strutture muscolo-scheletriche e, quindi, potremo avere mal di schiena o male all’anca, ma il problema originario risiederà nella zona uterina.

Quindi, donne, il mio consiglio è sempre quello di iniziare a capire quando si presenta il vostro dolore per evidenziare o meno la correlazione con il ciclo mestruale e la seconda cosa è di dedicare sempre un po’ di attenzione quotidiana al nostro ventre con dei massaggi semplici a livello dell’utero che si trova appena sopra il nostro pube (a vescica vuota). Così potete iniziare a prendere un po’ di confidenza con quell’area ed affinare la vostra percezione sentendo se ci sono zone di maggior o minor tensione.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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C’è un momento caratteristico del mese, un frangente a noi tutte conosciuto, al quale non viene dato un nome ed è quella piccola finestra temporale in cui attendiamo l’arrivo delle mestruazioni.

La fase pre-mestruale

Se siamo, anche solo di poco, allineate con la nostra ciclicità mensile, sappiamo riconoscere la così temuta e demonizzata: fase pre-mestruale. La particolarità della fase pre-mestruale è data da tantissimi aspetti. Primo fra tutti il fatto che è la fase più lunga di tutto il ciclo mestruale con una durata di ben undici giorni rispetto alla cugina fase pre-ovulatoria che ha una durata di circa sette/otto giorni.                                             

Abbiamo già parlato della differenza che caratterizza questi due periodi. Il primo appartiene (insieme alle mestruazioni) alla fase di ombra e il secondo (insieme all’ovulazione) alla fase di luce, cioè a due momenti in cui la direzione della nostra energia cambia dall’interno all’esterno.

Durante questa lunga fase pre-mestruale, di cui vedremo in futuro il significato simbolico che porta con sé, c’è un momento appena prima delle mestruazioni che si differenzia da tutte le restanti giornate trascorse in precedenza. Questo piccolo spicchio di luna riguarda circa i due/tre giorni antecedenti l’arrivo delle mestruazioni.

Rallentate dal progesterone che entra sempre più prepotente nel nostro corpo e sull’onda crescente del raccoglimento interiore, in quei giorni appena prima del sangue entrano in gioco anche altri due ormoni: l’adrenalina e il cortisolo. Questi sono i protagonisti del nostro asse dello stress, sistema che lavora quotidianamente attivandosi e disattivandosi e che agisce con prontezza durante gli eventi stressogeni acuti della vita a cui dobbiamo rispondere per la nostra sopravvivenza.

Il  nostro atteggiamento, quindi, cambia sia nei confronti di noi stesse che nei confronti del mondo esterno. È tutto normale, sono i nostri ormoni che parlano, non noi!

Iniziamo ad essere più irritabili e più stanche, tutto sembra difficoltoso e fastidioso (anche i vestiti) e l’unica cosa che vorremmo fare è poter stare in casa, rinchiuse nel nostro nido senza vedere nessuno e sfogare quel caos interno che avvertiamo. Alcune raccontano di essere arrabbiate, agitate, sentendo un qualcosa dentro che scalcia e si dimena, un qualcosa che non le lascia tranquille, ma che allo stesso tempo impone riposo o almeno un rallentamento dei ritmi abituali. Questa dicotomia tra la necessità assoluta di riposo e la sensazione di un qualcosa che dentro di noi non vuole stare fermo è ciò che più ci mette in difficoltà. 

Capita spesso che la fase pre-mestruale e quella mestruale non vengano sostenute dalla nostra accettazione e dall’assecondare le richieste corporee di fermo. Come conseguenza, le sensazioni che esperiamo durante questi due momenti, quali per esempio la stanchezza fisica e lo stato emotivo di chiusura nei confronti degli altri si possono protrarre durante tutto il mese oppure si possono trasformare in sintomi veri e propri durante la mestruazione successiva, favorendo così una continua attivazione dell’asse dello stress che non è più fisiologica. La continua sollecitazione dell’asse porta ad una minore capacità responsiva agli agenti esterni patogeni da parte del nostro sistema immunitario e, quindi, siamo più soggette a malattie.

Per le donne che hanno già sperimentato la magia della gravidanza e del parto, sanno che anche in quel periodo la ciclicità non le abbandona. Ad esempio, c’è una grossa similitudine tra i giorni che precedono la mestruazione e la fase prodromica del parto. Sono entrambe fasi in cui ci stiamo preparando a lasciare andare qualcosa, ad abbandonare un qualcosa di nostro, di intimo, di profondo: il sangue in un caso ed una nuova anima nell’altro. Questo lasciare andare, che corrisponde con il rilassamento delle pareti uterine, non può che essere preceduto da una fase di tensione dell’organo stesso, che si amplifica in tutto il corpo. La grossa analogia tra questi due momenti di vita di noi donne sta anche nel fatto che spesso il comportamento è molto simile nonostante si stiano vivendo situazioni apparentemente differenti. È comune, sentire donne cicliche e puerpere, che rispettivamente il giorno prima della mestruazione e del parto si siano messe ad ordinare freneticamente la casa o a pulirla. Come se entrambe si stessero preparando all’arrivo di un qualcosa, come se la loro intelligenza corporea stesse suggerendo che avverrà un cambiamento.

E provate ora a pensare a come vi sentite appena la marea mestruale arriva… Nel corpo lo avvertiamo subito. Come se un peso se ne fosse andato, finalmente possiamo lasciare andare quell’immenso sospiro che trattenevamo nei giorni antecedenti. Il nostro respiro sospeso può fluire insieme al nostro sangue.

Quindi, se i giorni prima delle mestruazioni sembrate delle pazze ossessive compulsive o vi sentite elettriche non preoccupatevi! Anzi, sappiate che nello stesso momento sicuramente anche altre donne stanno vivendo le vostre stesse sensazioni. E se riuscite a ricordavi questo o se avete amiche con cui condividere la vostra personale esperienza ciclica vi potrete sentire meno alienate e meno incomprese.

Quello che consiglio, come per ogni fase, è proprio quella di assecondarla. Lasciatevi cullare da ciò che vi accade. Accogliete questo momento di preparazione all’arrivo del sangue, soprattutto se il vostro stato emotivo in questa fase è un po’ ribelle ed incontrollato, tanto da trovare sfogo o sul partner o su chi ci sta accanto. Trovate un qualcosa che sia per voi liberatorio.  Un qualcosa senza un fine preciso, che vi faccia liberare di un po’ della frenesia che sentite in quei giorni. Oppure createvi uno spazio, un luogo, ad esempio in natura, che sia la vostra isola di riconnessione. Accompagnate il vostro corpo nella scoperta di quello che vi fa stare bene. Solo voi e lui potete saperlo e non c’è niente di più magnifico che riuscire ad essere in sintonia, danzando e fluendo con lui nell’alternarsi delle nostre stagioni mestruali.

 

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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La regolarità del ciclo mestruale è il segno manifesto della salute della donna, così come dovrebbe essere il cardine terapeutico di ogni problema ginecologico. Le maree mestruali, o anche dette acque lunari per il legame della ciclicità femminile con quella della luna, sono la manifestazione esteriore di ciò che avviene all’interno del corpo della donna.

Le maree ormonali

Quando iniziamo ad avventurarci per conoscere la nostra ciclicità, la prima cosa da sapere è che noi donne per tutto l’arco del mese a partire dal menarca (la prima mestruazione) siamo soggette all’azione e alla variazione di ormoni gonadotropi, ossia messaggeri chimici prodotti dal cervello che portano informazioni di azione alle nostre cellule delle ovaie, che a loro volta producono altri messaggeri, i quali ri-informano i centri superiori del cervello, con un sistema di feedback continuo.

Immaginate un’onda del mare che da piccina arriva al suo picco massimo per poi ritornare ad un livello minimo. Così funzionano anche i nostri ormoni a picchi di crescita e decrescita e ad ogni ormone secreto corrisponde una fase specifica del nostro ciclo ovarico.

C’è una cosa da specificare: gli ormoni non sono solo messaggeri chimici che stimolano la crescita del follicolo ovarico o che modificano la mucosa uterina. La magia del nostro corpo fa sì che ognuno di loro porti con sé uno stato psico-emotivo-comportamentale differente a seconda dell’informazione che sta trasportando. Questo risuona dentro di noi, nel nostro corpo ed in particolare nel nostro utero, determinando il suo stato tissutale che a sua volta influenza il nostro stato mentale.

Ogni mese, quindi, ci troviamo a rivivere le stesse fasi ormonali con colori e caratteristiche che variano a seconda della fase stessa e dell’ormone secreto.

Ponendo attenzione e ascolto alla nostra ciclicità mensile risulterà semplice, dopo un po’ di allenamento, riconoscere questi colori che ritornano. Impareremo a familiarizzare con loro e ad assecondarli, nonostante le resistenze esterne che potremo incontrare, perché sapremo che il rispetto per la nostra natura è una prerogativa non patteggiabile. 

Per iniziare a capire come questa comunicazione tra cervello-ovaie-utero non sia solo chimica, ma anche emozionale, si può partire iniziando a rendersi conto di come nell’arco del mese si manifesti una dualità. Una delle cose più difficoltose con cui noi donne dovremmo iniziare a fare pace è proprio l’alternanza tra la fase pre-ovulatoria ed ovulatoria, detta anche fase di luce e la fase pre-mestruale e mestruale, o fase di ombra. Dico fare pace, perché se la prima fase risulta ben accettata sia da noi che dalla società, la seconda, invece, ancora oggi viene tenuta nascosta se possibile.

Avete presente quel cliché dell’uomo che intimorito guarda la donna e le dice: “Ma sono quei giorni?”

Ebbene, basta con questi stereotipi in cui durante la fase pre-mestruale e mestruale siamo delle pazze isteriche ed è impossibile starci accanto. È vero ci trasformiamo e cambiamo nella nostra fase ombra, ma non facciamo altro che rispecchiare una necessità corporea di quel momento.

Dopo la fase mestruale, che segna l’inizio del nuovo ciclo, segue la seconda chiamata pre-ovulatoria dove la nostra energia fisica e mentale è al massimo perché corrisponde ad una secrezione di estrogeni e testosterone. È la fase del fare, dell’agire, del creare. La nostra energia fisica e mentale è a mille. Ci sentiamo leggere e rinate, giovani e fresche, aperte e disponibili, gioiose e sociali. Tutto questo grazie agli estrogeni che sono gli ormoni dell’apertura e al testosterone, che essendo un ormone secreto solo in questa fase per noi donne ed avendo una natura maschile, ci porta ad avere un comportamento di tipo yang, appunto con un’energia molto alta.  Questa fase culmina in quella ovulatoria, che rappresenta la massima espressione dell’energia creativa iniziata durante la fase follicolare o pre-ovulatoria. Questi due momenti, pre-ovulatorio e ovulatorio, caratterizzano la fase di luce del nostro ciclo mestruale, dove il nostro utero è disponibile ed è aperto verso il mondo esterno.

Terminata l’ovulazione, la secrezione ormonale cambia ed entra in gioco un ormone, il progesterone, che ci impone di rallentare e di riposare, perché in questo momento le nostre ovaie che hanno dato il tutto e per tutto nella fase creativa hanno bisogno di ricaricarsi. È la fase ombra, in cui tutta l’energia che era diretta verso l’esterno, si ritira dentro di noi. Qui abbiamo l’obbligo di rispettare questo bisogno biologico di riposo, la nostra fase yin di chiusura rigenerativa. Iniziamo a sentire che abbiamo bisogno di raccoglierci in noi stesse, che non abbiamo più voglia di stare in mezzo alla gente, anzi ricerchiamo il contatto con la natura per prendere energia da lei. La nostra testa inizia a viaggiare in altri mondi, la concentrazione cala e la nostra attenzione si sposta su altro. Se nelle due fasi precedenti tutto ci sembrava perfetto e ci andava bene, qui iniziamo a mettere in dubbio ogni aspetto di noi e della nostra vita. La fase pre-mestruale, che è la più lunga di tutte le nostre quattro fasi, termina con le mestruazioni. E ancora, con l’arrivo del sangue non abbiamo voglia di buttarci là fuori, ma abbiamo bisogno di stare sempre più dentro di noi e con noi.

Perché mai la Natura avrebbe voluto che la nostra fase di ombra, quella che noi donne riusciamo meno ad accettare, sia la più lunga?

Proviamo a prendere spunto dalla Natura stessa per capire… Pensate se vivessimo sempre d’estate, la stagione dove tutta l’energia è al massimo, tutto è al massimo del suo splendore, tutto è all’apice delle proprie forze, il fuoco è l’elemento che domina. Quali sarebbero le conseguenze se a questa non succedessero l’autunno e poi l’inverno? La terra inaridirebbe, si seccherebbe e morirebbe perché non avrebbe più il tempo di rigenerarsi e di ritrasformarsi.

Così avviene anche per noi donne in modo uguale.

È chiaro, come l’accettazione della nostra fase ombra, di ritiro, di chiusura, di raccoglimento, sia ad oggi quasi inattuabile nella quotidianità in cui viviamo o difficile da rispettare per i ritmi che la società economica ci impone.

Dobbiamo essere sempre al massimo, sempre produttive, sempre efficaci, senza fermarci, senza respirare, senza rilasciare, sempre in tensione, sospese, sulla cresta dell’onda. Già scrivendo queste frasi il mio sistema ortosimpatico si è attivato alle stelle mettendomi in uno stato di allerta, stress e ansia. Ed è proprio di questo che stiamo parlando, non possiamo pensare di vivere in una situazione di stress perenne, con un’attivazione del nostro sistema di attacco e fuga, adrenalina- cortisolo in continua sollecitazione. Questo ci porta ad ammalarci.

Il non rispetto della nostra fase ombra di recupero porta all’insorgenza di tutte quelle problematiche di squilibrio del ciclo mestruale che sfociano poi in alterazioni della nostra fisiologia femminile quali: fibromi, ovaie policistiche, endometriosi, salpingiti, infertilità, aborti spontanei, perdita del desiderio di una sessualità sana.

L’importanza di permetterci di riposare, perché è il nostro corpo che ce ne parla, per noi donne è fondamentale. Sta a noi per prime rispettare questa dualità luce/ombra sacra e fisiologica.

E mi viene da dire che sta a noi portare questa necessità di prendersi del tempo, oggi dove il tempo di fermarsi sembra non essere concesso. La nostra esperienza con il ciclo mestruale può essere d’aiuto non solo a noi donne per riconnetterci con il nostro essere, ma anche alla collettività e può far riemergere la consapevolezza che la vita dell’individuo va di pari passo con quella del ritmo della Natura.

Parliamo della nostra ciclicità e di quello che ci accade. Raccontiamolo agli uomini che ci stanno accanto. E’ normale che per loro sia difficile riuscire a capire cosa viviamo avendo una fisiologia lineare e non ciclica come la nostra. Insegniamo noi a loro cosa significa rallentare il ritmo, trovare il proprio respiro, il proprio spazio.

Il ricostruire il ritmo naturale della vita è la base per poter vivere una vita in salute, se per salute intendiamo la massima integrazione del nostro sistema mente, corpo e spirito. Il ritmo di tutte le cose prevedere l’esistenza di una dualità, che è fatto di questa alternanza di attivazione e disattivazione, tensione e rilascio, inspiro ed espiro.

 

Valentina Vavassori – Osteopata Curandera (trattamenti osteopatici adulti, donne in gravidanza, neonati e bambini). Lavoro femminile di guarigione del ciclo mestruale singolo o a gruppi.

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